Laura Benedetti: intervista sul “Paese di carta”

La copertina dell'e-book
La copertina dell’e-book

Del romanzo parlai sul blog qualche mese fa. Dopo aver letto il libro ho voluto anche riparlarne con l’autrice.
Laura Benedetti è aquilana e insegna letteratura Italiana alla Georgetown University, a Washington. È autrice di diversi saggi: “Un paese di carta” è la sua prima opera di narrativa.

Massimo Giuliani: Laura, scegli tu come riassumere in poche parole la storia, in modo da farci capire di che si tratta ma anche di non svelare troppo a chi la leggerà.

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La violenza e il vocabolario

Di uno dei miei maestri che non ci sono più ricordo quella capacità di cogliere la verità delle cose smontandole e riducendole a un interrogativo tanto disarmante quanto ineludibile. Lo ricordo come un modo di onorare la premessa della complessità portando le questioni non lontano anni luce da noi, ma facendole planare sul tavolo, nude, in modo che ci interrogassero, e che lo facessero in maniera tale da esigere una risposta in prima persona.
Si discuteva un giorno, in un gruppo di formazione, della morte di una ragazzina – per la precisione, di uno dei più terribili delitti contro una donna che io ricordi. Continua a leggere “La violenza e il vocabolario”

Cinque (più una) bancarelle di e-book su Tarantula! (In collaborazione con Streetlib.com)

Sta succedendo una cosa importante che fa saltare sulla sedia quanti hanno a cuore i libri e in particolare l’editoria digitale (che, ricordo, non significa soltanto e-book ma anche tutte quelle possibilità che si aprono con la stampa digitale: ne parleremo).

Grazie a Streetlib.com, partner di Durango Edizioni (e di altre imprese digitali che mi coinvolgono) per la distribuzione nelle librerie online, Tarantula diventa anche un punto vendita di e-book. Continua a leggere “Cinque (più una) bancarelle di e-book su Tarantula! (In collaborazione con Streetlib.com)”

“È nuovo, dunque è buono” (ti piace vincere facile, eh?)

Non è che non mi accorga che da una delle due parti è pieno di gente che intossica la discussione con argomenti infami e che preferisce al confronto l’attacco ad personam. Mi è evidente eccome. Però nemmeno dall’altra parte mi aiutano a nutrire la speranza che fra tanti anni non ricorderò questa campagna referendaria come la più tossica alla quale abbia assistito.
Trovo insopportabili e, se usati deliberamente, poco corretti alcuni degli argomenti che vanno per la maggiore in queste settimane. Anch’io preferisco le buone maniere alla bava alla bocca di tanti che hanno in antipatia il governo e gli autori della riforma: ma, per fare un  esempio, chiedere all’avversario di rispondere del fatto che dalla sua parte voteranno un sacco di persone deplorevoli – mettendo nella categoria neofascisti, grillini, Berlusconi e non so chi altro – non è molto ragionevole. Per la precisione, è un modo di procedere che chi si occupa di retorica chiama falso dilemma. Continua a leggere ““È nuovo, dunque è buono” (ti piace vincere facile, eh?)”

Quanto c’entra Dylan con la letteratura (da uno a due)?

Al giudice saggio furono portati i due litiganti. Il primo disse “Dylan non è proprio letteratura, dargli il Nobel è inopportuno!”. Egli ascoltò molto attentamente e commentò: “Tu hai ragione”.
Poi ascoltò il secondo: “Dylan è il più letterario dei cantanti rock, il suo Nobel è dovuto”, e di nuovo commentò: “Tu hai ragione.”
A questo punto un osservatore esclamò: “Eccellenza, non possono avere ragione entrambi!”. Il giudice saggio ci pensò sopra un attimo e poi, serafico: “Hai ragione anche tu”.
(Citazione a memoria, forse non era proprio così)

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Tutti abitanti di un paese di carta

Per cominciare dichiaro la mia totale inadeguatezza a scrivere una vera recensione di questo libro: troppe sono le cose passate e presenti (molte delle presenti sono in quelle pagine) che mi legano all’autrice e in vari modi alla storia che racconta. unpaeseNon è casuale, per esempio, che soltanto oggi riesca a raccontarvi del libro, dopo averlo smarrito e ritrovato, e poi smarrito ancora e ritrovato un’altra volta, nei miei spostamenti fra una città e un’altra. E non solo per deformazione professionale tendo a pensare che le vicissitudini del volume che ho avuto fra le mani per la prima volta poco più di un anno fa c’entrino con quello che lega me ad alcuni dei personaggi della storia, tesi fra due luoghi e fra appartenenze molteplici. Continua a leggere “Tutti abitanti di un paese di carta”