Quanto c’entra Dylan con la letteratura (da uno a due)?

Al giudice saggio furono portati i due litiganti. Il primo disse “Dylan non è proprio letteratura, dargli il Nobel è inopportuno!”. Egli ascoltò molto attentamente e commentò: “Tu hai ragione”.
Poi ascoltò il secondo: “Dylan è il più letterario dei cantanti rock, il suo Nobel è dovuto”, e di nuovo commentò: “Tu hai ragione.”
A questo punto un osservatore esclamò: “Eccellenza, non possono avere ragione entrambi!”. Il giudice saggio ci pensò sopra un attimo e poi, serafico: “Hai ragione anche tu”.
(Citazione a memoria, forse non era proprio così)

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Il zen outside: intervista con Folco Orselli e Claudio Sanfilippo

La scorsa settimana sul palco di AlParco di Verolanuova (BS), nello splendido Parco Nocivelli, avevo ascoltato Claudio Sanfilippo. Questa domenica ero pronto per il concerto di Folco Orselli e poco prima di partire sono venuto a sapere che ci sarebbe stato anche Claudio. Il concerto è stato ancora più emozionante seguito vicino a Claudio – che di Folco è amico da sempre – ascoltandolo commentare con emozione le canzoni del collega. Il quale gli ha anche lasciato il palco per il tempo di tre canzoni, per il piacere di chi, fra il pubblico, è riuscito a cogliere il valore di quello che stava accadendo.
Trovarli entrambi mi ha dato l’occasione di poter registrare, alla fine, questa lunga chiacchierata per il blog, seduti fino ben oltre la mezzanotte con qualche birra e l’odore del sigaro di Claudio.
Complimenti a Elena Panzera per il gran lavoro che fa per portare nella bassa ogni estate una grande quantità di eventi come questi. Grazie a Serena per la registrazione e per le foto.
E grazie a Claudio e a Folco per l’enorme regalo di questo tempo passato insieme a parlare di faccende che ci stanno a cuore. Sono due tra i musicisti che, per quanto mi riguarda, hanno fatto le cose più preziose di questi ultimi anni nella canzone d’autore italiana: poter condividere questo tempo con loro è stato un grande onore. Un altro motivo di gratitudine è nel fatto che questa conversazione mi ha chiarito ancora meglio alcune delle ragioni per cui la loro Milano, orami da parecchi anni, è una delle città in cui mi sento a casa.

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Meglio fuori che male accompagnati: Folco Orselli, “Outside is my Side”

Ascoltando Folco Orselli puoi goderti il senso di disorientamento che ti prende quando attraversi quella quantità di mondi che trova spazio nei suoi pezzi, oppure puoi cominciare a pensare a come diavolo si può chiamare quello che fa, a quale altro artista possa assomigliare, a cos’altro riferirti per descrivere la sua musica. Magari perché lo vuoi raccontare agli amici, o ci vuoi scrivere un pezzo sul blog, o solo perché la sua musica è di una ricchezza che un po’ ti sopraffà, e allora le devi mettere un’etichetta e de-finirla. Ma tanto non ci riesci e allora, fanculo, torni a goderti quel senso di disorientamento. Continua a leggere “Meglio fuori che male accompagnati: Folco Orselli, “Outside is my Side””

Lo zen e l’arte dello swing (e del bluegrass, e del folk, e dello scrivere canzoni in milanese)

Ilzendelswing di Claudio Sanfilippo è un album che viene da lontano, e lo fa passando per tante strade diverse. Tutte, suppergiù, attraversano Milano.
homesanfiPer cominciare, bisogna dire che Sanfilippo – chitarrista a proprio agio con la canzone americana e con la musica brasiliana – scrive canzoni e incide da tanto tempo e ha avuto modo di farsi rispettare anche sul palco del Premio Tenco. Una sua canzone sul calcio, che diventò inno delle dirette dei mondiali del Brasile con la voce di Mina, gli fruttò un momento di popolarità un po’ più ampia e, si suppone, quel po’ di respiro che ti permette di pensare alla tua musica e all’abum successivo senza grandi preoccupazioni per l’affitto. Perché si diceva di Milano, appunto, e fra i numi che ispirano la sua penna c’è Gianni Brera di San Zenone Po, cantore dell’epica del fùtbol e ideologo del catenaccio. Continua a leggere “Lo zen e l’arte dello swing (e del bluegrass, e del folk, e dello scrivere canzoni in milanese)”

Una delle ragioni per cui ci mancherà “Ghiaccio Bollente”

La decisione incomprensibile del cosiddetto servizio pubblico di cancellare dal palinsesto di Rai5 il programma di Carlo Massarini lascia un vuoto che rimbomba. Le ragioni di rimpiangere quello spazio di informazione musicale sono ancora più convinte dopo un episodio recente: il passaggio sanremese di Ezio Bosso.

Bosso è un musicista interessante e dall’attività poliedrica, anche se dalla discografia esigua: a molti sarà capitato di ascoltare la sua musica senza sapere che si trattasse di lui. Dopo che Carlo Conti l’ha portato sul palco dell’Ariston parecchie persone ricorderanno certamente il suo nome (e ricorderanno la carezza del presentatore e la lacrima della violinista in primo piano, insomma). Peccato che nei giorni successivi, digitando in Google “Ezio Bosso Sanremo” quasi tutti i contenuti che si reperivano parlassero del “pianista che commuove l’Ariston”, di “fragilità che vince sulle difficoltà” e così via. Tutto, basta che non si parli di musica.

