I miei dieci del Diciassette

Non prendetela come una classifica dei dischi che cambieranno la storia e non attribuitele pretese di oggettività: come quasi tutti gli anni, il tenutario di Tarantula si prende la responsabilità di indicarvi i dieci dischi senza i quali l’anno passato (il suo, ovvio) non sarebbe stato come è stato: quelli che l’hanno reso un po’ migliore, o un po’ meno peggiore, di come avrebbe potuto essere altrimenti.
Peraltro, attendevo per il 2017 due lavori che non sono arrivati e che avrebbero figurato sicuramente qui in mezzo. In uno, che dovrebbe arrivare in febbraio, ho ragione di nutrire una certa fiducia. Dell’altro posso dirlo con assoluta certezza, perché lo sto ascoltando da parecchi mesi. L’avremo in primavera e non avete idea di cosa vi aspetti.
Comunque, dicevamo del 2017.
I dischi che ho scelto non sono necessariamente in ordine di preferenza. Solo del primo posso dire che è stato la più bella sorpresa. Diciamo che abbiamo un disco dell’anno e altri nove dischi che ho amato e che mi hanno tenuto compagnia, in ordine sparso. Per le statistiche: si tratta di quattro italiani, due italo-britannici, un inglese a tutti gli effetti e tre americani che più americani non si può. Continue reading “I miei dieci del Diciassette”

D’amore, di morte e di rock and roll

catholic_boy

Nel 1980 Jim Carroll pubblicò Catholic Boy, il primo album con la band che portava il suo nome.
Era uscito poco tempo prima Basketball Diaries, un libro sostanzialmente autobiografico – raccontava tre anni a cavallo fra il 1963 e il 1966 – del quale si sarebbe parlato di nuovo a metà degli anni Novanta per via della riduzione cinematografica con Leonardo Di Caprio, dove la faccia pulita dell’attore californiano provava a restituire l’adolescenza di Carroll – di famiglia irlandese e cattolica – ai tempi del basket e l’innocenza spazzata via per le strade di N.Y. da LSD, eroina e prostituzione. Continue reading “D’amore, di morte e di rock and roll”