È che quando se ne va uno come Clarence Clemons, non se ne va da solo.

Ho amato alla follia quel suono e poi gli ho voltato le spalle sdegnosamente. Intendo quel suono ossuto e nervoso come il corpo di Bruce dei concerti del 1978 e massiccio come la figura di Clarence “Big Man” Clemons.
Ero a Milano, allo stadio Meazza, nel giugno del 1985, per quella serata che attendevamo da una vita e che in qualche momento eravamo arrivati a pensare di non meritarci più: un concerto di Springsteen e della E Street Band in Italia. Erano i giorni di Born in the U.S.A., l’album che dal titolo faceva il verso a Born to Run e che pure rappresentava il punto più distante dal lirismo del Boss degli anni Settanta. Continua a leggere “È che quando se ne va uno come Clarence Clemons, non se ne va da solo.”

Due (un nuovo caso di Timothy Blaise)

Due.
Per quanto si facesse fumare le cervella, non riusciva a trovarne un terzo. Sempre due.
Continuava a camminare per la stanza e a contare fra sé e sé. Camminava e contava. Contava e camminava. Uno, due… due. Niente da fare: non ce n’era un altro.
Tornò verso la scrivania. Guardò la donna seduta e scosse il capo.
“Ma, signora… è proprio convinta?”.
“Le dico che c’è, Blaise. Mi creda. Deve aiutarmi a trovarlo, ne ho bisogno”. Continua a leggere “Due (un nuovo caso di Timothy Blaise)”

Cento mercoledì

Arrivai a L’Aquila con mia moglie tre giorni dopo il terremoto di lunedì 6 aprile 2009. Era il giovedì prima di Pasqua. Raccontai qui quello che vedemmo e quello che sentimmo, ammesso che fosse qualcosa che si può raccontare: per quanto sia difficile rendere l’idea delle crepe e delle macerie, di una città in cui i soli esseri umani che si incontravano per strada erano quelli in divisa o gli ultimi abitanti che trascinavano i loro trolley verso la macchina per andarsene, non esiste la possibilità di raccontare il silenzio che circondava tutto. Continua a leggere “Cento mercoledì”

“Mi manca. Varcherò le transenne…”

A proposito di raccontare il terremoto: dalla rete ho raccolto questo racconto di una persona che desidera restare anonima. Lo abbiamo rilanciato nei social network e ora lo posto anche qui perché resti a disposizione più a lungo.
Ci tengo che lo leggiate in tanti: da venti mesi tanti aquilani non possono avvicinarsi alle proprie case. Continua a leggere ““Mi manca. Varcherò le transenne…””

Un caso indicativo, Mr. Blaise…

Timothy Blaise girò la chiave nella porta del suo ufficio. Un po’ più tardi delle altre mattine, osservò. Ma il periodo non era di quelli che ti mettono il diavolo alle calcagna. Fu sfilando la chiave che si accorse di quella figura ferma nell’ombra in fondo al corridoio. Da quanto era lì ad aspettare?
“Non si può dire che si ammazzi di lavoro, signor Blaise”, sibilò sarcastica la donna uscendo dall’ombra. “Dice che posso fidarmi di un investigatore mezzo disoccupato?”. Continua a leggere “Un caso indicativo, Mr. Blaise…”

Radio Tarantula

Questo è il primo post di un nuovo blog, anche se scorrendo le pagine a ritroso ci trovi articoli degli ultimi due anni: siccome il passato vuoi o non vuoi te lo porti con te (o semplicemente perché il buonsenso vuole che non si butti via niente) mi sono portato dietro le cose più importanti (importanti per me o che so essere importanti per qualcuno che le ha lette) pubblicate sul mio blog di prima, insieme a schegge impazzite che avevo lasciato in altri angoli di Internet (social network o altri blog che non ha mai letto nessuno) e persino articoli usciti su riviste o mestamente rimasti nel cassetto, come si diceva una volta. In realtà: nel mio disco fisso.

Sembra non bastare mai, lo spazio per raccontare. Continua a leggere “Radio Tarantula”

Dopo L’Aquila, parte V: Resilienza

(Clicca per leggere tutti i post della serie “Dopo L’Aquila”)
La resilienza, in fisica, è quella capacità di certi materiali di resistere a sollecitazioni straordinarie.
In psicologia è diventata una metafora della capacità di individui o gruppi di reggere l’impatto di traumi di particolare severità, sviluppando risorse insospettate e addirittura creative.

Ci pensavo mentre giravo domenica mattina alle otto in quella parte (deserta, e non solo perché erano le otto della domenica) di Corso Vittorio Emanuele, a L’Aquila, nella quale hanno da poco aperto al passaggio pedonale un percorso fra due file di transenne di sicurezza. L’Aquila resiliente.

“Perché, c’è scelta?”, mi dice Manuela: “O la resilienza o la follia“. Continua a leggere “Dopo L’Aquila, parte V: Resilienza”