Il zen outside: intervista con Folco Orselli e Claudio Sanfilippo

La scorsa settimana sul palco di AlParco di Verolanuova (BS), nello splendido Parco Nocivelli, avevo ascoltato Claudio Sanfilippo. Questa domenica ero pronto per il concerto di Folco Orselli e poco prima di partire sono venuto a sapere che ci sarebbe stato anche Claudio. Il concerto è stato ancora più emozionante seguito vicino a Claudio – che di Folco è amico da sempre – ascoltandolo commentare con emozione le canzoni del collega. Il quale gli ha anche lasciato il palco per il tempo di tre canzoni, per il piacere di chi, fra il pubblico, è riuscito a cogliere il valore di quello che stava accadendo.
Trovarli entrambi mi ha dato l’occasione di poter registrare, alla fine, questa lunga chiacchierata per il blog, seduti fino ben oltre la mezzanotte con qualche birra e l’odore del sigaro di Claudio.
Complimenti a Elena Panzera per il gran lavoro che fa per portare nella bassa ogni estate una grande quantità di eventi come questi. Grazie a Serena per la registrazione e per le foto.
E grazie a Claudio e a Folco per l’enorme regalo di questo tempo passato insieme a parlare di faccende che ci stanno a cuore. Sono due tra i musicisti che, per quanto mi riguarda, hanno fatto le cose più preziose di questi ultimi anni nella canzone d’autore italiana: poter condividere questo tempo con loro è stato un grande onore. Un altro motivo di gratitudine è nel fatto che questa conversazione mi ha chiarito ancora meglio alcune delle ragioni per cui la loro Milano, orami da parecchi anni, è una delle città in cui mi sento a casa.

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Todo cambia / 11: “Autogrill”

[Leggi i post della serie “todo cambia”]

Bocephus King è un cantautore canadese vicino al rock e al mondo di Bruce Springsteen e Van Morrison, e per molte ragioni sorprende che abbia scelti di rifare una delle più belle canzoni di Francesco Guccini.
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Angelo Branduardi: le magie si fanno (almeno) in due

Angelo_Branduardi_e_Maurizio_Fabrizio_nel_1979[Per la rubrica “Le storie dei Mille”. Cos’è? È spiegato qua, e la lista, al momento incompleta, dei mille è qua]

Questa storia dimostra che nella musica il successo è sempre il prodotto di un incontro magico. Anche di tante altre cose, si capisce, ma se non capita uno di quegli incontri lì, non c’è niente da fare. Quando dico il successo non intendo per forza nel senso dei numeri, e del pubblico, e dei soldi, ma spesso se la magia è di quelle che funzionano veramente, arrivano anche quelli.
A dispetto dell’immagine comune del musicista che crea chiuso nella stanza col suo strumento, la musica è un fatto collettivo, mai individuale. Quel momento privato, quando c’è, fa comunque parte di una storia. Continua a leggere “Angelo Branduardi: le magie si fanno (almeno) in due”

Il cantautore, il web e Repubblica (e l’acqua calda)

Allora, partiamo dal presupposto che io a De Gregori gli voglio bene come a pochi altri cantanti italiani.
Dico di più: è uno dei pochissimi (ma proprio pochi: stanno veramente sulle dita della mano di uno spaccalegna distratto) che quando parlano in una intervista non mi viene da dire “ma perché non tace e non va a suonare, che è meglio?”. Nel senso che non c’è una volta che non dica cose di peso specifico cospicuo, o che parli tanto per parlare. Ai tempi della radio mi capitò di intervistarlo e fu uno dei momenti più alti della mia trascurabile carriera. Continua a leggere “Il cantautore, il web e Repubblica (e l’acqua calda)”

Qui Radio Tarantula [1]: Bartleby con la chitarra

Se prendi il music business, e prima togli la buccia, poi gratti lo strato spesso della costruzione del personaggio ad opera di squadre di esperti, e poi ancora tiri via le strategie imprenditoriali e le decisioni progettate a tavolino (spesso il tavolino dell’avvocato), quello che trovi in fondo a tutto non sono i Rolling Stones, e nemmeno Bruce Springsteen, no.
Ci trovi gente come Nick Drake o Elliott Smith, che Continua a leggere “Qui Radio Tarantula [1]: Bartleby con la chitarra”

Paolina, Gabriele D’Annunzio e tutti gli altri

Avevo intorno ai quindici anni quando mi regalarono un l.p. di uno strano chitarrista dagli occhiali con la montatura rossa. Credo che quel disco (un disco italiano!) abbia lasciato una traccia sul mio personale immaginario rock and roll. Mi appariva come una galleria di disperati, irregolari, emarginati, matti e antisociali.
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Le grandi mani di Ralph McTell

La mia recensione di questo disco di Ralph McTell uscì sul n. 39 (1999) della rivista “Late for the Sky”, di cui vi ho parlato qualche post fa.
La ripubblico qui, riveduta e riscritta in alcuni passaggi. “Water of Dreams” è uno dei miei dischi preferiti di sempre e Ralph McTell, inglese legato alla scena del folk britannico, uno dei cantautori che più mi appassionano, per vocalità, composizione e stile chitarristico.
(Dico a te: se non hai voglia di leggere fino in fondo… guarda almeno il video di Hands of Joseph!) Continua a leggere “Le grandi mani di Ralph McTell”

1999: Bruce Cockburn in concerto

Dagli articoli che scrissi fra il 1999 e il 2000 per Late for the Sky, ecco la cronaca di un gran concerto di Bruce Cockburn. Era la fine del ’99, da poco era uscito “Breakfast in New Orleans, Dinner in Timbuktu”. La ripropongo qui perché Cockburn è uno degli autori e dei chitarristi che amo di più, e quella fu l’unica volta che lo vidi dal vivo. Continua a leggere “1999: Bruce Cockburn in concerto”