La Marzano, Tata Lucia e le “terribili semplificazioni” (seconda parte)

Riprendo il discorso iniziato qui, dove commentavo la notizia di una proposta di legge punitiva nei confronti di siti che esaltano i comportamenti anoressici, e spiegavo che le soluzioni indicate, sebbene di forte attrattiva per chi condivida l’indignazione verso certe comunicazioni, mi appaiono complicare il problema anziché risolverlo.
Ho preso a prestito l’espressione “terribili semplificatori” dello storico Jacob Burckhardt, che usava questa espressione per pronosticare l’avvento di personaggi che avrebbero offerto diagnosi e soluzioni e di facile consenso ai grandi problemi, con tanti saluti alla ragionevolezza e alla comprensione del mondo.
Io, per capirci, non penso che sia per forza una “terribile semplificazione” il cercare soluzioni rapide a problemi complessi, e non penso che la complessità coincida necessariamente con processi lunghi e laboriosi.
Per esempio, certe volte uno sguardo complesso ti porta a scoprire che un problema è insolubile perché nel tuo modo di guardarlo fai qualcosa che lo blinda dentro certi limiti. Nel momento in cui scopri che il problema è il modo in cui guardi, può accadere qualcosa che semplifica parecchio, e con una certa rapidità, il quadro della situazione. Continua a leggere “La Marzano, Tata Lucia e le “terribili semplificazioni” (seconda parte)”

La psicanalisi, signora mia (Castellitto e “In Treatment”)

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Che ne sappiamo ancora troppo poco è vero (sono andate in onda solo le prime puntate della versione italiana), ma chi accetta di misurarsi col copione di “In Treatment” mette in conto anche il confronto rischioso con una di quelle esperienze dopo le quali tutto quel che c’era prima è superato: e se non lo mette in conto, dovrebbe farlo. Continua a leggere “La psicanalisi, signora mia (Castellitto e “In Treatment”)”

Suvvia, si facci picchiare.

Primo Uomo: – Sicuro che non le dispiace?

Secondo Uomo: – Ma le pare? Davvero, glielo direi.

Primo Uomo (sorride): – Grazie molte. Allora ha capito bene come funziona?

Secondo Uomo: – Caro giovanotto, pensa che sia la prima volta? Lei mi dica solo come vuole cominciare, il resto viene da sé.

Primo Uomo: – Mah, io starei sul semplice…

Secondo Uomo: – Inseguimento? Fuga con placcaggio? Continua a leggere “Suvvia, si facci picchiare.”

Boh.

Cioè, magari è un limite mio. Anzi, sicuramente è un limite mio. È che quel pomeriggio arriva quello in televisione, che parla davanti a un sacco di gente, no?, che poi doveva essere un discorso importante, che si capiva che tutta quella gente lo aspettava da un pezzo, e gridava libertà libertà, mica pifferi. Continua a leggere “Boh.”

Il brutto, il bello, i bambini e la TV

Su “Linus” di luglio leggo un articolo di Fabio Geda sulla presa di posizione di Paolo Landi che – lui, direttore della pubblicità di United Colors of Benetton – un bel giorno ha deciso di far sparire il televisore dal soggiorno per proteggere il proprio figlio di quattro anni dall’esposizione continua a morti ammazzati, violenze, veline e altre minacce per la sua giovane coscienza. Oggi di figli ne ha tre e gli ultimi due sono nati in una casa senza tv.
Landi sull’argomento ha scritto anche due libri, “Volevo dirti che è lei che guarda te” (Bompiani, 2006) e “La pubblicità Continua a leggere “Il brutto, il bello, i bambini e la TV”