No, vabbè, ma allora aveva ragione Scalfari.

radiocorriereDiciamo: secondo me tutto sommato aveva abbastanza torto, per le ragioni che già ho detto e perché commette l’errore di vedere fatti e oggetti dove è più utile vedere processi e relazioni, ma quello che ho trovato ieri mattina porterebbe acqua a qualcuno dei suoi mulini.
Il Radiocorriere TV ha pubblicato in questi giorni un’intervista a Moni Ovadia, attore e drammaturgo ebreo: l’ho scoperta grazie ad “Articolo 21” che l’ha riprodotta nella Giornata della Memoria, lasciando intatta una mostruosità – secondo me a ragione, se si tratta di una scelta anziché di una perpetuazione della svista. Infatti è nell’originale, che ho rintracciato e che sta qui.
L’artista suggerisce di allargare lo sguardo agli altri stermini del passato più e meno recente, e di celebrare il Giorno “delle Memorie”.
Che vuol dire, oltre ai sei milioni di ebrei della Shoah, ricordare i cinquecentomila rom e sinti, i tre milioni di slavi, gli omosessuali, gli antifascisti e i testimoni di Geova. Ma anche la ex Jugoslavia, e i gulag di Stalin, e i campi della morte in Cambogia, e il genocidio dei Tutsi. Anzi: dei “Tootsie”, all’inglese.
Così scrive l’articolista, proprio come il titolo del film di Sidney Pollack con Dustin Hoffman vestito da donna.
tootsieSe escludiamo che l’autore possa credere che in Ruanda esista un clan che si chiama come una tata di New York, quel che è successo è abbastanza chiaro. Probabilmente i word processor del Radiocorriere hanno più confidenza coi film americani che con la storia dei genocidi del ventesimo secolo: il guaio l’avrà combinato un correttore ortografico configurato per venire incontro al redattore con inglese difettoso che volesse compilare una filmografia di Dustin Hoffman. Quello riconosce digitazioni maldestre come “Tootsi”, “Tootsy”, “Tutsie”, “Tutsy” o, appunto, “Tutsi”, e interviene non richiesto.
Investito di una responsabilità troppo grande per la sua rigidità (non è in grado, infatti, di distinguere una recensione cinematografica da un articolo sulla memoria), sceglie lui anziché sottomettersi all’umano (il quale, evidentemente, lo lascia fare).

Quando sprizzavamo cultura da tutti i pori (cioè prima di Internet, no?)

scalfariUn mese fa nel quiz di Carlo Conti i concorrenti si rovinano la reputazione collocando la nomina di Hitler a cancelliere nel 1948, poi nel 1964 e infine nel 1979 (erano le risposte proposte insieme a 1933). Richiesti poco dopo sulla visita di Ezra Pound a Mussolini, ipotizzano il 1964. Ovviamente non si tratta di sapere in che anno Mussolini abbia incontrato il poeta, ma semplicemente di escludere che il mascellone fosse in condizioni di ricevere chicchessia nel ’48, nel ’64 o nel ’79.
Chiaro che è una tragedia. Non si può derubricare l’episodio a seppur grave ignoranza delle nozioni scolastiche. È qualcosa di peggio. Se hai trent’anni oggi e pensi che Hitler sia salito al potere pochi anni prima della tua nascita, non hai alcuna idea di come sia fatto il mondo che abiti. Guardi le cose intorno e non trovi connessioni. Il mondo è sconnesso e inspiegabile. Continue reading “Quando sprizzavamo cultura da tutti i pori (cioè prima di Internet, no?)”

Narciso, signora mia.

waterhouse_narciso_ecoVenerdì scorso su Repubblica Eugenio Scalfari viene intervistato per celebrare la pubblicazione per Mondadori di una robusta collezione di suoi scritti.
L’intervista è di quelle in cui le domande sono intercalate alle parole dell’intervistato in modo da imprimere un ritmo da deficit di attenzione, col risultato di massacrare i pensieri e qualunque possibilità non solo di approfondimento decente, ma anche di connessione fra i concetti. Poco male, dato che il tono è quello della chiacchierata sulle scale del condominio, anche un po’ adulatoria (“Dotto’, c’è la posta, come sta? Sempre un bell’uomo, eh?, chissà quante donne ha avuto…”), e i pensieri sono del tipo: “l’odio è l’amore per il potere” oppure “Freud ha indicato tre figure psichiche: Continue reading “Narciso, signora mia.”