Quanto c’entra Dylan con la letteratura (da uno a due)?

Al giudice saggio furono portati i due litiganti. Il primo disse “Dylan non è proprio letteratura, dargli il Nobel è inopportuno!”. Egli ascoltò molto attentamente e commentò: “Tu hai ragione”.
Poi ascoltò il secondo: “Dylan è il più letterario dei cantanti rock, il suo Nobel è dovuto”, e di nuovo commentò: “Tu hai ragione.”
A questo punto un osservatore esclamò: “Eccellenza, non possono avere ragione entrambi!”. Il giudice saggio ci pensò sopra un attimo e poi, serafico: “Hai ragione anche tu”.
(Citazione a memoria, forse non era proprio così)

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Piani d’ascolto (di Ezio Tarantino)

cat-stevens-sanremo-2014A proposito di Cat Stevens a Sanremo. Grazie Ezio Tarantino.
(Il video in questione si vede cliccando sul link dell’articolo originale).

Blog senza qualità

Al minuto 2.58 del video che potete vedere qui sotto viene compiuto un delitto culturale. Un abominio, un atto blasfemo nella sua irritante naturalezza, nel suo essere spudoratamente paradigmatico del degrado dei tempi in cui viviamo.

La scena: Cat Stevens (per meglio dire: Yusuf Islam, ma non si arrabbierà nessuno che continuerò a chiamarlo Cat Stevens), sul palco del festival di Sanremo canta un suo vecchio successo, la bellissima, struggente “Father and son“, forse una delle più belle canzoni mai scritte (parere personale, ovviamente). Accompagnato solo dalla sua chitarra Cat Stevens crea uno di quei momenti di assoluta purezza e magia che può essere paragonata all’esibizione di Bruce Springsteen di qualche anno fa, nel 1996 per la precisione, quando eseguì The ghost of Tom Joad.

Bene, dal minuto 2.58 al minuto 3.03 (cinque lunghissimi secondi) il regista decide che è arrivato il momento di intervallare la ripresa…

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