“A proposito di Davis” è il recente film dei fratelli Coen. Il suo protagonista è un musicista spiantato, un perdente. Ispirato a Dave Van Ronk, gli assomiglia al di là della preoccupazione degli autori per la verosimiglianza storica e somatica.
Roberto Salvatore è stato il padrone di casa del “Sing Out!” di cui vi ho raccontato qua. Prima di aprire il suo locale ha frequentato il Folkstudio di Roma, e Dave Van Ronk l’ha conosciuto.
Vi riposto qui i suoi ricordi legati al film e lo ringrazio per avermi messo a disposizione questo pezzo e le foto che vedete in calce (quello a destra, in piedi, è Roberto). Non vi so dire se emozionano più quelle o il suo racconto di quei giorni e delle persone che popolavano quell’incredibile esperienza che fu il Folkstudio di Giancarlo Cesaroni. Buona lettura.

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A proposito di Dave (di Roberto Salvatore)

Foto: Pino Montelisciani

Al telefono chiesi a Giancarlo Cesaroni, “il boss” del Folkstudio, se volevano che li andassi a prendere con la macchina ma disse di no, “Lui vuole viaggiare in treno”. E quando lo vidi saltare dal vagone, come avrebbe potuto saltare un vero hobo, girandosi poi a prendere la chitarra, capii che stavo per incontrare una leggenda. Dave Van Ronk, The Mayor of McDougal Street com’era chiamato nel Greenwich Village, era lì davanti a me, alto quanto me, accompagnato da Andrea, dolcissima compagna di cui ricordo ancora il viso.
I fratelli Coen hanno fatto un gran film, uno spaccato della New York dell’epoca, di quella che girava intorno ai locali come il Gaslight e ben interpretato da Oscar Isaac, voce incredibilmente simile a quella di Dave, inserendo perfettamente la figura di Llewyn Davis tra il folk tradizionale in decomposizione e un ricciolino armato di armonica al collo che ruberà letteralmente la serata decisiva, e la storia successiva, al protagonista. Il tutto scandito dalle metaforiche mazzate prese all’inizio e alla fine del film.

Inside-Llewyn-Davis-poster-2Dylan deve molto a Van Ronk, a cominciare dall’arrangiamento di House Of The Risin’ Sun presente nel suo primo disco ed arrivata intatta fino alla versione rock di Eric Burdon, ma gli deve anche molte “dritte” su come suonare la chitarra folk. Ma Dave Van Ronk aveva un qualcosa che travalicava i generi del momento, aveva quella sottile increspatura blues, suonata e vissuta, che all’epoca apparteneva solo ai neri. Non a caso il produttore di Chicago Grossman, che sarà il produttore di Dylan e unico nome vero del film, se ne accorge e resta per un attimo flashato, per poi dirgli “non si fanno soldi con questa roba”. Ne farà dopo con Dylan, e molti.

Nell’83 Dave Van Ronk fece tre sole tappe di un tour europeo, per presentare Inside: Parigi, Roma, Tagliacozzo-AQ (?!?), in questo locale, il Country’n’Folk, che era punto di ritrovo per fenomenali serate di concerti, film, chiacchiere e bevute. Serate per le quali devo ringraziare tutti e tutte, Angela Cecoli, musa ispiratrice che ancora oggi non ha perso la voglia di organizzare eventi sempre di alto spessore culturale, Pietro Buzzelli, che oggi trovate su fb a bofonchiare di tempo e politica ma grazie al quale, nel periodo secolare di cinema e teatri chiusi in tutta Italia a causa dell’incendio allo Statuto di Torino, organizzammo la più grande rassegna di film d’essai saccheggiando tutti i cataloghi 16mm. in circolazione prima che arrivasse Berlusconi a toglierli di mezzo, Maria Pezzella “Carmela”, dall’84 risolve molte serate dei newyorkesi e non solo, adesso direttamente dal suo splendido Cellar 58 nell’East Village che invito tutti/e a visitare, me compreso. Ma anche tutti e tutte che stavano lì chi ad aiutare, chi a prendere in mano una chitarra o sedersi al piano per estenuanti tour de force che duravano fino all’alba, chi a fare una beata cippa. Hanno reso bello quel posto.

Di Dave Van Ronk mi restano le foto che vedete e un libro, The Warlock In Spite Of Himself, Stregone suo malgrado, una storia di fantascienza tendente al grottesco. Avete presente, chi ha visto il film, la scena al Caffè Reggio quando Jean chiede a Llewyn “Come vedi il futuro” “Futuro?… Astronavi, Pianeti…” Ecco, nel titolo di questo libro, che Dave comprò a Parigi da Shakespeare & Co. c’è un po’ la visione del suo futuro, anticipatore dei tempi suo malgrado. Non ritrovo la locandina col suo autografo, persa nei miei innumerevoli traslochi tra terremoti reali e terremoti di vita. E ho gettato la bottiglia vuota di Corvo di Salaparuta bianco.
Il libro lo dimenticò, o lo lasciò, sul comodino a fianco al mio letto dove aveva dormito con Andrea dopo quella memorabile serata. Llewyn Davis per una volta non ha dovuto cercare un divano per dormire. Sul divano ci ho dormito io.

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Dave Van Ronk, Giancarlo Cesaroni, Roberto Salvatore
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