Che cos’è che sa chi sa e che cos’è che sa chi non sa (ma anche che cos’è che non sa chi sa e che non sa chi non sa)

Un paio di fatti a cavallo dell’inizio del 2017 hanno rinvigorito il dibattito sulla pretesa che qualunque punto di vista inesperto e improvvisato possa irrompere nelle discussioni “esperte” con la stessa dignità di chi è competente e titolare di un sapere consolidato.
C’è qualcosa che mi riguarda in tutta la questione, e vorrei provare a dirla. Premettendo un’avvertenza: qui si parlerà (per forza di cose sommariamente, senza essere troppo pedanti) di teorie della conoscenza e di qualche autore in particolare (entrato, suo malgrado, nel dibattito). La premessa è che quel che dirò avrà un valore piuttosto personale, dal momento che ciò che posso dire parte dall’uso che io ho fatto di quelle idee e da quello che esse hanno, nell’arco di venti e passa anni, suggerito a me.
La questione è piuttosto complicata, ma confido che la scansione che ho dato a questo scritto aiuti a mettere le cose in ordine. Parto, dunque.

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Una delle ragioni per cui ci mancherà “Ghiaccio Bollente”

La decisione incomprensibile del cosiddetto servizio pubblico di cancellare dal palinsesto di Rai5 il programma di Carlo Massarini lascia un vuoto che rimbomba. Le ragioni di rimpiangere quello spazio di informazione musicale sono ancora più convinte dopo un episodio recente: il passaggio sanremese di Ezio Bosso.

Bosso è un musicista interessante e dall’attività poliedrica, anche se dalla discografia esigua: a molti sarà capitato di ascoltare la sua musica senza sapere che si trattasse di lui. Dopo che Carlo Conti l’ha portato sul palco dell’Ariston parecchie persone ricorderanno certamente il suo nome (e ricorderanno la carezza del presentatore e la lacrima della violinista in primo piano, insomma). Peccato che nei giorni successivi, digitando in Google “Ezio Bosso Sanremo” quasi tutti i contenuti che si reperivano parlassero del “pianista che commuove l’Ariston”, di “fragilità che vince sulle difficoltà” e così via. Tutto, basta che non si parli di musica.

Qualche settimana prima, proprio nella puntata dei saluti (definitivi, pare al momento, nonostante una petizione che ha raccolto decine di migliaia di firme), Carlo Massarini aveva intervistato il pianista compositore a “Ghiaccio Bollente”. Continue reading “Una delle ragioni per cui ci mancherà “Ghiaccio Bollente””

Al sangue, mi raccomando

È sempre cosa buona occuparsi seriamente di come i media costruiscono una cultura del cibo e del corpo ed è apprezzabile lo zelo di chi denuncia responsabilità nel diffondere pratiche e premesse, salutari o dannose, sul mangiare e sulla salute. Talvolta eccessivo e mal posto, mi è capitato di osservare, ma di per sé apprezzabile.
Per questo m’incuriosisce che i censori attenti a proteggerci dalla cattiva influenza di certi modelli non abbiano mai – non dico scagliato un anatema piccolino – ma nemmeno espresso un dubbio su una questione che a me salta all’occhio con una certa insistenza (sarà un problema mio?).
L’approccio lineare, binario e di buon senso a certi argomenti (donna magra = pubblicità alla magrezza; di conseguenza, contrastare disturbi alimentari = oscurare donne magre, oppure compensare immagini di donne magre mostrando altrettante donne grasse) è molto efficace nel fornire risposte facili, ma non va molto lontano nel produrre domande utili. Utili significa, fra le altre cose, che possibilmente non restino appiattite su una risentita identificazione del capro espiatorio e che non proiettino le responsabilità il più lontano possibile da noi.
Dunque mi permetto di suggerirne alcune.

