La difficile eredità di Ivan Illich

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Io e il libro (io sono quello dietro)

Ho cercato questo libro di Franco La Cecla su Illich perché avevo bisogno di sapere qualcosa in più di un autore che avevo letto al liceo e sul quale, per varie ragioni, sono tornato di recente. Di La Cecla (che è architetto e antropologo) avevo letto “Perdersi”, che è un libro importante per capire qualcosa del nostro rapporto con le città e con i luoghi, e l’ho ritrovato qui alle prese con l’amico e maestro Ivan Illich.
L’ho letto in breve tempo e ci ho trovato ben più di quello che cercavo. Perché senza nascondersi dietro il dito dell’oggettività e del distacco, l’autore scrive un libro che parla soprattutto di lui: che in quanto osservatore ha una storia e un punto di vista, dal quale raccontare un uomo che in quanto autore ha anche lui una storia e dunque ci consegna idee che non nascono nel vuoto, ma trovano ragione e fondamento dentro quella biografia. “Ogni cosa detta è detta da qualcuno”: e qualcuno è Ivan Illich, come qualcuno è l’allievo e amico fraterno che con lui ha condiviso, mangiato, viaggiato, discusso, pensato, litigato.
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Da Bresciaoggi: “la mia cura open source”

Su Bresciaoggi del 17 settembre scorso, nella mia rubrica quindicinale “Linguaggi della rete”, ho scritto una breve nota sulla vicenda di Salvatore Iaconesi. Sul modo in cui la cultura della rete riconfigura le relazioni e le conoscenze (e le gerarchie basate sulle conoscenze) scrivo da anni. Questa storia mi ha colpito. Continua a leggere “Da Bresciaoggi: “la mia cura open source””