È il periodo in cui da una parte vorrei usare i social network per fare gli auguri a più gente possibile, e nello stesso tempo preferirei staccare la connessione e tanti saluti.
È pieno di gente che non perde l’occasione di spiegarti come dovrebbe o non dovrebbe essere il “vero” Natale, e magari pretende di dirti come dovrebbe essere il tuo. “Il mio Natale è rigorosamente laico”, “il mio è rigorosamente cheap“, “se non sei credente non dovresti festeggiare”, “se sei credente dovresti festeggiare in un altro modo”. C’è sempre qualcuno che mette il becco nel tuo piacere, e non sempre è qualche genere di istituzione religiosa.

Ragazzi, cheppalle. Lo dico con tutta la simpatia, ma cheppalle.

Io festeggio. La sera del 24 mangio, bevo, ascolto tanta musica e faccio tardi riguardando vecchi film con la mia famiglia. Faccio l’albero e appendo un po’ di cose in giro. E stacco dal lavoro per un po’. Comunque lo vogliate prendere, il fatto che nel momento dell’anno in cui le notti sono più buie, fredde e lunghe, ci si stringa fra le persone e ci si dedichi un pensiero reciproco e rivolto al futuro, continua a sembrarmi un atto di fiducia necessario. Ci si fa compagnia aspettando qualche genere di nascita o rinascita. Quella di un bambino nella mangiatoia, quella del sole che ritorna, quella di legami che si riconnettono dopo un anno in cui si è presi da tutto il resto o si è lontani fisicamente. Quello che vi pare, insomma. Fate voi. Credenti, atei, incerti e indifferenti. Perché una volta all’anno c’è sempre un buon motivo per stringersi e aspettare che qualcosa rinasca: si chiama rito, ed è una attività che gli esseri umani fanno da sempre perché è necessaria. Serve per scandire il tempo, serve per connettersi fra esseri umani e per renderci testimoni gli uni delle esistenze degli altri.
Senza rituali siamo soli, e senza un rituale che scandisca il tempo la vita è un flusso di cose che non cambiano mai. Ancora di più adesso che le stagioni, è noto, non ci sono più e nessuno di noi ha cognizione del fatto che questo è il periodo dell’anno in cui sotto la neve crescono le spighe — perché i più di noi una spiga non l’hanno mai vista.

Dice: ma il Natale è una festa autoritaria, l’hanno inventata per sopprimere la festa pagana del Sol Invictus, che cadeva il 25 dicembre ed era la festa della vita e della rinascita, mica di Gesù Bambino e di Babbo Natale. E allora? Non è mica scontato che debba vincere la festa imposta. Prendete la vostra irrefrenabile voglia di vita e di rinascita e invadete le feste comandate. Brindate, mangiate, ballate tutta la notte. Festeggiate, qualunque cosa ma festeggiate.

Ci siamo persi i riti di passaggio.
Dice: Le persone non vogliono diventare adulte; dice, ancora: i ragazzi sono dipendenti dai genitori e non se ne vanno da casa. E grazie al cavolo. Abbiamo sostituito i riti di passaggio con la burocrazia. Come se mettere una firma davanti a un funzionario potesse segnare un passaggio. Un passaggio è fare qualcosa che ti ricordi, è fare festa fino al giorno dopo.
Ti sei laureato? Invita gli amici e stappa la bottiglia migliore. Ti sposi? Fai una festa grande. Vai a convivere? Falla ancora più grande. Ti separi? Chiama un sacco di persone e fai festa fino al giorno dopo. Avete presente quelli che si separano ma non si separano mai? È perché non fanno una festa, non hanno un rito di passaggio per dire: da questo momento, e con la testimonianza di tutti quelli che ci vogliono bene, il nostro status è cambiato per davvero.

Ragazzi, è passato un altro anno. Si è compiuto un ciclo, anche se non lo sappiamo perché non abbiamo mai visto una spiga. E un anno – dodici mesi, trecentosessantacinque giorni – è pressappoco una distanza che riusciamo a vedere chiaramente, sulla quale possiamo fare pensieri e progetti.
Possiamo perderci tutto, persino la mezza stagione, ma non possiamo perderci i nostri rituali e il tempo che da quelli prende forma.
Fate festa. Festeggiate quello che vi pare, ma festeggiate. Suonate e cantate, se siete capaci, ballate fino a svenire. Se non sapete ballare, bevete fino a che ce la fate. Se siete astemi, esistono altri modi degni di godersi il tempo insieme – e non devo certo ricordarveli io.
Facciamo che a mezzanotte qualcuno aspetti un panzone vestito di rosso che scende dal camino, qualcun altro un bambino che nasce e qualcun altro ancora aspetti qualcosa di nuovo che gli cambi la vita. Ma facciamo che ciascuno abbia un tempo scandito dalle attese e dai desideri. Tanti auguri a tutti.

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