Divinità di metallo: Jacopo Nacci ci racconta i suoi super robot

nacci_robotNon erano roba per bambini. Beh, non solo almeno.
Anche se, negli anni in cui invadevano la televisione di stato e le private – fino a quelle localissime – molti di noi che avevamo qualche anno in più di Jacopo Nacci storcevano il naso. E invece Jacopo con la sua Guida ai Super robot. L’animazione robotica giapponese dal 1972 a 1980 (Odoya), ci conduce attraverso mondi narrativi originali, attraverso la dimensione mitologica, filosofica, metafisica, persino politica di quelle storie.
La Guida contiene un’analisi approfondita e illuminata in quattordici capitoli, più quaranta schede di altrettante serie dal 1963 (i prodromi) ai primo anni 80.
Se avete amato i giganti di metallo, questo è il vostro libro. Se eravate fra quelli che sottovalutavano il genere, leggete cosa vi siete persi.
Il ragno ne ha parlato direttamente con l’autore.

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Ma veramente credete che la questione sia chi è più figo fra la carta e il digitale?

Il punto non è stare dalla parte della carta “o” del digitale. Non si tratta di prendere parte alla guerra della fredda tecnologia (va da sé, no? La tecnologia è sempre “fredda”…) “contro” i bei tempi andati (gli stessi in cui c’erano ancora le mezze stagioni) in cui i libri si sfogliavano e si annusavano. Non è una sfida fra nostalgici resistenti e tifosi modernisti. Chi insiste con questo ritornello è fuori strada (ed è pure noioso, bisogna che qualcuno glielo dica). Continua a leggere “Ma veramente credete che la questione sia chi è più figo fra la carta e il digitale?”

Che cos’è che sa chi sa e che cos’è che sa chi non sa (ma anche che cos’è che non sa chi sa e che non sa chi non sa)

Un paio di fatti a cavallo dell’inizio del 2017 hanno rinvigorito il dibattito sulla pretesa che qualunque punto di vista inesperto e improvvisato possa irrompere nelle discussioni “esperte” con la stessa dignità di chi è competente e titolare di un sapere consolidato.
C’è qualcosa che mi riguarda in tutta la questione, e vorrei provare a dirla. Premettendo un’avvertenza: qui si parlerà (per forza di cose sommariamente, senza essere troppo pedanti) di teorie della conoscenza e di qualche autore in particolare (entrato, suo malgrado, nel dibattito). La premessa è che quel che dirò avrà un valore piuttosto personale, dal momento che ciò che posso dire parte dall’uso che io ho fatto di quelle idee e da quello che esse hanno, nell’arco di venti e passa anni, suggerito a me.
La questione è piuttosto complicata, ma confido che la scansione che ho dato a questo scritto aiuti a mettere le cose in ordine. Parto, dunque.

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I dieci del duemilasedici (tutti italiani)

Nessun motivo particolare per la scelta autarchica di quest’anno, se non il fatto che per ragioni varie mi è capitato di ascoltare più musica italiana che altro. Così ecco i migliori dieci album del 2016, a mio insindacabile giudizio (d’altra parte, chi avesse tempo ed energie per sindacare, potrebbe serenamente farsi un blog e la sua classifica). Più qualche menzione speciale. Una perché è un disco uscito un po’ prima del 2016 (anche se è entrato imperiosamente nella mia annata musicale). E un altro perché lasciarlo fuori mi dispiaceva.

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Laura Benedetti: intervista sul “Paese di carta”

La copertina dell'e-book
La copertina dell’e-book

Del romanzo parlai sul blog qualche mese fa. Dopo aver letto il libro ho voluto anche riparlarne con l’autrice.
Laura Benedetti è aquilana e insegna letteratura Italiana alla Georgetown University, a Washington. È autrice di diversi saggi: “Un paese di carta” è la sua prima opera di narrativa.

Massimo Giuliani: Laura, scegli tu come riassumere in poche parole la storia, in modo da farci capire di che si tratta ma anche di non svelare troppo a chi la leggerà.

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La violenza e il vocabolario

Di uno dei miei maestri che non ci sono più ricordo quella capacità di cogliere la verità delle cose smontandole e riducendole a un interrogativo tanto disarmante quanto ineludibile. Lo ricordo come un modo di onorare la premessa della complessità portando le questioni non lontano anni luce da noi, ma facendole planare sul tavolo, nude, in modo che ci interrogassero, e che lo facessero in maniera tale da esigere una risposta in prima persona.
Si discuteva un giorno, in un gruppo di formazione, della morte di una ragazzina – per la precisione, di uno dei più terribili delitti contro una donna che io ricordi. Continua a leggere “La violenza e il vocabolario”

Cinque (più una) bancarelle di e-book su Tarantula! (In collaborazione con Streetlib.com)

Sta succedendo una cosa importante che fa saltare sulla sedia quanti hanno a cuore i libri e in particolare l’editoria digitale (che, ricordo, non significa soltanto e-book ma anche tutte quelle possibilità che si aprono con la stampa digitale: ne parleremo).

Grazie a Streetlib.com, partner di Durango Edizioni (e di altre imprese digitali che mi coinvolgono) per la distribuzione nelle librerie online, Tarantula diventa anche un punto vendita di e-book. Continua a leggere “Cinque (più una) bancarelle di e-book su Tarantula! (In collaborazione con Streetlib.com)”

“È nuovo, dunque è buono” (ti piace vincere facile, eh?)

Non è che non mi accorga che da una delle due parti è pieno di gente che intossica la discussione con argomenti infami e che preferisce al confronto l’attacco ad personam. Mi è evidente eccome. Però nemmeno dall’altra parte mi aiutano a nutrire la speranza che fra tanti anni non ricorderò questa campagna referendaria come la più tossica alla quale abbia assistito.
Trovo insopportabili e, se usati deliberamente, poco corretti alcuni degli argomenti che vanno per la maggiore in queste settimane. Anch’io preferisco le buone maniere alla bava alla bocca di tanti che hanno in antipatia il governo e gli autori della riforma: ma, per fare un  esempio, chiedere all’avversario di rispondere del fatto che dalla sua parte voteranno un sacco di persone deplorevoli – mettendo nella categoria neofascisti, grillini, Berlusconi e non so chi altro – non è molto ragionevole. Per la precisione, è un modo di procedere che chi si occupa di retorica chiama falso dilemma. Continua a leggere ““È nuovo, dunque è buono” (ti piace vincere facile, eh?)”