Poche storie (1): Berlusconi ce le ha pesanti. Le narrazioni, dico.

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Questo post è estratto da un’orgia di appunti che ho buttato giù ispirato dal fatto che in blog e dibattiti trovo ricorrente un certo fastidio per una parola che un tempo ci pareva liberatrice e creativa e alla quale oggi si imputano colpe di ogni genere. La parola è narrazione.
In giro si coglie una certa voglia di realismo, come si capisce anche dal dibattito estivo su realtà e postmoderno, innescato dal manifesto del cosiddetto “new realism”, che Maurizio Ferraris ha firmato e che Repubblica ha pubblicato in agosto.
Voglio portare qualche argomento per spiegare che io per quella parola provo ancora simpatia. Continue reading “Poche storie (1): Berlusconi ce le ha pesanti. Le narrazioni, dico.”

Inculcano (ovvero Berlusconi e l’imbuto)

Ho ascoltato ieri le parole del Presidente del Consiglio che, cercando di salvare i brandelli della sua inspiegabile credibilità di difensore della famiglia, ha gettato nel tritacarne le adozioni per i single, le coppie gay e la scuola pubblica, che ha accusato oltre che di “non insegnare”, di voler “inculcare princìpi che sono il contrario di quelli dei genitori”.
Come sa chiunque abbia voglia di saperlo, il pregiudizio per cui la scuola pubblica prepara peggio della privata è infondato almeno quanto è resistente nella testa di qualcuno. Ma non voglio discuterlo nel merito, ché altri lo stanno facendo con più competenza e passione di quanto non possa io.
Però c’è, alla sua base, un’idea piuttosto rozza di educazione e di cultura; rozza ma suggestiva, tanto da prestarsi per argomenti pretestuosi come quello di Berlusconi. Cioè l’idea che educare significhi “inculcare” e che gli studenti siano dei contenitori passivi da “riempire”, Continue reading “Inculcano (ovvero Berlusconi e l’imbuto)”

Borghezio (o quell’altro, là, coso).

Borghezio
Forse non mi sono spiegato bene.
Io non avverso Berlusconi perché è lui. O perché è più ricco che alto. O perché ce l’ho con quelli che cominciano con la esse e la bi.
Non trovo spregevole usare il denaro per procurarsi carne minorenne solo perché lo fa lui. Quello mi faceva schifo già da prima. Semmai è il contrario: trovo ancora meno desiderabile essere rappresentato da quell’uomo perché ho orrore del suo personale modo di procurare sollievo alle sue solitudini.
Hai capito? Non mi sta sull’anima perché è Silvio Berlusconi.
Non mi dà fastidio il suo disprezzo per la cultura perché viene da lui. Il contrario: Continue reading “Borghezio (o quell’altro, là, coso).”

Amemipiace: L’Aquila chiama Italia

“…sentiamo a ripetizione ed in alternativa dal Presidente del Consiglio, dal Ministro di turno, dal Capo Dipartimento di Protezione Civile, che la responsabilità non è più la loro, che il governo ha fatto quello che doveva. Che c’è stato uno sforzo senza precedenti, che hanno ricostruito un’intera città per chi era senza casa Continue reading “Amemipiace: L’Aquila chiama Italia”

Il dibattito su Mondadori visto da un lettore


1. Di cosa si parla

mondadoriDa consumatore, da lettore, da spettatore di cinema e di televisione, come tanti altri (tanti altri che si sentono distanti dalle attuali forze di governo, intendo) mi pongo da tempo il problema se e quanto, sottovalutando l’espansione di Berlusconi nel mercato dei libri e delle immagini, si partecipi ai meccanismi che hanno permesso la penetrazione sua e dei suoi valori nella vita quotidiana degli italiani e di lì nei luoghi del potere politico. Con questa domanda in testa ho cercato di seguire il confronto fra scrittori e intellettuali seguito alla lettera del teologo Vito Mancuso su Repubblica dello scorso 21 agosto.
La questione nasce il 19, quando il vice direttore del quotidiano, Massimo Giannini, accusa Berlusconi dell’ennesima legge su misura, fatta per alleggerire la sua Mondadori da un vecchio gravoso debito col fisco. Continue reading “Il dibattito su Mondadori visto da un lettore”

Il dittatore e gli ingrati: la rivoluzione discreta delle parole

Dunque a Parigi Berlusconi, nella conferenza stampa dell’OCSE, ha buttato lì un frase su Benito Mussolini per farci sapere, detto in breve, che chi ha il potere in realtà non ce l’ha (chi non sapesse di cosa parlo può vedersi proprio qui su il video dell’intervento). Ieri sera, intorno alle 22,00, ho pubblicato su Facebook uno “status” con un breve commento, al quale hanno risposto un po’ di amici, facendo seguire un piccolo dibattito. Così ho pensato di farci un articolo per il blog, sull’uso del linguaggio in politica, con particolare riferimento alla lingua del Presidente. Poi ho trovato (stamattina presto) l’articolo di Federica Sgaggio, “La legittimazione omeopatica della dittatura”: Continue reading “Il dittatore e gli ingrati: la rivoluzione discreta delle parole”