Che cos’è che sa chi sa e che cos’è che sa chi non sa (ma anche che cos’è che non sa chi sa e che non sa chi non sa)

Un paio di fatti a cavallo dell’inizio del 2017 hanno rinvigorito il dibattito sulla pretesa che qualunque punto di vista inesperto e improvvisato possa irrompere nelle discussioni “esperte” con la stessa dignità di chi è competente e titolare di un sapere consolidato.
C’è qualcosa che mi riguarda in tutta la questione, e vorrei provare a dirla. Premettendo un’avvertenza: qui si parlerà (per forza di cose sommariamente, senza essere troppo pedanti) di teorie della conoscenza e di qualche autore in particolare (entrato, suo malgrado, nel dibattito). La premessa è che quel che dirò avrà un valore piuttosto personale, dal momento che ciò che posso dire parte dall’uso che io ho fatto di quelle idee e da quello che esse hanno, nell’arco di venti e passa anni, suggerito a me.
La questione è piuttosto complicata, ma confido che la scansione che ho dato a questo scritto aiuti a mettere le cose in ordine. Parto, dunque.

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“È nuovo, dunque è buono” (ti piace vincere facile, eh?)

Non è che non mi accorga che da una delle due parti è pieno di gente che intossica la discussione con argomenti infami e che preferisce al confronto l’attacco ad personam. Mi è evidente eccome. Però nemmeno dall’altra parte mi aiutano a nutrire la speranza che fra tanti anni non ricorderò questa campagna referendaria come la più tossica alla quale abbia assistito.
Trovo insopportabili e, se usati deliberamente, poco corretti alcuni degli argomenti che vanno per la maggiore in queste settimane. Anch’io preferisco le buone maniere alla bava alla bocca di tanti che hanno in antipatia il governo e gli autori della riforma: ma, per fare un  esempio, chiedere all’avversario di rispondere del fatto che dalla sua parte voteranno un sacco di persone deplorevoli – mettendo nella categoria neofascisti, grillini, Berlusconi e non so chi altro – non è molto ragionevole. Per la precisione, è un modo di procedere che chi si occupa di retorica chiama falso dilemma. Continue reading ““È nuovo, dunque è buono” (ti piace vincere facile, eh?)”

Come pelle

E insomma, sono sparito per un po’ anche per tenere questa relazione al Festival della Complessità, che quest’anno non si svolge in un posto solo, ma è diffuso e “a km zero”, e lo scorso 7 luglio passava per l’Università Milano Bicocca (che merita un grazie per questa opportunità, insieme a Aiems, a Dedalo97 e a CEP).
La presentazione della mia relazione (titolo: “Il bastone del cieco”), per ragioni di compatibilità che non sto a spiegarvi, non riesce a girare su questo blog: la trovate però nel mio sito “di lavoro”, in questa pagina. Continue reading “Come pelle”