Su Pol-It.org: Potere, metafore e lupini

fiore_lupino“…per qualche ragione, le metafore della lotta ci suonano più familiari di quelle della collaborazione. I nostri assunti sulle relazioni prendono forma per lo più dalla centralità della competizione, a dispetto del ruolo che pure la cooperazione ha avuto nell’evoluzione. Racconta Robert B. Livingstone nella sua conversazione col Dalai Lama (1992) che i botanici, condizionati anch’essi da questa premessa, battezzarono lupino un fiore azzurro che cresceva spontaneamente su pendici montane che non ospitavano altri fiori. Lupino, dunque, per via della sua presunta natura di lupo solitario, che teneva lontane le altre piante contendendo loro il nutrimento. Ci vollero anni per comprendere che quel fiore aveva sviluppato la capacità di crescere in luoghi poveri di minerali, lasciando alla propria morte una concentrazione di sali che permetteva ad altre piante più deboli di svilupparsi nello stesso posto. La metafora della competizione aveva portato a una doppia calunnia: ai danni del lupino e del lupo stesso, anch’esso in realtà più incline alla cooperazione di quanto gli riconosca il luogo comune.”

Nella mia rubrica su Pol-It (Psychiatry on line) pubblico la mia relazione “Sistema gerarchico non piramidale: disordine, potere, autorganizzazione” tenuta ad Asolo il 21 giugno nel convegno “Sostare in territori di confine”, organizzato dal Servizio di Alcologia dell’Ulss 8 con i locali ACAT e ARCAT. Leggi l’intervento!

Il “mondo piccolo”: sei, quattro, diciannove gradi (da Bresciaoggi)

Una notizia circolata nei giornali il mese scorso è stata l’occasione per l’articolo che Bresciaoggi ha pubblicato lunedì 18 marzo per la mia rubrica “Linguaggi della rete”. La notizia non link-barabasiera nuova e qualcuno ricorderà che ne parlammo qui quattro anni fa (e già non lo era).
Però ne ho approfittato per segnalare un libro che dopo una decina d’anni mi pare ancora interessante. Buona lettura.

Fa rumore la notizia di una scoperta, a prima vista incredibile, del fisico ungherese (ma docente a Boston) Albert-László Barabási. Continua a leggere “Il “mondo piccolo”: sei, quattro, diciannove gradi (da Bresciaoggi)”