Al sangue, mi raccomando

È sempre cosa buona occuparsi seriamente di come i media costruiscono una cultura del cibo e del corpo ed è apprezzabile lo zelo di chi denuncia responsabilità nel diffondere pratiche e premesse, salutari o dannose, sul mangiare e sulla salute. Talvolta eccessivo e mal posto, mi è capitato di osservare, ma di per sé apprezzabile.
Per questo m’incuriosisce che i censori attenti a proteggerci dalla cattiva influenza di certi modelli non abbiano mai – non dico scagliato un anatema piccolino – ma nemmeno espresso un dubbio su una questione che a me salta all’occhio con una certa insistenza (sarà un problema mio?).
L’approccio lineare, binario e di buon senso a certi argomenti (donna magra = pubblicità alla magrezza; di conseguenza, contrastare disturbi alimentari = oscurare donne magre, oppure compensare immagini di donne magre mostrando altrettante donne grasse) è molto efficace nel fornire risposte facili, ma non va molto lontano nel produrre domande utili. Utili significa, fra le altre cose, che possibilmente non restino appiattite su una risentita identificazione del capro espiatorio e che non proiettino le responsabilità il più lontano possibile da noi.
Dunque mi permetto di suggerirne alcune.

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La Marzano, Tata Lucia e le “terribili semplificazioni” (prima parte)

Torno da alcuni giorni di discussioni on line a proposito della proposta di legge di cui è prima firmataria Michela Marzano, cui seguono Mara Carfagna, Stefania Prestigiacomo, Paola Binetti, Pippo Civati e molti altri, per l'”introduzione dell’articolo 580-bis del codice penale, concernente il reato di istigazione a pratiche alimentari idonee a provocare l’anoressia, la bulimia o altri disturbi del comportamento alimentare”. Scopo della proposta, come spiegato nella premessa, è “contrastare in maniera efficace la diffusione esponenziale dei siti «pro-ana» e «pro-mia» che, attraverso blog e chat, incitano e diffondono comportamenti anoressici e bulimici esaltando l’anoressia e la bulimia come modalità di vita” (il corsivo ce l’ho messo io). Dunque la convinzione che ispira il provvedimento proposto è che determinati siti web “diffondano comportamenti anoressici e bulimici”: che si possa diventare anoressici/che o bulimici/che, insomma, per effetto della diffusione di comportamenti attraverso siti web.
Adesso, facciamo che questa premessa sia sensata. Facciamo che non sia una “terribile semplificazione” e che veramente, i “comportamenti anoressici” siano diffondibili via web. Mettiamoci cioè dalla parte di chi fa la proposta: noi vogliamo combattere i siti pro-ana perché sono pericolosi. Essi diffondono e “promuovono” comportamenti autolesionistici. Continua a leggere “La Marzano, Tata Lucia e le “terribili semplificazioni” (prima parte)”

Le foto contro l’anoressia, che meno male che qualcuno ci ha pensato

Cercando su Google le immagini di una campagna che ho visto qua e là nella rete, digito “foto contro anoressia”.
Dalle prime due voci del motore di ricerca saltano fuori due immagini molto diverse. Questa:

anti-anoressia-1

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Tutta colpa delle modelle

Foto di • ℓεℓε •

A vederlo così, appare ragionevole e di buon senso il pressoché unanime sdegno di quelli che puntano il dito contro il glamour esangue delle modelle sempre più secche e diafane. Tanto di buon senso che chi non si associa rischia addirittura di essere guardato con sospetto.
TV, riviste, politici illuminati, puntano il dito contro le indossatrici magre, identificando in quel modo “egemone” d’intendere il corpo femminile il veicolo culturale dell’anoressia Continua a leggere “Tutta colpa delle modelle”