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La Marzano, Tata Lucia e le “terribili semplificazioni” (seconda parte)

Riprendo il discorso iniziato qui, dove commentavo la notizia di una proposta di legge punitiva nei confronti di siti che esaltano i comportamenti anoressici, e spiegavo che le soluzioni indicate, sebbene di forte attrattiva per chi condivida l’indignazione verso certe comunicazioni, mi appaiono complicare il problema anziché risolverlo.
Ho preso a prestito l’espressione “terribili semplificatori” dello storico Jacob Burckhardt, che usava questa espressione per pronosticare l’avvento di personaggi che avrebbero offerto diagnosi e soluzioni e di facile consenso ai grandi problemi, con tanti saluti alla ragionevolezza e alla comprensione del mondo.
Io, per capirci, non penso che sia per forza una “terribile semplificazione” il cercare soluzioni rapide a problemi complessi, e non penso che la complessità coincida necessariamente con processi lunghi e laboriosi.
Per esempio, certe volte uno sguardo complesso ti porta a scoprire che un problema è insolubile perché nel tuo modo di guardarlo fai qualcosa che lo blinda dentro certi limiti. Nel momento in cui scopri che il problema è il modo in cui guardi, può accadere qualcosa che semplifica parecchio, e con una certa rapidità, il quadro della situazione. Continue reading “La Marzano, Tata Lucia e le “terribili semplificazioni” (seconda parte)”

Come pelle

E insomma, sono sparito per un po’ anche per tenere questa relazione al Festival della Complessità, che quest’anno non si svolge in un posto solo, ma è diffuso e “a km zero”, e lo scorso 7 luglio passava per l’Università Milano Bicocca (che merita un grazie per questa opportunità, insieme a Aiems, a Dedalo97 e a CEP).
La presentazione della mia relazione (titolo: “Il bastone del cieco”), per ragioni di compatibilità che non sto a spiegarvi, non riesce a girare su questo blog: la trovate però nel mio sito “di lavoro”, in questa pagina. Continue reading “Come pelle”

Chi serve in tavola? (Il genere, la violenza e le teorie / 2)

dadostar[Qui c’è la prima parte]

Per quanto anch’io abbia trovato a volte avventate e semplicistiche certe affermazioni di Laura Boldrini (ai tempi in cui il suo bersaglio era la cosiddetta “anarchia in Internet”, ad esempio), mi ha sorpreso la violenza della reazione, immediata come un riflesso condizionato, al suo breve accenno alla questione dell’immagine della donna nella pubblicità: che sia la moglie che serve in tavola mentre il marito aspetta o che sia la donna che rende sexy uno yogurt, un viaggio, un computer. Non c’è niente di così rivoluzionario, a ben vedere, in quel che ha detto. Piuttosto – diciamo – una di quelle cose che sappiamo ma che ogni tanto è bene che qualcuno ci ricordi. Continue reading “Chi serve in tavola? (Il genere, la violenza e le teorie / 2)”

Usare la rete come la televisione? (da Bresciaoggi)

grillo_americaSu Bresciaoggi nella mia rubrica “Linguaggi della rete” ho pubblicato lunedì 4 marzo l’articolo che trovate riprodotto qui.
Ci tornerò presto su, perché le dichiarazioni di Beppe Grillo di cui mi occupo qui (Grillo si schermisce sul merito del successo del suo movimento, per accreditarlo alla “rete” che “modifica il modo di guardare il mondo”) meritano qualche altra riflessione. C’è parecchio che non mi convince nella retorica delle “elezioni vinte in rete”, e quel che dico qui è che la rete nell’avanzata grillina c’entra solo di striscio.
Ne riparleremo. Continue reading “Usare la rete come la televisione? (da Bresciaoggi)”

Quello che no no.

Mentre scrivo queste righe penso stia cominciando su La7 “Quello che non ho”, il nuovo programma di Fabio Fazio e Roberto Saviano. Non ho nessuna possibilità di vedermelo, ho qui sulla scrivania una pila di cose da finire e davanti una notte di quelle che solo col caffè dello studente. E infatti non so nemmeno come mai perdo tempo a scrivere questo post. Dunque non fate caso alla forma, sarò sbrigativo e non rileggerò. Come viene viene.
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Se rinunci al boicottaggio te lo meriti Ezio Graggio

“Greggio”, lo so. È che la rima con la Hunziker era ancora più difficile.
No, allora, su Facebook mi arriva un invito a partecipare all’evento “Boicotta Striscia la Notizia il 30 aprile” (da quello che ho capito, il programma di Antonio Ricci si sarebbe reso colpevole di informazione mendace a proposito di centrali nucleari o giù di lì).
Non è che ho capito subito. Io sapevo che un “evento” è quando succede qualcosa. Un “evento” in cui quel che succede è che non succede una cosa che altrimenti sarebbe successa mi ha richiesto alcuni salti logici di prima mattina. Continue reading “Se rinunci al boicottaggio te lo meriti Ezio Graggio”