La violenza e il vocabolario

Di uno dei miei maestri che non ci sono più ricordo quella capacità di cogliere la verità delle cose smontandole e riducendole a un interrogativo tanto disarmante quanto ineludibile. Lo ricordo come un modo di onorare la premessa della complessità portando le questioni non lontano anni luce da noi, ma facendole planare sul tavolo, nude, in modo che ci interrogassero, e che lo facessero in maniera tale da esigere una risposta in prima persona.
Si discuteva un giorno, in un gruppo di formazione, della morte di una ragazzina – per la precisione, di uno dei più terribili delitti contro una donna che io ricordi. Continue reading “La violenza e il vocabolario”

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Il genere, la violenza e le teorie / 1

batteredAllora, partiamo chiarendo il punto di osservazione dal quale guardo le cose che vedo. Un punto di osservazione è necessario per vedere e nello stesso tempo determina i limiti della porzione di realtà che si può vedere. Dunque:
– sono un maschio;
– sono un terapeuta relazionale, che vuol dire che fra le altre cose che faccio nella vita c’è lavorare con coppie e famiglie in crisi o in conflitto.
Quando ho letto l’articolo “Non è violenza di genere” dello psicoanalista Sarantis Thanopulos sul manifesto del 31 agosto, come altri sono rimasto perplesso per più di un passaggio, ma devo dire che i punti controversi mi parevano enormità tali che avevo deciso di attribuirli a una questione di incomprensioni linguistiche (non so in che lingua scriva Thanopulos) [1], o da parte dell’autore nei confronti dei concetti che ricavava dal dibattito in corso da noi, o da parte di chi aveva tradotto il suo articolo per il giornale. Continue reading “Il genere, la violenza e le teorie / 1”