E se internet diventasse una bolla chiusa?

pariser

Comincio a recuperare gli arretrati: questo è il pezzo uscito per la mia rubrica “Linguaggi della rete” di Bresciaoggi lo scorso lunedì 27 febbraio. In quei giorni circolava insistentemente il video di un seminario di Eli Pariser. Così ho preso spunto dal suo libro “The filter bubble”.
L’articolo è uscito col titolo “La democrazia in rete è solo una grande illusione?”; eccolo:

Il libro di Eli Parisier è dell’anno scorso, ma un bell’articolo di Massimo Mantellini («La segregazione su Internet», qui: bitly.com/xAbk3b) ha riaperto la discussione. Parisier racconta come il grande sogno di una rete democratica, aperta, che connette ciascuno di noi con chiunque altro nel mondo, sia ancora lontano dall’essere realizzato. Cosa lo impedisce? Gli algoritmi.

Anche quando non sei connesso, Google raccoglie informazioni su di te: ad esempio sul computer che stai utilizzando o sul luogo in cui ti trovi. Parisier chiese a due amici di cercare «Egitto» nel motore di ricerca: uno di loro trovò articoli sulle proteste popolari, l’altro informazioni turistiche e notizie di altro tipo. Google non è uguale per tutti. Il suo libro racconta che se cerchi «depressione» su Dictionary.com, il sito ti installa centinaia di cookie in modo che altri siti possano bersagliarti con la pubblicità di antidepressivi. E i social network? «Ho notato che i miei amici conservatori erano spariti dalla mia pagina Facebook». Sono di sinistra, dice Parisier, ma m’interessa sapere cosa pensano, vedere quali contenuti condividono e leggerne i commenti. Però Facebook ritiene che per me siano più «rilevanti» gli amici progressisti: così i conservatori spariscono dai miei news feed e io dai loro. Facebook decide per me, senza chiedere.

Si chiama «personalizzazione»: dicono che serva per inviarti solo informazioni utili, la verità è che ti chiude in un mondo in cui entra solo quello che ti assomiglia. In rete dovresti essere connesso al resto del mondo, senza confini, e invece ti ritrovi chiuso in una «filter bubble», una bolla, una gabbia fatta di filtri. «The Filter Bubble» è il titolo del libro (Penguin Press, 2011, non ancora tradotto in italiano). Il sottotitolo suona: «Quello che Internet ti nasconde».

 

Tu non sei una macchina

Parlo spesso (ne parlavo qui, per esempio) della possibilità che la rete offre di coagulare collettivi, intelligenze sovraindividuali e distribuite, non soggette all’egemonia di un capo o al protagonismo di un singolo.
Sto leggendo il libro di Jaron Lanier Tu non sei un gadget e penso al punto di vista dell’autore, che non è uno di quelli per i quali era meglio quando la gente si vedeva di persona invece che su Facebook Continua a leggere “Tu non sei una macchina”