I miei dieci del Diciassette

Non prendetela come una classifica dei dischi che cambieranno la storia e non attribuitele pretese di oggettività: come quasi tutti gli anni, il tenutario di Tarantula si prende la responsabilità di indicarvi i dieci dischi senza i quali l’anno passato (il suo, ovvio) non sarebbe stato come è stato: quelli che l’hanno reso un po’ migliore, o un po’ meno peggiore, di come avrebbe potuto essere altrimenti.
Peraltro, attendevo per il 2017 due lavori che non sono arrivati e che avrebbero figurato sicuramente qui in mezzo. In uno, che dovrebbe arrivare in febbraio, ho ragione di nutrire una certa fiducia. Dell’altro posso dirlo con assoluta certezza, perché lo sto ascoltando da parecchi mesi. L’avremo in primavera e non avete idea di cosa vi aspetti.
Comunque, dicevamo del 2017.
I dischi che ho scelto non sono necessariamente in ordine di preferenza. Solo del primo posso dire che è stato la più bella sorpresa. Diciamo che abbiamo un disco dell’anno e altri nove dischi che ho amato e che mi hanno tenuto compagnia, in ordine sparso. Per le statistiche: si tratta di quattro italiani, due italo-britannici, un inglese a tutti gli effetti e tre americani che più americani non si può. Continue reading “I miei dieci del Diciassette”

Fate festa e smettetela di blaterare

È il periodo in cui da una parte vorrei usare i social network per fare gli auguri a più gente possibile, e nello stesso tempo preferirei staccare la connessione e tanti saluti.
È pieno di gente che non perde l’occasione di spiegarti come dovrebbe o non dovrebbe essere il “vero” Natale, e magari pretende di dirti come dovrebbe essere il tuo. “Il mio Natale è rigorosamente laico”, “il mio è rigorosamente cheap“, “se non sei credente non dovresti festeggiare”, “se sei credente dovresti festeggiare in un altro modo”. C’è sempre qualcuno che mette il becco nel tuo piacere, e non sempre è qualche genere di istituzione religiosa. Continue reading “Fate festa e smettetela di blaterare”

Divinità di metallo: Jacopo Nacci ci racconta i suoi super robot

nacci_robotNon erano roba per bambini. Beh, non solo almeno.
Anche se, negli anni in cui invadevano la televisione di stato e le private – fino a quelle localissime – molti di noi che avevamo qualche anno in più di Jacopo Nacci storcevano il naso. E invece Jacopo con la sua Guida ai Super robot. L’animazione robotica giapponese dal 1972 a 1980 (Odoya), ci conduce attraverso mondi narrativi originali, attraverso la dimensione mitologica, filosofica, metafisica, persino politica di quelle storie.
La Guida contiene un’analisi approfondita e illuminata in quattordici capitoli, più quaranta schede di altrettante serie dal 1963 (i prodromi) ai primo anni 80.
Se avete amato i giganti di metallo, questo è il vostro libro. Se eravate fra quelli che sottovalutavano il genere, leggete cosa vi siete persi.
Il ragno ne ha parlato direttamente con l’autore.

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Ma veramente credete che la questione sia chi è più figo fra la carta e il digitale?

Il punto non è stare dalla parte della carta “o” del digitale. Non si tratta di prendere parte alla guerra della fredda tecnologia (va da sé, no? La tecnologia è sempre “fredda”…) “contro” i bei tempi andati (gli stessi in cui c’erano ancora le mezze stagioni) in cui i libri si sfogliavano e si annusavano. Non è una sfida fra nostalgici resistenti e tifosi modernisti. Chi insiste con questo ritornello è fuori strada (ed è pure noioso, bisogna che qualcuno glielo dica). Continue reading “Ma veramente credete che la questione sia chi è più figo fra la carta e il digitale?”

I dieci del duemilasedici (tutti italiani)

Nessun motivo particolare per la scelta autarchica di quest’anno, se non il fatto che per ragioni varie mi è capitato di ascoltare più musica italiana che altro. Così ecco i migliori dieci album del 2016, a mio insindacabile giudizio (d’altra parte, chi avesse tempo ed energie per sindacare, potrebbe serenamente farsi un blog e la sua classifica). Più qualche menzione speciale. Una perché è un disco uscito un po’ prima del 2016 (anche se è entrato imperiosamente nella mia annata musicale). E un altro perché lasciarlo fuori mi dispiaceva.

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“È nuovo, dunque è buono” (ti piace vincere facile, eh?)

Non è che non mi accorga che da una delle due parti è pieno di gente che intossica la discussione con argomenti infami e che preferisce al confronto l’attacco ad personam. Mi è evidente eccome. Però nemmeno dall’altra parte mi aiutano a nutrire la speranza che fra tanti anni non ricorderò questa campagna referendaria come la più tossica alla quale abbia assistito.
Trovo insopportabili e, se usati deliberamente, poco corretti alcuni degli argomenti che vanno per la maggiore in queste settimane. Anch’io preferisco le buone maniere alla bava alla bocca di tanti che hanno in antipatia il governo e gli autori della riforma: ma, per fare un  esempio, chiedere all’avversario di rispondere del fatto che dalla sua parte voteranno un sacco di persone deplorevoli – mettendo nella categoria neofascisti, grillini, Berlusconi e non so chi altro – non è molto ragionevole. Per la precisione, è un modo di procedere che chi si occupa di retorica chiama falso dilemma. Continue reading ““È nuovo, dunque è buono” (ti piace vincere facile, eh?)”

Quanto c’entra Dylan con la letteratura (da uno a due)?

Al giudice saggio furono portati i due litiganti. Il primo disse “Dylan non è proprio letteratura, dargli il Nobel è inopportuno!”. Egli ascoltò molto attentamente e commentò: “Tu hai ragione”.
Poi ascoltò il secondo: “Dylan è il più letterario dei cantanti rock, il suo Nobel è dovuto”, e di nuovo commentò: “Tu hai ragione.”
A questo punto un osservatore esclamò: “Eccellenza, non possono avere ragione entrambi!”. Il giudice saggio ci pensò sopra un attimo e poi, serafico: “Hai ragione anche tu”.
(Citazione a memoria, forse non era proprio così)

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Tutti abitanti di un paese di carta

Per cominciare dichiaro la mia totale inadeguatezza a scrivere una vera recensione di questo libro: troppe sono le cose passate e presenti (molte delle presenti sono in quelle pagine) che mi legano all’autrice e in vari modi alla storia che racconta. unpaeseNon è casuale, per esempio, che soltanto oggi riesca a raccontarvi del libro, dopo averlo smarrito e ritrovato, e poi smarrito ancora e ritrovato un’altra volta, nei miei spostamenti fra una città e un’altra. E non solo per deformazione professionale tendo a pensare che le vicissitudini del volume che ho avuto fra le mani per la prima volta poco più di un anno fa c’entrino con quello che lega me ad alcuni dei personaggi della storia, tesi fra due luoghi e fra appartenenze molteplici. Continue reading “Tutti abitanti di un paese di carta”