Che cos’è che sa chi sa e che cos’è che sa chi non sa (ma anche che cos’è che non sa chi sa e che non sa chi non sa)

Un paio di fatti a cavallo dell’inizio del 2017 hanno rinvigorito il dibattito sulla pretesa che qualunque punto di vista inesperto e improvvisato possa irrompere nelle discussioni “esperte” con la stessa dignità di chi è competente e titolare di un sapere consolidato.
C’è qualcosa che mi riguarda in tutta la questione, e vorrei provare a dirla. Premettendo un’avvertenza: qui si parlerà (per forza di cose sommariamente, senza essere troppo pedanti) di teorie della conoscenza e di qualche autore in particolare (entrato, suo malgrado, nel dibattito). La premessa è che quel che dirò avrà un valore piuttosto personale, dal momento che ciò che posso dire parte dall’uso che io ho fatto di quelle idee e da quello che esse hanno, nell’arco di venti e passa anni, suggerito a me.
La questione è piuttosto complicata, ma confido che la scansione che ho dato a questo scritto aiuti a mettere le cose in ordine. Parto, dunque.

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“È nuovo, dunque è buono” (ti piace vincere facile, eh?)

Non è che non mi accorga che da una delle due parti è pieno di gente che intossica la discussione con argomenti infami e che preferisce al confronto l’attacco ad personam. Mi è evidente eccome. Però nemmeno dall’altra parte mi aiutano a nutrire la speranza che fra tanti anni non ricorderò questa campagna referendaria come la più tossica alla quale abbia assistito.
Trovo insopportabili e, se usati deliberamente, poco corretti alcuni degli argomenti che vanno per la maggiore in queste settimane. Anch’io preferisco le buone maniere alla bava alla bocca di tanti che hanno in antipatia il governo e gli autori della riforma: ma, per fare un  esempio, chiedere all’avversario di rispondere del fatto che dalla sua parte voteranno un sacco di persone deplorevoli – mettendo nella categoria neofascisti, grillini, Berlusconi e non so chi altro – non è molto ragionevole. Per la precisione, è un modo di procedere che chi si occupa di retorica chiama falso dilemma. Continue reading ““È nuovo, dunque è buono” (ti piace vincere facile, eh?)”

Due milioni contro Godzilla

Adesso, dopo aver giustamente sghignazzato sulla faccenda dei due milioni di partecipanti, un pensiero un po’ più meditato ci sta (magari senza dimenticare che chi buttò là i numeri più inverosimili sul Circo Massimo fu la CGIL qualche anno fa: il fatto è che adesso, mentre stai ancora dicendo “siamo due milion…”, arriva l’articolo online che calcola base per altezza, sottrae la superficie del palco, moltiplica per quattro persone a metro quadrato e ti fa fare la figura del fesso in tempo reale).
Perché la bufala dei due milioni non è una questione a margine, e non è una scemenza pronunciata da un personaggio trascurabile e colta al volo da un giornalista malizioso. È stata il primo e il più rilevante messaggio che quella piazza, per bocca dei suoi organizzatori più autorevoli, ha voluto mandare: “Siamo tanti, anzi tantissimi”.

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La Marzano, Tata Lucia e le “terribili semplificazioni” (prima parte)

Torno da alcuni giorni di discussioni on line a proposito della proposta di legge di cui è prima firmataria Michela Marzano, cui seguono Mara Carfagna, Stefania Prestigiacomo, Paola Binetti, Pippo Civati e molti altri, per l'”introduzione dell’articolo 580-bis del codice penale, concernente il reato di istigazione a pratiche alimentari idonee a provocare l’anoressia, la bulimia o altri disturbi del comportamento alimentare”. Scopo della proposta, come spiegato nella premessa, è “contrastare in maniera efficace la diffusione esponenziale dei siti «pro-ana» e «pro-mia» che, attraverso blog e chat, incitano e diffondono comportamenti anoressici e bulimici esaltando l’anoressia e la bulimia come modalità di vita” (il corsivo ce l’ho messo io). Dunque la convinzione che ispira il provvedimento proposto è che determinati siti web “diffondano comportamenti anoressici e bulimici”: che si possa diventare anoressici/che o bulimici/che, insomma, per effetto della diffusione di comportamenti attraverso siti web.
Adesso, facciamo che questa premessa sia sensata. Facciamo che non sia una “terribile semplificazione” e che veramente, i “comportamenti anoressici” siano diffondibili via web. Mettiamoci cioè dalla parte di chi fa la proposta: noi vogliamo combattere i siti pro-ana perché sono pericolosi. Essi diffondono e “promuovono” comportamenti autolesionistici. Continue reading “La Marzano, Tata Lucia e le “terribili semplificazioni” (prima parte)”

