Il jazz a L’Aquila. Elogio della quantità

jazz4aqQualche giorno prima un amico aveva commentato su Facebook il logo di “Il jazz italiano per L’Aquila” più o meno in questo modo: “Perché la preposizione per?”.
Credo che in quel per – che rimanda a una lunga tradizione di musica benefica da “USA for Africa” in poi – il mio amico vedesse la persistenza di una pericolosa “storia unica”. La storia unica di una città distrutta “per” la quale fare qualcosa.
Che è una storia vera: L’Aquila è davvero una città provata gravemente, affaticata e con problemi importanti. Ma quella storia, da sola, non racconta tutta L’Aquila.

Continua a leggere “Il jazz a L’Aquila. Elogio della quantità”

Dischi per quando fuori ci sono quarantacinque centimetri di neve: l’ultimo Bob Dylan

Erano previsti pressoché per gli stessi giorni il nuovo album di Bob Dylan e “Big Snow”.
Del primo si diceva che sarebbe stato un disco di cover di Frank Sinatra — e dunque giù con le scommesse su come la voce aspra di Dylan, sebbene fattasi più profonda e cavernosa negli anni, avrebbe retto il confronto col papà di tutti i crooner. Il secondo era stato annunciato come la nevicata definitiva, quella che avrebbe spazzato via il mondo come lo avevamo conosciuto.
Così non sapevamo quale dei due attendere con maggiore apprensione. Continua a leggere “Dischi per quando fuori ci sono quarantacinque centimetri di neve: l’ultimo Bob Dylan”

Jazz, storie e terapia

Sonny Rollins (matita, 1990)Quando mi domandano come mai faccio il mestiere che faccio, una delle risposte che do è che il giorno che ho capito che non avrei mai suonato come avrei voluto, ho realizzato anche che questo era il mestiere che più assomigliava al fare musica.
È una ragione vera esattamente quanto tutte le altre.
Ho scritto questo pezzo ricavandolo dagli appunti di una lezione che ho tenuto sabato scorso: parla di un maestro a cui devo moltissimo. Non c’è più da dieci anni e da allora nel mio mestiere c’è un po’ meno musica. Per la mia rubrica sul sito psychiatryonline.it ho scritto “Blues in C”. (Quello a lato è Sonny Rollins in un mio disegno di oltre vent’anni fa. Col post c’entra e non c’entra.)

I miei dieci del duemiladodici (e altre cosette)

Xmas rockNon è colpa mia se questa vi sembrerà una classifica con un marcato carattere, diciamo, generazionale. Magari sarò stato distratto io, ma mi è parso un anno dominato soprattutto soprattutto da alcuni grandi nomi di sempre. D’altra parte, trattandosi di passione, quel che è parso a me è del tutto insindacabile.

Beh: come che sia, propongo ai miei lettori – anche a quelli musicalmente renziani, sperando che trovino comunque pane per i loro giovani denti – una lista dei dieci cd che più mi sono sembrati rappresent… oh, no, insomma: che più mi sono piaciuti. Continua a leggere “I miei dieci del duemiladodici (e altre cosette)”

Todo cambia / 1: “Danny Boy”

Danny_Boy[Tutti i post della serie “todo cambia”]
“Danny Boy” è una popolarissima ballata irlandese (sebbene, come si può leggere qui, l’autore del testo con cui la melodia è diventata celebre avesse poco a che fare con l’Irlanda).
Il testo è un dolente saluto a qualcuno che parte per il fronte: così la canzone ha assunto di volta in volta sfumature patriottiche o antimilitariste. Continua a leggere “Todo cambia / 1: “Danny Boy””

Lo chiamavano Trenita’ (5): Duke Ellington

Una serie di videopost per esprimere tutta la nostra gratitudine per un mezzo di locomozione che ha ispirato tanta della musica che amiamo, nonostante Trenitalia.
Il treno “A” cui è dedicato questo classico di Duke Ellington e Billy Strayhorn è un convoglio della metropolitana: ma la sequenza di questo video è girata in un vagone ferroviario, in un tempo in cui riuscivano a metterci dentro un’intera orchestra swing. Continua a leggere “Lo chiamavano Trenita’ (5): Duke Ellington”

“Sono il mio Walkman!”

Continuando a tirare fuori dall’archivio le recensioni di “dischi del passato” (secondo lo spirito della rivista) che scrivevo per “Late For The Sky”, sul numero 42 del 1999 parlai di questo impressionante disco di quindici anni prima, da un maestro della voce e sperimentatore, Bobby McFerrin.
Scrivere per “Late For The Sky” era un bel modo di guardare la storia (della musica) all’indietro (all’uscita di questo disco spericolato, non potevamo sapere che qualche anno dopo Mc Ferrin sarebbe diventato famoso con un singolo di gran successo radiofonico).
Vi ripropongo l’articolo riveduto, corretto e corredato di un paio di video d’epoca. Buona lettura e buon ascolto. Continua a leggere ““Sono il mio Walkman!””

Libri e terapeuti, V: Massimo Giuliani, Jack, Fernanda e tutti gli altri

[Leggi tutte le puntate della rubrica “Libri e terapeuti”]

M.G.: Massimo Giuliani, psicologo psicoterapeuta e tenutario di questo blog, ce l’hai anche tu un libro che ti ha cambiato la vita?

Massimo Giuliani: Io devo confessare che i libri sono una passione tardiva. È vero che da ragazzino avevo le serie complete dei Gialli dei Ragazzi Mondadori e anche in seguito la letteratura poliziesca mi ha appassionato assai. Continua a leggere “Libri e terapeuti, V: Massimo Giuliani, Jack, Fernanda e tutti gli altri”

Lucertole a New York


Per un periodo, dunque, ho scritto su questa rivista di musica che si chiama “Late for the Sky”. Un paio d’anni durante i quali firmavo a fianco ad alcuni dei miei giornalisti preferiti, e mi sono tolto lo sfizio di parlare di alcuni dei miei musicisti preferiti.
I Lounge Lizards sono un gruppo che ho amato fortemente, insieme ad altri musicisti che negli anni Ottanta consideravamo “avanguardia” e che insegnavano che i generi sono cornici dalle quali si può saltare fuori.
Negli anni successivi, quando cercavo di capire quella bestia strana che mi dicevano chiamarsi postmoderno, ho pensato spesso a loro e a tutti gli altri.
Questo è quello che scrissi sul numero 43 (1999) della rivista.

Continua a leggere “Lucertole a New York”

Flavio Soriga: “Viva il meticciato”

È successo che in coda a un mio post una navigatrice lasciasse un commento: “Ehi, ma hai letto “Sardinia Blues” di Flavio Soriga?”. Così l’ho letto durante l’estate, e mi è piaciuto, e anche parecchio. Tre trentenni sardi e la loro estate tenera e disperata (v. qui); uno di loro, Davide, appare come l’alter ego dello scrittore. Continua a leggere “Flavio Soriga: “Viva il meticciato””