Qualche settimana prima, proprio nella puntata dei saluti (definitivi, pare al momento, nonostante una petizione che ha raccolto decine di migliaia di firme), Carlo Massarini aveva intervistato il pianista compositore a “Ghiaccio Bollente”. Continua a leggere “Una delle ragioni per cui ci mancherà “Ghiaccio Bollente””

I Fireplaces: concerto e cd

Prologo: una storia che non ci credeva nemmeno lui.

Devo prenderla un po’ alla lontana, e chiedo scusa a chi conosce già la storia. La notte fra il 31 maggio e l’1 giugno del 2013 tornavo da Padova dopo il concerto di Bruce Springsteen. Era stata una serata fortunata, perché delle date del tour avevo scelto quella per ragioni di lavoro e di scuola (al concerto ci andai con la famiglia) senza immaginare che mi sarei portato a casa il ricordo della notte in cui la E Street Band ha suonato tutto “Born to Run”.
Non solo: fu la sera di quel tipo che si sbracciava sotto il palco perché voleva suonare il washboard con Bruce e che vinse la scommessa. Fecero Pay Me My Money Down, sullo stesso palco, senza aver mai provato insieme, Bruce e il tipo col washboard. Ma il primo è noto per il suo fiuto soprannaturale nello scegliere le persone di cui fidarsi; e il secondo si capì dai primi colpi di cucchiaio sulla tavola che è un musicista di razza. La canzone fu un trionfo di cui si parla ancora.

Andrea Scarso e Bruce Springsteen
L’assolo strepitoso di Caterino

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D’amore, di morte e di rock and roll

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Nel 1980 Jim Carroll pubblicò Catholic Boy, il primo album con la band che portava il suo nome.
Era uscito poco tempo prima Basketball Diaries, un libro sostanzialmente autobiografico – raccontava tre anni a cavallo fra il 1963 e il 1966 – del quale si sarebbe parlato di nuovo a metà degli anni Novanta per via della riduzione cinematografica con Leonardo Di Caprio, dove la faccia pulita dell’attore californiano provava a restituire l’adolescenza di Carroll – di famiglia irlandese e cattolica – ai tempi del basket e l’innocenza spazzata via per le strade di N.Y. da LSD, eroina e prostituzione. Continua a leggere “D’amore, di morte e di rock and roll”

Il jazz a L’Aquila. Elogio della quantità

jazz4aqQualche giorno prima un amico aveva commentato su Facebook il logo di “Il jazz italiano per L’Aquila” più o meno in questo modo: “Perché la preposizione per?”.
Credo che in quel per – che rimanda a una lunga tradizione di musica benefica da “USA for Africa” in poi – il mio amico vedesse la persistenza di una pericolosa “storia unica”. La storia unica di una città distrutta “per” la quale fare qualcosa.
Che è una storia vera: L’Aquila è davvero una città provata gravemente, affaticata e con problemi importanti. Ma quella storia, da sola, non racconta tutta L’Aquila.

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De Gregori, Ligabue e il mistero del Do minore

[L’articolo “Tutto questo Alice non lo sa (ha fatto notte al Bar Mario)” è sul mio Medium.com]
Alice è una canzone che sa più di Leonard Cohen che di Dylan, al quale pure De Gregori assomiglia sempre di più da un disco all’altro e da un concerto all’altro, e che cita di continuo come suo unico maestro e ispiratore. Di Cohen il primo De Gregori ha calpestato le orme, anche nel suo modo di affrancarsi dalle gabbie formali del folk americano, e questa canzone del 1973 — da Alice non lo sa, il suo vero album d’esordio dopo quello in coppia con Venditti — ne è un esempio piuttosto efficace. Continua a leggere “De Gregori, Ligabue e il mistero del Do minore”

“Bruce” su macchiatoinchiostro.it

bruceUna mia recensione di “Bruce” apre la nuova rubrica di macchiatoinchiostro.it dedicata alle biografie:

“La felice scelta narrativa di Peter Ames Carlin — scrittore e giornalista di People, ora biografo di Bruce Springsteen — consiste nel far cominciare la storia in un pomeriggio del 1927 a Freehold, New Jersey. Bruce sarebbe nato parecchi anni dopo, ma quel che accadde quel giorno aprì nella storia degli Springsteen una ferita che avrebbe sanguinato a lungo (di che si tratta lo scoprirete leggendo il libro) segnando il contesto in cui il piccolo Bruce sarebbe cresciuto all’alba degli anni Cinquanta.
Così la biografia diventa la storia della lotta dei discendenti maschi contro i fantasmi di quella tragedia.
Per il Boss diventare un musicista è stato parte di quella lotta: e quando hai provato ad addentrarti in quella storia, può capitarti di sentire il grido del protagonista di Born to Run più necessario di quanto l’abbia mai sentito prima, o il saluto al padre in Independence Day più accorato di quanto non ricordassi.” [leggi il post completo su macchiatoinchiostro.it]