Il zen outside: intervista con Folco Orselli e Claudio Sanfilippo

La scorsa settimana sul palco di AlParco di Verolanuova (BS), nello splendido Parco Nocivelli, avevo ascoltato Claudio Sanfilippo. Questa domenica ero pronto per il concerto di Folco Orselli e poco prima di partire sono venuto a sapere che ci sarebbe stato anche Claudio. Il concerto è stato ancora più emozionante seguito vicino a Claudio – che di Folco è amico da sempre – ascoltandolo commentare con emozione le canzoni del collega. Il quale gli ha anche lasciato il palco per il tempo di tre canzoni, per il piacere di chi, fra il pubblico, è riuscito a cogliere il valore di quello che stava accadendo.
Trovarli entrambi mi ha dato l’occasione di poter registrare, alla fine, questa lunga chiacchierata per il blog, seduti fino ben oltre la mezzanotte con qualche birra e l’odore del sigaro di Claudio.
Complimenti a Elena Panzera per il gran lavoro che fa per portare nella bassa ogni estate una grande quantità di eventi come questi. Grazie a Serena per la registrazione e per le foto.
E grazie a Claudio e a Folco per l’enorme regalo di questo tempo passato insieme a parlare di faccende che ci stanno a cuore. Sono due tra i musicisti che, per quanto mi riguarda, hanno fatto le cose più preziose di questi ultimi anni nella canzone d’autore italiana: poter condividere questo tempo con loro è stato un grande onore. Un altro motivo di gratitudine è nel fatto che questa conversazione mi ha chiarito ancora meglio alcune delle ragioni per cui la loro Milano, orami da parecchi anni, è una delle città in cui mi sento a casa.

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Meglio fuori che male accompagnati: Folco Orselli, “Outside is my Side”

Ascoltando Folco Orselli puoi goderti il senso di disorientamento che ti prende quando attraversi quella quantità di mondi che trova spazio nei suoi pezzi, oppure puoi cominciare a pensare a come diavolo si può chiamare quello che fa, a quale altro artista possa assomigliare, a cos’altro riferirti per descrivere la sua musica. Magari perché lo vuoi raccontare agli amici, o ci vuoi scrivere un pezzo sul blog, o solo perché la sua musica è di una ricchezza che un po’ ti sopraffà, e allora le devi mettere un’etichetta e de-finirla. Ma tanto non ci riesci e allora, fanculo, torni a goderti quel senso di disorientamento. Continue reading “Meglio fuori che male accompagnati: Folco Orselli, “Outside is my Side””

Slowhand lo fa ancora

Che poi a un certo punto anche che palle, quel vezzo di ascoltare la musica per poi storcere il naso e sentenziare “niente di nuovo”, oppure “roba già sentita!”. Che la musica sia una continua rincorsa a superare se stessa, oggi possiamo dirlo, è una fregnaccia che ci ha sottratto diverse opportunità di godimento e ci ha fatto comprare dischi che tempo due settimane ci avrebbero definitivamente sfracellato le scatole. Ma insomma, c’è un momento della vita in cui evidentemente è necessario anche quello. Continue reading “Slowhand lo fa ancora”

Lo zen e l’arte dello swing (e del bluegrass, e del folk, e dello scrivere canzoni in milanese)

Ilzendelswing di Claudio Sanfilippo è un album che viene da lontano, e lo fa passando per tante strade diverse. Tutte, suppergiù, attraversano Milano.
homesanfiPer cominciare, bisogna dire che Sanfilippo – chitarrista a proprio agio con la canzone americana e con la musica brasiliana – scrive canzoni e incide da tanto tempo e ha avuto modo di farsi rispettare anche sul palco del Premio Tenco. Una sua canzone sul calcio, che diventò inno delle dirette dei mondiali del Brasile con la voce di Mina, gli fruttò un momento di popolarità un po’ più ampia e, si suppone, quel po’ di respiro che ti permette di pensare alla tua musica e all’abum successivo senza grandi preoccupazioni per l’affitto. Perché si diceva di Milano, appunto, e fra i numi che ispirano la sua penna c’è Gianni Brera di San Zenone Po, cantore dell’epica del fùtbol e ideologo del catenaccio. Continue reading “Lo zen e l’arte dello swing (e del bluegrass, e del folk, e dello scrivere canzoni in milanese)”

Dischi per quando fuori ci sono quarantacinque centimetri di neve: l’ultimo Bob Dylan

Erano previsti pressoché per gli stessi giorni il nuovo album di Bob Dylan e “Big Snow”.
Del primo si diceva che sarebbe stato un disco di cover di Frank Sinatra — e dunque giù con le scommesse su come la voce aspra di Dylan, sebbene fattasi più profonda e cavernosa negli anni, avrebbe retto il confronto col papà di tutti i crooner. Il secondo era stato annunciato come la nevicata definitiva, quella che avrebbe spazzato via il mondo come lo avevamo conosciuto.
Così non sapevamo quale dei due attendere con maggiore apprensione. Continue reading “Dischi per quando fuori ci sono quarantacinque centimetri di neve: l’ultimo Bob Dylan”

Nel nome di Big Bill (il nuovo album dei fratelli Alvin)

Ripubblico qui l’articolo uscito sul mio Medium.com col titolo “Come va con tuo fratello? Phil e Dave Alvin si ritrovano e dedicano un album a Big Bill Broonzy”

Big Bill Broonzy è un artista ponte. È il cantante e chitarrista che connette il blues acustico e rurale dei primi del Novecento a quello di Chicago: la strada che unisce l’uno all’altro l’ha percorsa in avanti e all’indietro nel corso della sua carriera.
Quello che disse di lui Keith Richards dà un’idea dell’influenza che esercitò su tanti musicisti: “Lo vidi quando avevo più o meno otto anni. Condensava tutto quello che volevo dalla vita: cantare, suonare la chitarra ed essere nero.” Continue reading “Nel nome di Big Bill (il nuovo album dei fratelli Alvin)”