D’amore, di morte e di rock and roll

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Nel 1980 Jim Carroll pubblicò Catholic Boy, il primo album con la band che portava il suo nome.
Era uscito poco tempo prima Basketball Diaries, un libro sostanzialmente autobiografico – raccontava tre anni a cavallo fra il 1963 e il 1966 – del quale si sarebbe parlato di nuovo a metà degli anni Novanta per via della riduzione cinematografica con Leonardo Di Caprio, dove la faccia pulita dell’attore californiano provava a restituire l’adolescenza di Carroll – di famiglia irlandese e cattolica – ai tempi del basket e l’innocenza spazzata via per le strade di N.Y. da LSD, eroina e prostituzione. Continua a leggere “D’amore, di morte e di rock and roll”

Lucertole a New York


Per un periodo, dunque, ho scritto su questa rivista di musica che si chiama “Late for the Sky”. Un paio d’anni durante i quali firmavo a fianco ad alcuni dei miei giornalisti preferiti, e mi sono tolto lo sfizio di parlare di alcuni dei miei musicisti preferiti.
I Lounge Lizards sono un gruppo che ho amato fortemente, insieme ad altri musicisti che negli anni Ottanta consideravamo “avanguardia” e che insegnavano che i generi sono cornici dalle quali si può saltare fuori.
Negli anni successivi, quando cercavo di capire quella bestia strana che mi dicevano chiamarsi postmoderno, ho pensato spesso a loro e a tutti gli altri.
Questo è quello che scrissi sul numero 43 (1999) della rivista.

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