Le metafore dell’integrazione

Vi sarà capitato di leggere la dichiarazione recente di Massimo D’Alema su attentati e immigrazione (è un po’ più articolata delle trascrizioni stringate che si trovano in giro, perciò è utile ascoltarsela nel podcast di Radio Anch’io: puntata del 24/3/2016, dal minuto 14 della parte I).
L’ex ministro degli esteri dice cose particolarmente istruttive nel dibattito sulla questione, perché secondo me sono l’esempio di come continuamente premesse fallaci neutralizzano delle buone idee. Sono anche un esempio di come, al di là della forma e qualche volta delle intenzioni, il discorso dei politici xenofobi e quello dei democratici su convivenza e immigrazione non si differenzi granché.
D’Alema dipinge un bel quadro ma lo mette dentro una cornice vecchia. E curiosamente non si accorge che quella cornice non è abbastanza grande da contenere il quadro: se vuoi quel quadro, tocca metterci una cornice adeguata; se invece vuoi tenerti quella a tutti i costi, allora forse dovresti ridimensionare le aspettative su cosa ci metti dentro. Continua a leggere “Le metafore dell’integrazione”

Siamo alberi o fiumi?

Bettini_radiciSul sito www.macchiatoinchiostro.it è uscita questa mia recensione del libro di Maurizio Bettini Contro le radici. Tradizione, identità, memoria (Il Mulino, 2012).

Ci sono parole d’ordine che non si possono proprio discutere: tanto profondamente sono entrate nel senso comune che suona addirittura sacrilego metterle in questione.
Per esempio la metafora delle radici: che non è soltanto l’argomento preferito di chi passa il tempo a tracciare distinzioni fra gli esseri umani sulla base del luogo di nascita, ma esprime universalmente il legame coi luoghi, con la cultura nella quale si è nati e alla quale ci si è formati.
Le radici hanno a che fare con l’appartenenza, con la tradizione, con la memoria. Con la storia di ciascuno di noi e con quello che lo lega alla storia di tanti altri. Che c’è di meglio e di più sano? E infatti.
Perché allora un libro “Contro le radici”? [continua a leggere su macchiatoinchiostro.it]

L’informazione e le metafore della paura

Apprendo da Martina Muratore (grazie!) di una ricerca i cui risultati sono stati presentati e discussi il 14 settembre a Padova nel convegno “Immigrazione, paura del crimine e i media: ruoli e responsabilità”. Condotta dal Dipartimento di Psicologia dello Sviluppo e della Socializzazione dell’Università di Padova, si è occupata dei pregiudizi degli italiani circa i legami tra flussi migratori e terrorismo (o crimine) e di come l’informazione alimenti tali pregiudizi. Continua a leggere “L’informazione e le metafore della paura”

Intervallo

Vogliate scusare la prolungata interruzione delle trasmissioni, dovuta al fatto che il tenutario di questo blog ha impegni di lavoro che spesso lo portano lontano (e non sempre gli permettono di stare lì a domandarsi cosa scrivere oggi), e al fatto che fra un impegno e un commento su Facebook, se trova un attimo, ha anche una vita di cui occuparsi.
Vogliate gradire nell’attesa il cortometraggio “Piccole cose di valore non quantificabile”, Continua a leggere “Intervallo”

Il senso è disegnare una cicogna sulla sabbia

cicogna_blixenAnni fa scoprii attraverso un libro di Adriana Cavarero questa piccola storia che Karen Blixen riporta su “La mia Africa” e che qualcuno le raccontava da bambina. Da allora è una delle mie metafore preferite.
C’è un uomo che vive in una casina rotonda vicino allo stagno. Una notte viene svegliato da un fragore all’esterno: si precipita nel buio per capire cosa sia successo (chi raccontava questa storia tracciava su un foglio il contorno della casina rotonda col giardino a forma di triangolo allungato…). Continua a leggere “Il senso è disegnare una cicogna sulla sabbia”

Le elezioni e la fisica quantistica (si fa per dire)

Il fatto è che ciascuno di noi è tante cose contemporaneamente. Non è un solo desiderio, un solo progetto, un solo punto di vista, una sola storia.

Foto di Dorian Tireli da www.massj.com
Foto di Dorian Tireli da http://www.massj.com

Ognuno è mille possibilità, mille idee, spesso anche contraddittorie. Ognuno è una impressionante molteplicità di stati, posizioni, prospettive, scopi. Tutti più o meno nello stesso momento.
Poi incontri le persone, entri in relazione, e nel momento cruciale dell’incontro con l’altro accade che quella molteplicità improvvisamente diventi unità: tutte quelle possibilità svaniscono per lasciare il posto a una sola, irriducibile realtà.
Più o meno come accade a una particella subatomica al sopraggiungere dell’osservatore, se la metafora può aiutare.

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Ridammi le mie metafore!

biancaneve

È cominciato tutto in una recente giornata di formazione, dove si parlava di rituali e riti di passaggio. Si ragionava sul fatto che nella nostra cultura gli aspetti rituali e metaforici del vivere insieme sembrano aver perso forza e ascendente: i passaggi della vita coinvolgono sempre meno il piano metaforizzato e rituale, interessando solo quello letterale.

Può darsi che questo comporti che attraversiamo passaggi importanti senza saperlo. Anzi, Continua a leggere “Ridammi le mie metafore!”

Se Firenze.

Firenze devastata da un sisma di 6.3°. S. Maria Novella, Palazzo Vecchio e Palazzo Pitti sventrati e abbandonati da dieci mesi. Il centro storico, distrutto, resterà chiuso sine die. Poco male: sarà sostituito da decine di new town modernissime con le fogne che scaricano nell’Arno. Metà dei cittadini ancora senza casa, negli alberghi dell’Argentario e della Versilia. La TV esalta il miracolo fiorentino.
Tutto bene…?

(Dal mio Facebook. Ieri un manipolo di aquilani ha forzato le transenne della zona rossa, per riprendersi il centro storico e per mostrare al Paese il “miracolo” della ricostruzione.)

Sangue dalla terra, crepe sulla pelle

Rileggevo in questi giorni Patchwork Girl (1995), il romanzo ipertestuale di Shelley Jackson: una storia multilineare (navigabile su cd-rom) su una specie di Frankenstein donna realizzata con pezzi di corpi altrui. Una storia complessa che offre metafore sul sé, sull’identità ipertestuale e sui link (giunture, cicatrici) fra i vari “testi” che compongono quell’ipertesto.

Il corpo è spesso al centro dell’interesse di Shelley Jackson: come nel caso di “Skin”, un romanzo breve composto di 2095 parole – del quale ho parlato in questo frangente – tatuate sul corpo Continua a leggere “Sangue dalla terra, crepe sulla pelle”