Su Ibridamenti: jihad e rivolta generazionale?

[Su IBridamenti ho pubblicato due giorni fa una riflessione sul terrorismo in un’ottica di cui si parla sempre di più in giro. Questa è un’anteprima, per leggere tutto l’articolo I figli degli ‘ostracizzati’: un’ipotesi su violenza e terrorismo seguite il collegamento alla fine. Grazie a Ranieri Salvadorini, per alcuni link e per il confronto su alcune questioni; grazie alla collega Ilaria Carosi per il confronto su altre]

Una ipotesi su violenza e terrorismo

Dall’inizio del 2015 è emersa una leva di jihadisti costituita da immigrati di seconda generazione, non più venuti da lontano ma nati nel paese europeo nel quale compiono atti terroristici. Diverse analisi sugli attentati di Parigi parlano del nuovo radicalismo come rivolta generazionale, come la guerra di una “seconda generazione in rivolta contro i loro padri” e con la loro religione troppo “morbida”. Mi pare una considerazione molto stimolante per chi lavora con le relazioni familiari, con gli adolescenti e con i loro genitori, e si trova ad osservare i modi in cui il conflitto generazionale si esprime anche attraverso la violenza, diretta all’interno della famiglia ma anche all’esterno.
Mi torna utile, per parlare di alcuni aspetti che mi interessano dei rapporti tra figli e genitori, e tra questi e il contesto sociale, un concetto che in questi ultimi anni ha focalizzato Adriano Zamperini, professore di psicologia sociale all’università di Padova: l’ostracismo. [continua a leggere l’articolo su Ibridamenti.com]

Le metafore dell’integrazione

Vi sarà capitato di leggere la dichiarazione recente di Massimo D’Alema su attentati e immigrazione (è un po’ più articolata delle trascrizioni stringate che si trovano in giro, perciò è utile ascoltarsela nel podcast di Radio Anch’io: puntata del 24/3/2016, dal minuto 14 della parte I).
L’ex ministro degli esteri dice cose particolarmente istruttive nel dibattito sulla questione, perché secondo me sono l’esempio di come continuamente premesse fallaci neutralizzano delle buone idee. Sono anche un esempio di come, al di là della forma e qualche volta delle intenzioni, il discorso dei politici xenofobi e quello dei democratici su convivenza e immigrazione non si differenzi granché.
D’Alema dipinge un bel quadro ma lo mette dentro una cornice vecchia. E curiosamente non si accorge che quella cornice non è abbastanza grande da contenere il quadro: se vuoi quel quadro, tocca metterci una cornice adeguata; se invece vuoi tenerti quella a tutti i costi, allora forse dovresti ridimensionare le aspettative su cosa ci metti dentro. Continue reading “Le metafore dell’integrazione”