L’avvelenata

Tanto ormai si è capito, no? Il gioco è svelato e ce l’avete chiaro tutti.
Questi non li hanno messi lì per governarci. Stanno lì per farci sentire inadeguati. Ma inadeguati non perché siamo mammoni, sfigati e monotoni, no: inadeguati perché non siamo come loro. Hanno capito che se volevano cambiarci almeno un pochino, non bastava un piccolo incoraggiamento, un buffetto sul muso: dovevano darci dei modelli che ci facessero sentire terribilmente colpevoli delle nostre miserie e delle nostre debolezze. Farci provare un po’ schifo di noi, se possibile. Non troppo, ma almeno un po’ sì. Continua a leggere “L’avvelenata”

Poche storie (2): Le conseguenze della metafora

[leggi gli articoli della serie “Poche storie”]
Quando penso alle metafore non mi viene in mente solo la penna del poeta o le immagini delle canzoni, e guance che sono pesche e labbra come petali e cieli che piangono (per dire che piove). Mi viene in mente l’officina del fabbro, e il ferro incandescente, e le scintille e le martellate vigorose che danno forma al metallo, che cambiano la materia.
Nel “Postino” di Michael Radford, Philippe Noiret / Pablo Neruda spiega a Massimo Troisi / Mario Ruoppolo che la metafora è “quando parli di una cosa paragonandola a un’altra”. Con tutto il rispetto per Neruda, Noiret, Troisi e Radford: io oserei di più. Continua a leggere “Poche storie (2): Le conseguenze della metafora”