Slowhand lo fa ancora

Che poi a un certo punto anche che palle, quel vezzo di ascoltare la musica per poi storcere il naso e sentenziare “niente di nuovo”, oppure “roba già sentita!”. Che la musica sia una continua rincorsa a superare se stessa, oggi possiamo dirlo, è una fregnaccia che ci ha sottratto diverse opportunità di godimento e ci ha fatto comprare dischi che tempo due settimane ci avrebbero definitivamente sfracellato le scatole. Ma insomma, c’è un momento della vita in cui evidentemente è necessario anche quello. Continua a leggere “Slowhand lo fa ancora”

“Perché non lo facciamo per la strada?”. Un libro di Blue Bottazzi

Ripubblico la recensione già uscita qui.

“La musica si ascolta rigorosamente da soli. È il comunicarsi di una esperienza del cuore al cuore di un’altra esperienza. Altrimenti c’è sempre quello/a che salta fuori, «ma stasera poi ci facciamo ‘na birra o anche sei?». No, non va bene, non si spezza il flusso comunicativo. Il moto dei pianeti potrebbe rovesciarsi.”
(Dalla prefazione di Paolo Vites)

Per chiarezza: io adoro vivere in questo tempo. Se trent’anni fa mi avessero detto che sarebbe arrivato un momento in cui la musica — tanta musica — sarebbe stata così a portata di mano, che sarebbe stato possibile persino scambiarla istantaneamente e senza comprometterne tragicamente la qualità sonora, non ci avrei creduto. Continua a leggere ““Perché non lo facciamo per la strada?”. Un libro di Blue Bottazzi”

I batteristi hanno gusti strani

Questo l’avevo scritto per il numero 40 (del 1999) di Late for the Sky: i collaboratori, a turno, erano ospitati nella rubrica fissa “Il mio primo disco”. Riveduto, ripulito e aggiornato, ve lo ripropongo.
Credo che il senso di questa storia sia che le cose che ci cambiano la vita (un libro, un disco, un film) sono spesso legate a una relazione, a un incontro, a delle persone insomma
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