Al sangue, mi raccomando

È sempre cosa buona occuparsi seriamente di come i media costruiscono una cultura del cibo e del corpo ed è apprezzabile lo zelo di chi denuncia responsabilità nel diffondere pratiche e premesse, salutari o dannose, sul mangiare e sulla salute. Talvolta eccessivo e mal posto, mi è capitato di osservare, ma di per sé apprezzabile.
Per questo m’incuriosisce che i censori attenti a proteggerci dalla cattiva influenza di certi modelli non abbiano mai – non dico scagliato un anatema piccolino – ma nemmeno espresso un dubbio su una questione che a me salta all’occhio con una certa insistenza (sarà un problema mio?).
L’approccio lineare, binario e di buon senso a certi argomenti (donna magra = pubblicità alla magrezza; di conseguenza, contrastare disturbi alimentari = oscurare donne magre, oppure compensare immagini di donne magre mostrando altrettante donne grasse) è molto efficace nel fornire risposte facili, ma non va molto lontano nel produrre domande utili. Utili significa, fra le altre cose, che possibilmente non restino appiattite su una risentita identificazione del capro espiatorio e che non proiettino le responsabilità il più lontano possibile da noi.
Dunque mi permetto di suggerirne alcune.

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