I miei dieci del Diciassette

Non prendetela come una classifica dei dischi che cambieranno la storia e non attribuitele pretese di oggettività: come quasi tutti gli anni, il tenutario di Tarantula si prende la responsabilità di indicarvi i dieci dischi senza i quali l’anno passato (il suo, ovvio) non sarebbe stato come è stato: quelli che l’hanno reso un po’ migliore, o un po’ meno peggiore, di come avrebbe potuto essere altrimenti.
Peraltro, attendevo per il 2017 due lavori che non sono arrivati e che avrebbero figurato sicuramente qui in mezzo. In uno, che dovrebbe arrivare in febbraio, ho ragione di nutrire una certa fiducia. Dell’altro posso dirlo con assoluta certezza, perché lo sto ascoltando da parecchi mesi. L’avremo in primavera e non avete idea di cosa vi aspetti.
Comunque, dicevamo del 2017.
I dischi che ho scelto non sono necessariamente in ordine di preferenza. Solo del primo posso dire che è stato la più bella sorpresa. Diciamo che abbiamo un disco dell’anno e altri nove dischi che ho amato e che mi hanno tenuto compagnia, in ordine sparso. Per le statistiche: si tratta di quattro italiani, due italo-britannici, un inglese a tutti gli effetti e tre americani che più americani non si può. Continue reading “I miei dieci del Diciassette”