Parlando di sessismo su Facebook

Parto dal post di Costanza Jesurum e da uno status di Marco Tarantino che mi sembrano parlare di due aspetti opposti e complementari di questo dibattito recente, per cui entrambi necessari a un processo che vedo in corso. I social network hanno posto il problema dell’esistenza di un certo atteggiamento diffuso che chiamiamo “sessismo”: lo hanno fatto emergere non tanto perché hanno messo sotto il riflettore comportamenti e politiche, ma soprattutto perché hanno messo sotto il riflettore noi che scriviamo e pensiamo. Continua a leggere “Parlando di sessismo su Facebook”

L’informazione e le metafore della paura

Apprendo da Martina Muratore (grazie!) di una ricerca i cui risultati sono stati presentati e discussi il 14 settembre a Padova nel convegno “Immigrazione, paura del crimine e i media: ruoli e responsabilità”. Condotta dal Dipartimento di Psicologia dello Sviluppo e della Socializzazione dell’Università di Padova, si è occupata dei pregiudizi degli italiani circa i legami tra flussi migratori e terrorismo (o crimine) e di come l’informazione alimenti tali pregiudizi. Continua a leggere “L’informazione e le metafore della paura”

Poche storie (2): Le conseguenze della metafora

[leggi gli articoli della serie “Poche storie”]
Quando penso alle metafore non mi viene in mente solo la penna del poeta o le immagini delle canzoni, e guance che sono pesche e labbra come petali e cieli che piangono (per dire che piove). Mi viene in mente l’officina del fabbro, e il ferro incandescente, e le scintille e le martellate vigorose che danno forma al metallo, che cambiano la materia.
Nel “Postino” di Michael Radford, Philippe Noiret / Pablo Neruda spiega a Massimo Troisi / Mario Ruoppolo che la metafora è “quando parli di una cosa paragonandola a un’altra”. Con tutto il rispetto per Neruda, Noiret, Troisi e Radford: io oserei di più. Continua a leggere “Poche storie (2): Le conseguenze della metafora”

Però suona bene

Certe espressioni finiscono per godere di una certa diffusione nel linguaggio dei giornali e dei politici, che sempre più sembra una catalogo di frasi standard sufficientemente compendiose e stringate da farci un titolo di due righe.
Se rispondono a certi requisiti, poi, risultano abbastanza convincenti da diventare categorie di osservazione della realtà. Tali requisiti sono svincolati da qualunque costrizione di senso e Continua a leggere “Però suona bene”

Il dittatore e gli ingrati: la rivoluzione discreta delle parole

Dunque a Parigi Berlusconi, nella conferenza stampa dell’OCSE, ha buttato lì un frase su Benito Mussolini per farci sapere, detto in breve, che chi ha il potere in realtà non ce l’ha (chi non sapesse di cosa parlo può vedersi proprio qui su il video dell’intervento). Ieri sera, intorno alle 22,00, ho pubblicato su Facebook uno “status” con un breve commento, al quale hanno risposto un po’ di amici, facendo seguire un piccolo dibattito. Così ho pensato di farci un articolo per il blog, sull’uso del linguaggio in politica, con particolare riferimento alla lingua del Presidente. Poi ho trovato (stamattina presto) l’articolo di Federica Sgaggio, “La legittimazione omeopatica della dittatura”: Continua a leggere “Il dittatore e gli ingrati: la rivoluzione discreta delle parole”