Le non-recensioni del ragno: “La dissoluzione familiare” di Enrico Macioci

La mia prima copia della "Dissoluzione", che non ho più. La foto è leggermente mossa perché ho dedicato alla lettura del libro prevalentemente le ore degli spostamenti ferroviari.
La mia prima copia della “Dissoluzione”, che non ho più. La foto è leggermente mossa perché ho dedicato alla lettura del libro prevalentemente le ore degli spostamenti ferroviari.

Aspettavo di terminare la lettura di “La dissoluzione familiare” per farvi sapere, ma questo è un libro di cui tante cose si possono dire, tranne “L’ho finito”. Una prima ragione è valida in generale e in modo speciale per una specifica categoria di lettori, come ha spiegato qua Alessandro Chiappanuvoli: se già di suo non è una lettura semplice, lo è meno ancora per un lettore che abbia un legame con L’Aquila (che cosa c’entri adesso L’Aquila ve lo dico fra un po’, ma se siete lettori non occasionali di questo blog avete già capito). Non solo ti può richiedere un po’ di tempo, e certe volte lo leggi come se ti facessi largo a bracciate nella sua straordinaria densità, ma anche quando l’hai finito hai bisogno di un po’ di tempo ancora per lasciarlo al suo destino.

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Intra moenia

rebibbia01Quando esci da lì, il mondo è quadrato e regolare.
Guardi verso destra, guardi verso sinistra e non riesci a vedere la fine del viale alberato, dritto e ordinato. Sei spuntato fuori da quel muro lungo quanto il viale, perfettamente grigio e squadrato, le cui linee sono interrotte solo dalla torre di vedetta blu. Ce n’è una anche là in fondo e una dalla parte opposta, che ti fanno intuire la fine del viale Continua a leggere “Intra moenia”

Mattoni di parole [1]: Enrico Macioci

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M.G.: Ciao, Enrico. Dicci qualcosa di te. Chi sei, da quando scrivi e cosa hai fatto prima…

Enrico Macioci: Ho 35 anni e vivo all’Aquila, dove sono nato. Faccio l’insegnante d’italiano e storia e scrivo. Ho sempre scritto sin da piccolo, sia poesia che prosa. Prima di Terremoto avevo avuto pubblicazioni di racconti e poesie su svariate riviste, sia on line che cartacee.
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Scrivere dopo il terremoto: riascolta “A 24” di Radio Popolare Roma

La scorsa settimana vi avevo annunciato che domenica 12 dicembre sarei stato ospite di “A 24”, il programma di Radio Popolare Roma trasmesso da Casematte. Perché si scrive, dopo il terremoto, e per chi. C’eravamo io, lo scrittore Enrico Macioci e il blogger aquilano Federico D’Orazio. Tutte le puntate in podcast si trovano sul sito di Radio Popolare Roma, su quello del comitato 3e32 e su 6aprile.it. Grazie a Maria Luisa Serripierro e a Nello Avellani. Continua a leggere “Scrivere dopo il terremoto: riascolta “A 24” di Radio Popolare Roma”

Amemipiace: Zidane, stampa, terremoto

Con la sua consueta inaffidabile cadenza irregolare, torna la rubrichina sulle segnalazioni di post altrui.
A volte sono cose che mi sembrano da conoscere e da non dimenticare, e così le replico sul mio blogghino. Altre volte si tratta di cose che avrei voluto scrivere io, e così ho trovato questo mezzuccio bieco per farle un po’ mie. Rubo per invidia, insomma. Dunque: Continua a leggere “Amemipiace: Zidane, stampa, terremoto”

Il soccorritore

“Il soccorritore vide il vecchio superata l’ultima curva di Viale Duca degli Abruzzi, prima del ponte. Subito affrettò il passo, d’intesa col cuore che accelerava. Ogni volta che s’imbatteva in un sopravvissuto l’invadeva una gioia speciale, ogni volta daccapo, benché ne avessero trovati tanti. Non riusciva ad abituarsi a questa gioia così speciale. Il soccorritore non si riteneva affatto un uomo particolarmente buono o particolarmente generoso. Era il lavoro che faceva a renderlo sensibile alle gioie speciali. Anche se, forse, sarebbe stato disposto ad ammettere che nessuno fa un certo tipo di lavoro per caso.”
(Enrico Macioci, “I racconti del terremoto”)