Via la carta, restano il corpo e la voce (da Bresciaoggi)

bsoggiL’articolo che ho scritto per il numero di lunedì 7 gennaio della rubrica “Linguaggi della rete” su Bresciaoggi è nato da una telefonata con Jacopo Nacci che mi raccontava un po’ di novità della sua attività di scrittore di romanzi e racconti (ne parla sul suo blog Yattaran, qui: leggete anche il suo post, è utile a capire di cosa si parla). Ne è venuta fuori una riflessione su Internet, narrazione e relazioni umane.
L’articolo è uscito col titolo “Neoumanesimo digitale, la storia che ritorna”. Buona lettura.
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Da Bresciaoggi: “la mia cura open source”

Su Bresciaoggi del 17 settembre scorso, nella mia rubrica quindicinale “Linguaggi della rete”, ho scritto una breve nota sulla vicenda di Salvatore Iaconesi. Sul modo in cui la cultura della rete riconfigura le relazioni e le conoscenze (e le gerarchie basate sulle conoscenze) scrivo da anni. Questa storia mi ha colpito. Continua a leggere “Da Bresciaoggi: “la mia cura open source””

Le foto contro l’anoressia, che meno male che qualcuno ci ha pensato

Cercando su Google le immagini di una campagna che ho visto qua e là nella rete, digito “foto contro anoressia”.
Dalle prime due voci del motore di ricerca saltano fuori due immagini molto diverse. Questa:

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e questa: Continua a leggere “Le foto contro l’anoressia, che meno male che qualcuno ci ha pensato”

La pelle delle donne

senonoraSegnalo due post (belli, secondo me, di quelli che ti fanno fare domande) pressoché sincroni che si occupano di questioni contigue: Zauberei riflette sulla faccenda del manifesto del PD con la gonna che svolazza (perché “cambia il vento”, no?) e Federica Sgaggio ci mette a parte di alcune considerazioni sorte dopo una visione del documentario “Il corpo delle donne” (trovate il trailer in fondo a questo articolo). Come vedrete, non guardano esattamente dalla stessa prospettiva… Continua a leggere “La pelle delle donne”

“Sono il mio Walkman!”

Continuando a tirare fuori dall’archivio le recensioni di “dischi del passato” (secondo lo spirito della rivista) che scrivevo per “Late For The Sky”, sul numero 42 del 1999 parlai di questo impressionante disco di quindici anni prima, da un maestro della voce e sperimentatore, Bobby McFerrin.
Scrivere per “Late For The Sky” era un bel modo di guardare la storia (della musica) all’indietro (all’uscita di questo disco spericolato, non potevamo sapere che qualche anno dopo Mc Ferrin sarebbe diventato famoso con un singolo di gran successo radiofonico).
Vi ripropongo l’articolo riveduto, corretto e corredato di un paio di video d’epoca. Buona lettura e buon ascolto. Continua a leggere ““Sono il mio Walkman!””

La morte si fa bella: “Departures”

“Far rivivere un corpo freddo, e donargli bellezza eterna. Con gesti calmi e precisi. E soprattuto con infinito affetto. Partecipare all’ultimo addio, e accompagnare il defunto nel suo viaggio. In tutto questo percepivo un senso di pace…”

Quello che è irresistibile è il fatto che in giro per la rete si trovino ciarliere e fantasiose recensioni di critici che non l’hanno mai visto, o che ne hanno visti i primi cinque minuti. Infatti solo in questi giorni esce nei cinema italiani grazie a un piccolo distributore appena nato, a due anni dall’uscita in Giappone e a più di un anno dal premio Oscar come miglior film straniero nel 2009, un piccolo capolavoro che si è fatto amare in tutto il mondo e che noi, dopo tanta attesa, ci eravamo convinti di non meritarci.
“Departures” di Yôjirô Takita (“Okuribito” in originale) è la storia del violoncellista Daigo, che resta disoccupato quando la sua orchestra chiude. In cerca di un lavoro, e tornato in campagna con la moglie, si imbatte nell’annuncio di una piccola agenzia locale: “Aiutiamo la gente a partire”. Continua a leggere “La morte si fa bella: “Departures””

Sangue dalla terra, crepe sulla pelle

Rileggevo in questi giorni Patchwork Girl (1995), il romanzo ipertestuale di Shelley Jackson: una storia multilineare (navigabile su cd-rom) su una specie di Frankenstein donna realizzata con pezzi di corpi altrui. Una storia complessa che offre metafore sul sé, sull’identità ipertestuale e sui link (giunture, cicatrici) fra i vari “testi” che compongono quell’ipertesto.

Il corpo è spesso al centro dell’interesse di Shelley Jackson: come nel caso di “Skin”, un romanzo breve composto di 2095 parole – del quale ho parlato in questo frangente – tatuate sul corpo Continua a leggere “Sangue dalla terra, crepe sulla pelle”

Tutta colpa delle modelle

Foto di • ℓεℓε •

A vederlo così, appare ragionevole e di buon senso il pressoché unanime sdegno di quelli che puntano il dito contro il glamour esangue delle modelle sempre più secche e diafane. Tanto di buon senso che chi non si associa rischia addirittura di essere guardato con sospetto.
TV, riviste, politici illuminati, puntano il dito contro le indossatrici magre, identificando in quel modo “egemone” d’intendere il corpo femminile il veicolo culturale dell’anoressia Continua a leggere “Tutta colpa delle modelle”