Jazz, storie e terapia

Sonny Rollins (matita, 1990)Quando mi domandano come mai faccio il mestiere che faccio, una delle risposte che do è che il giorno che ho capito che non avrei mai suonato come avrei voluto, ho realizzato anche che questo era il mestiere che più assomigliava al fare musica.
È una ragione vera esattamente quanto tutte le altre.
Ho scritto questo pezzo ricavandolo dagli appunti di una lezione che ho tenuto sabato scorso: parla di un maestro a cui devo moltissimo. Non c’è più da dieci anni e da allora nel mio mestiere c’è un po’ meno musica. Per la mia rubrica sul sito psychiatryonline.it ho scritto “Blues in C”. (Quello a lato è Sonny Rollins in un mio disegno di oltre vent’anni fa. Col post c’entra e non c’entra.)

L’uomo che faceva troppo

l-uomo-che-sapeva-troppo-1956-133219Lo so che da un po’ sto trascurando il blog, ma a parte il lavoro, la vita (ché fra un post e l’altro c’è anche quella) e il fatto che l’ispirazione non può essere sempre di prima qualità, ultimamente sono alle prese con un impegno che mi gratifica e mi onora, e cioè la gestione di una nuova rubrica su Pol-it.
Pol-It (anche www.psychiatryonline.it) che è da quasi vent’anni un sito importante e prezioso, un punto di riferimento nella rete per quelli che fanno il mio mestiere.
Quando me l’hanno proposto Mario Galzigna e Francesco Bollorino ho pensato che sarebbe stato curioso sperimentare una scrittura che si avvicinasse a quella del blog ma per parlare di psicoterapia e pratica clinica a un pubblico di addetti ai lavori, o comunque informato.
Così abbiate pazienza.
E magari, nell’attesa, venite a trovarmi di là. Chi è del mestiere può anche (anzi è caldamente incoraggiato a) iscriversi al sito per commentare i post e partecipare alle discussioni (e avere una propria pagina di presentazione).
La mia rubrica si chiama “Dialoghi sistemici” e si trova qua.

“TSO” di Magda Guia Cervesato. Se il dolore è una malattia.

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Magda Guia Cervesato

Se trattare il dolore dell’anima come una malattia ha dei precisi effetti che è grave trascurare, l’ulteriore slittamento nel dominio della colpa ha conseguenze tragiche. Già l’affidamento della sofferenza alla medicina porta (oggi possiamo dire: erroneamente, anche nel caso della medicina del corpo) l’idea che chi soffre debba rinunciare ad essere competente fino in fondo sulle cose che lo riguardano; e infatti, chi pretenderebbe di affondare il bisturi nelle proprie stesse viscere, al posto del chirurgo, mentre giace sul letto operatorio? Continue reading ““TSO” di Magda Guia Cervesato. Se il dolore è una malattia.”

“Lo schizofrenico della famiglia” di Pietro Barbetta

Pubblicato anche su Ibridamenti.com

Attendevo “Lo schizofrenico della famiglia” di Pietro Barbetta con una certa curiosità, per almeno tre ragioni.

La prima ragione è che da anni Pietro illustrava le idee e raccontava le storie cliniche che ora sono raccolte nel volume. Credo infatti che fra i suoi libri questo sia stato quello che più ha dovuto lottare per arrivare negli scaffali: per via, dice l’autore, di una “tendenza del mercato psi a non parlare di schizofrenia se non in relazione al trend che va di moda: neurotrasmettitori e cervella“. Tributiamo dunque una gioiosa ola all’editore Meltemi, cui va dato atto di averlo voluto nel proprio catalogo.
In un affollato seminario a Milano nel 2007, ad esempio, Barbetta accese il dibattito con la sua idea che la schizofrenia stesse conoscendo una specie di mutazione, dai floridi deliri a cui ci aveva abituati fino a qualche anno fa al minimalismo catatonico dei “sintomi negativi”, che sono il prodotto dei nuovi neurolettici atipici. Continue reading ““Lo schizofrenico della famiglia” di Pietro Barbetta”