Borghezio
Forse non mi sono spiegato bene.
Io non avverso Berlusconi perché è lui. O perché è più ricco che alto. O perché ce l’ho con quelli che cominciano con la esse e la bi.
Non trovo spregevole usare il denaro per procurarsi carne minorenne solo perché lo fa lui. Quello mi faceva schifo già da prima. Semmai è il contrario: trovo ancora meno desiderabile essere rappresentato da quell’uomo perché ho orrore del suo personale modo di procurare sollievo alle sue solitudini.
Hai capito? Non mi sta sull’anima perché è Silvio Berlusconi.
Non mi dà fastidio il suo disprezzo per la cultura perché viene da lui. Il contrario: combatto lui, con le deboli armi che ho, perché temo uno che misura le cose, anche la conoscenza, sulla base di quanto rende.
Non ce l’ho con le barzellette sugli ebrei o sulle donne perché le racconta lui. A parte che le barzellette in generale mi fanno sempre un po’ tristezza, da Bramieri proprio, ma questo è un altro discorso.
Mi cresce la voglia di essere governato da qualcun altro, anche di seconda mano, anche così così, perché trovo insopportabile la volgarità con cui quell’uomo si beffa di chi è diverso da lui. Ma le barzellette di pessimo gusto erano di pessimo gusto anche prima.
E così via. Borghezio, e il Trota, e Calderoli, non li trovo insopportabili perché sì. Li trovo sommamente insopportabili perché trovo ripugnante il loro modo violento di difendere l’unica verità che riescono a contemplare.
Prendi Sallusti: non mi fa impressione il fatto che somigli a Nosferatu (oddio, per quanto anche quello…). Mi spaventa il suo modo di sentirsi forte perché ha vicino uno fortissimo. E lui, e i Feltri, e i Belpietri, mi spaventano perché quando si sentono forti sono capaci di quasi qualunque cosa.
Mi fa impressione il modo in cui parlano.
Te lo ricordi? Era la caricatura del moralista nevrotico e rompicoglioni di sinistra: “Le parole sono importanti! Chi parla male pensa male e vive male!”. Michele Apicella, si chiamava il personaggio di Nanni Moretti, fino a Palombella Rossa. Apicella. Nessuno ha mai notato come B. abbia assoldato un menestrello di corte che si chiama proprio come un personaggio di culto dell’immaginario cinematografico di sinistra? Non dico che l’abbia fatto apposta, no, ma vedi come in un modo o nell’altro gli riesce sempre di svuotare le parole di qualunque residuo di senso?
Uno pensa che la politica sia mettere uno davanti all’altro due o più sensi delle cose e poi scegliere. Qua no. Qua il massimo è salvare la possibilità che ci sia un senso, contro il non senso. Hai voglia a dire “Di’ qualcosa di sinistra!”. La resistenza è dire qualcosa punto. Salvare la possibilità di un senso. Alle parole, alle scelte, alla convivenza.
Hai presente qual è l’idea dominante di convivenza? L’Aquila ricostruita: “Trova un po’ di spazio qua e là e buttaci sopra alla cazzo qualche mucchietto di case”. Ecco il senso.

Allora.
Ti sembrerò sgradevole, uno con la puzza al naso, di quelli che le-parole-sono-importanti, ma corro il rischio.
Se ti fa bene ruttare in faccia a questi qua e sfogare qualche genere di rabbia arretrata, fai il piacere: almeno attaccaci insieme un argomento, un pensiero, anche uno piccolino. Di’ qualcosa. Di sinistra, di destra, di indefinibile. Di’ qualcosa. Ché a fare la gara di rutti è buono pure Borghezio, o quello, come si chiama, che faceva le canzoncine sui meridionali.
Perché i tuoi schizzi di bile dovrebbero essere più democratici, più di sinistra, più qualunquecosa di quelli di Calderoli o delle barzellette di Berlusconi?
Io non voglio vincere a quel gioco, voglio rivendicare il diritto di giocare in un altro modo.
Se poi quello che ti sta a cuore è rovesciare il contenuto fumante delle tue viscere sul tavolo, o lasciare il tuo rutto “c’ero-anch-io” e sentirti impegnato, accomodati. Però guarda che hanno già vinto loro. Come in un film di Don Siegel, siamo diventati tutti Borghezio.

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6 thoughts on “Borghezio (o quell’altro, là, coso).

  1. Il fatto è che – nonostante la mia citazione degli ultracorpi di Don Siegel – io non penso che questi qua vengano dallo spazio. Se fai un giro su Facebook trovi un sacco di Berlusconi e di Borghezi che sono i baccelli di sé stessi.
    Borghezio non è (solo) Borghezio. Sennò ‘sto paese avrebbe risolto una volta per tutte i suoi problemi quando li appese a testa in giù tanti anni fa.

  2. Articolo molto bello. Hai uno stile di scrittura che ti invidio. Sintetico, pungente e ironico. Pieno di senso. Mi chiedevo ora che è passato qualche mese dalla nascita di un nuovo Governo…ma sta cambiando qualcosa? Mi sembra che siano stati fatti dei danni permanenti: come se l’essersi abituati a galleggiare nel nulla abbia sollevato molti dall’ansia di usare quella cosa che sta sopra il collo.. Ma non ho mai eccelso per ottimismo. Lo ammetto.

  3. Daniela, grazie di aver riscoperto questo post di un anno e mezzo fa. Me lo sono riletto e ho pensato che sì, è cambiato ben poco.
    Siamo più eleganti e presentabili, ma il sentimento di cui parlavo qui è ancora quello. La nostra idea di politica è il tifo.

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