Beppe Grillo: come ha perso e perché vince

Adesso, seriamente, davvero qualcuno di voi pensa che il 21% del Movimento 5 Stelle sia un tracollo e segni un arretramento o addirittura l’inizio del tramonto politico di Grillo? Dai, per favore. È più di un voto su cinque, per una realtà politica quanto meno eccentrica. È un’enormità. Per quanto consistente, il calo alle europee fa parte del fisiologico assestamento, normale per un fenomeno appena esploso.
Dice: ma il 21 è molto meno delle percentuali che Grillo e i grillino auspicavano alla vigilia. E certo: prima delle elezioni tutti si gioca a fare i tromboni e a millantare cifre più vicine possibile al 100%. Non vi ha insegnato niente Berlusconi? Continue reading “Beppe Grillo: come ha perso e perché vince”

La difficile eredità di Ivan Illich

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Io e il libro (io sono quello dietro)

Ho cercato questo libro di Franco La Cecla su Illich perché avevo bisogno di sapere qualcosa in più di un autore che avevo letto al liceo e sul quale, per varie ragioni, sono tornato di recente. Di La Cecla (che è architetto e antropologo) avevo letto “Perdersi”, che è un libro importante per capire qualcosa del nostro rapporto con le città e con i luoghi, e l’ho ritrovato qui alle prese con l’amico e maestro Ivan Illich.
L’ho letto in breve tempo e ci ho trovato ben più di quello che cercavo. Perché senza nascondersi dietro il dito dell’oggettività e del distacco, l’autore scrive un libro che parla soprattutto di lui: che in quanto osservatore ha una storia e un punto di vista, dal quale raccontare un uomo che in quanto autore ha anche lui una storia e dunque ci consegna idee che non nascono nel vuoto, ma trovano ragione e fondamento dentro quella biografia. “Ogni cosa detta è detta da qualcuno”: e qualcuno è Ivan Illich, come qualcuno è l’allievo e amico fraterno che con lui ha condiviso, mangiato, viaggiato, discusso, pensato, litigato.
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Chi serve in tavola? (Il genere, la violenza e le teorie / 2)

dadostar[Qui c’è la prima parte]

Per quanto anch’io abbia trovato a volte avventate e semplicistiche certe affermazioni di Laura Boldrini (ai tempi in cui il suo bersaglio era la cosiddetta “anarchia in Internet”, ad esempio), mi ha sorpreso la violenza della reazione, immediata come un riflesso condizionato, al suo breve accenno alla questione dell’immagine della donna nella pubblicità: che sia la moglie che serve in tavola mentre il marito aspetta o che sia la donna che rende sexy uno yogurt, un viaggio, un computer. Non c’è niente di così rivoluzionario, a ben vedere, in quel che ha detto. Piuttosto – diciamo – una di quelle cose che sappiamo ma che ogni tanto è bene che qualcuno ci ricordi. Continue reading “Chi serve in tavola? (Il genere, la violenza e le teorie / 2)”

Il mito della coerenza e il diritto di dire una str**zata

Per chiamare le cose col loro nome, l’intervista che Francesco De Gregori ha rilasciato giovedì ad Aldo Cazzullo del Corriere contiene alcune ovvietà (che il PD è un partito litigioso e che non è più in grado di rappresentare nessuno, per esempio), alcune prese di posizione non precisamente originali (dal prossimo giro non voterà più) e qualche dichiarazione dalla logica pericolante Continue reading “Il mito della coerenza e il diritto di dire una str**zata”

Ma guardate che lui l’aveva detto. L’aveva dettooooo!

Beppe Grillo attraversa a nuoto lo stretto di Messina, per iniziare la campagna elettorale per le elezioni regionaliDopo la cazzata a orologeria di una deputata 5 Stelle che, per informarci che è animalista e perdipiù uno spirito libero, commenta che l’orango non è mica brutto e che Calderoli – incompreso – intendeva certamente fare un complimento alla ministra Kyenge, ritorna l’eccitante dibattito sulla qualità dei rappresentanti del movimento figlio di Beppe Grillo. Anche Andrea Scanzi scrive su Facebook stamattina Continue reading “Ma guardate che lui l’aveva detto. L’aveva dettooooo!”