stefanofeltri_universita
Il blog di Stefano Feltri su Ilfattoquotidiano.it

Il 12 agosto sul suo blog sul “Fatto quotidiano”, il vicedirettore Stefano Feltri scrive un post (modificato il 13) sul fatto che i laureati in materie scientifiche hanno migliori opportunità di lavoro che i laureati umanistici.
Niente di nuovo, son cose che si sanno (e che comunque per chi avesse passato gli ultimi anni sulla luna giova ricordare).
Ma il bello è che il giovane vicedirettore, in pieno agosto, riesce a ricavare intorno a un dato piuttosto scontato due post e un dibattito di alcune migliaia di commenti.

Non vorrei soffermarmi troppo sul merito della questione di quali siano gli studi più vincenti: se vi interessa, vi linko questo post di Antonio Scalari su Valigia Blu, che affronta l’argomento seriamente, mi pare.

No, dicevo, qua mi interessa soprattutto il modo in cui due dati arcinoti diventano materiale per tirarla lunga per qualche giorno.

Se scrivi a Ferragosto “un laureato in informatica trova lavoro prima di un laureato in lettere”, o “quando piove ti bagni meno se apri l’ombrello”, oppure “se la tua fidanzata ha le tue stesse passioni la serata è svoltata”, le persone volgeranno lo sguardo annoiato nella tua direzione giusto il tempo di tributarti un accaldato “esticazzi?”, e tutto si smorza lì.

Invece no, Feltri scrive: un laureato in informatica lavora prima di un laureato in lettere, ma “purtroppo migliaia e migliaia di ragazzi in autunno si iscriveranno a Lettere, Scienze politiche, Filosofia, Storia dell’arte”, che è roba che ha senso “se si è ricchi e non si ha bisogno di lavorare“, lo “dicono gli economisti”! Inoltre “le indagini sugli studenti dimostrano che quelli più avversi al rischio, magari perché hanno voti bassi e non si sentono competitivi, scelgono le facoltà che danno meno prospettive di lavoro, cioè quelle umanistiche”, mentre i “più svegli e intraprendenti si sentono sicuri abbastanza da buttarsi su Ingegneria, Matematica, Fisica, Finanza. Studi difficili e competitivi” (quello che vedete tra virgolette è citato pari pari da Feltri, eh; i corsivi ce li ho messi io).

Poi, offeso dalle repliche, scrive un post il giorno dopo dove dice piccato: beh, sapete che c’è? Sono affari vostri, anch’io ero uno di quegli illusi che volevano studiare filosofia, ma per fortuna a casa mi hanno convinto a fare la Bocconi (ah, ve l’avevo detto che ho fatto la Bocconi? E senza borse di studio, che son cose per i poveri e gli evasori fiscali). Ma cosa sto a perdere tempo qua con voi, se aveste studiato di più le materie scientifiche non mi contestereste i dati oggettivi che porto.

Insomma:

  1. parti da un enunciato di buon senso;
  2. usalo per esprimere un giudizio morale su un po’ di gente (es.: perdigiorno figlio di papà, negato per le fatiche dello studio, pavido, poco incline al rischio e alla competizione);
  3. aspetta che succeda quel che deve succedere, cioè che qualcuno se la prenda;
  4. a chi si risente anche con toni poco urbani (ma va’? Non te l’aspettavi, eh?) dedica un altro post dove dici, in sostanza: vabbè, allora fate il cavolo che vi pare, ma quando vi ritroverete nei guai, non venite a prendervela con me; 
  5. a chi ti contesta non i numeri, ma l’uso che ne fai, rispondi ancora coi numeri. Lui naturalmente non ce l’ha con quelli, ma col tuo giudizio morale indebito: tu però insisti sempre che quello sta negando l’evidenza delle ricerche;
    5 bis. (attenti, perché questa è geniale): se qualcuno ti fa notare che hai frainteso i numeri, tu spiega che il tuo errore dimostra solo che i numeri sono proprio importanti; insomma: se ti sbagli, questo dimostra che hai ragione (vedi l’edit in corsivo del giorno 13 nel primo dei due articoli);
  6. Quando la temperatura è abbastanza alta, spingi sul pedale della colpevolizzazione e afferma che chi non la pensa come te sta solo reclamando un privilegio “a spese della collettività” (es.: chi studia filosofia si trastulla in passatempi inutili coi soldi di chi paga le tasse, di chi è più competitivo e di chi ha più merito);
  7. una volta messi i lettori gli uni contro gli altri goditi la rissa, i commenti e i clic.

Ora, se Stefano Feltri ha successo nella vita, certamente in parte è grazie a chi gli ha consigliato di fare la Bocconi invece di perdere tempo con la letteratura – d’altronde, se proprio ci tieni, la Divina Commedia te la leggi a casa, mica serve farne un corso di laurea “costoso per la collettività” – ma in parte grazie anche alle sue capacità e infine al fatto che ha capito come funziona il gioco.

Sulla stessa falsariga, possiamo immaginare altri esempi del “metodo Stefano Feltri”. Proviamo:

Feltri: “Secondo gli scienziati, con la pioggia è buona cosa munirsi di un ombrello se si vuole uscire di casa; in casi estremi, meglio non uscire. È ovvio che chi uscisse senza ombrello è un fregnone senza speranza e forse è anche in mala fede.”

Lettore A: “Sì, però, signor Feltri, moderi i termini: mica può trattarci così…”

Feltri: “Uff… riecco la solita anima bella che contesta le ricerche degli scienziati.”

Lettore A: “Ma no, che ha capito? Io dico solo che ho questa cuffia di lana che mi ha fatto la mamma; gli sono affezionato e mi protegge adeguatamente dalle intemperie!”

Feltri: “Senta, faccia quello che vuole; poi quando avrà la polmonite, non venga a lamentarsi qua, e soprattutto veda di portare più lontano possibile il suo sentimentalismo. Lo sa che la sua polmonite ha un costo sociale e per curare lei qualcun altro resterà senza?”

Lettore B: “Ah, ecco perché non mi arriva la pensione! Ma lo sa chi la sta pagando la cuffia di lana di sua mamma? Lo paghiamo noi coi nostri soldi! Lei, sua mamma, il suo copricapo, gli  extracomunitari: tutti sulle nostre spalle!”

(Vanno avanti ad insultarsi per qualche giorno sul blog del Fatto, lettore A contro lettore B, lettore B contro lettore A, lettore C contro gli intellettuali, lettore D contro il governo e lettore E contro Feltri che intanto li lascia fare e prepara il prossimo pezzo)

Un altro esempio del metodo:

Feltri: “è notorio che se anche alla tua fidanzata piace il cinema, sarà più facile decidere cosa fare dopo cena; lo dimostra anche la mia esperienza (a proposito, vi ho mai detto delle mie fidanzate?); bisogna essere davvero degli idioti per mettersi con una che va a letto presto.”

Lettore A: “Scusi, signor Feltri, ma il suo giudizio mi pare un po’ avventato; alla mia ragazza non piace andare spesso al cinema, ma ci facciamo delle gran passeggiate e amiamo i cani e la cucina…”

Feltri: “Guardi, se lei vuole mettere in discussione quello che è ampiamente dimostrato dalle ricerche degli psicologi, poi non venga a lamentarsi quando quella donna l’avrà trascinata dal giudice e le avrà tolto pure le mutande.”

Lettore A: “Ma come si permette?”

Feltri: “E daje. Vi conosco, voi romantici a spese degli altri. E poi, si è mai domandato dove va la sua fidanzata quando lei va al cinema?”

Lettore A: “Ma come? Guarda la tv! Non ama uscire la sera…”

Feltri: “Seee, vabbè. Questo è quello che racconta a lei. Ma l’ha guardata bene in faccia?”

Lettore A: “Ma… ma…”

Feltri: “Guardi, lasci stare. Ne riparleremo quando l’avrà trovata a letto col vicino. Son quelli come lei che intasano i tribunali pagati dalla collettività.”

Lettore A: (piangendo, sottovoce) “…quella stronza…”

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7 thoughts on “Il metodo Stefano Feltri

  1. vabbè, con la crisi dei giornali il marchette per la Bocconi mi sembra un modo come un altro per far quadrare i conti e non perdere il post. Solo che a casa mia si inizia con la dicitura: post sponsorizzato

  2. Feltrinel, feltrinellino! Ma chie è? Quello de le cartolibrerie Feltrinelli? E allora, se fai una cartolibreria, diciamo più che altro una cartoleria, perché mi metti fuori le foto di Foucault e di Hannah Arendt? Metti fuori le foto del farmacista di Piazza Leonardo da Vinci, o quelle dell’imprenditore edile che ha progettato Milano 2, o quelle di Stefano Feltri. Invidia! Tutta invidia! Non possono sopportare che c’è gente che lavorando si appassiona e gioca e non diventa miliardario, così evita di schiantarsi contro un muro con il Porche Cayenne.

  3. Di recente mi rammaricavo per la scomparsa della nobile arte della retorica, che un tempo insegnava a padroneggiare le tecniche (più o meno oneste) del discorso.
    Ma soprattutto, insegnava a sgamarle…

  4. Questo commento è geniale!
    Grazie per avermi fatto sorridere (e ridere) per un articolo che prima mi aveva fatto parecchio arrabbiare. In verità, già a leggere il secondo articolo di Feltri mi sono resa conto che non ne valeva davvero la pena di arrabbiarsi per uno che non sa esporre il suo pensiero in modo coerente ma semplicemente riempie la pagina perché ha la tastiera. Lei mi ha dato la conferma che avevo proprio ragione…

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