Nessun motivo particolare per la scelta autarchica di quest’anno, se non il fatto che per ragioni varie mi è capitato di ascoltare più musica italiana che altro. Così ecco i migliori dieci album del 2016, a mio insindacabile giudizio (d’altra parte, chi avesse tempo ed energie per sindacare, potrebbe serenamente farsi un blog e la sua classifica). Più qualche menzione speciale. Una perché è un disco uscito un po’ prima del 2016 (anche se è entrato imperiosamente nella mia annata musicale). E un altro perché lasciarlo fuori mi dispiaceva.

1. Claudio Sanfilippo: “Ilzendelswing”

Non si discute: è il disco dell’anno.
Claudio Sanfilippo canta Milano con un armamentario musicale e strumentale di stampo americano folk e bluegrass. I compagni di strada sono fenomenali, da Max De Bernardi e Veronica Sbergia a Massimo Gatti, a Icaro Gatti. Brani originali e quattro cover, fra cui “Famous Blue Raincoat” di Leonard Cohen, che qua diventa “Impermeabil Bleu”.
Del cd parlai qui, e l’intervista a Claudio Sanfilippo (e Folco Orselli) sta qua.

2. Flo: “Il mese del rosario”

Bellissima voce, album piano di influenze diverse: non fatevi ingannare dall’aria apparentemente scanzonata, qui si parla di storie difficili e di amori violenti.
Flo è napoletana del Rione Sanità, sa scrivere con ironia (mica quella che ti fa fare due risate: quella che ti passa il cuore da una parte all’altra) e questo è il suo secondo album, dopo “D’amore e di altre storie irreversibili” e un’attività live assai intensa.

3. Francesca Elena Monte: “Occhi negli occhi (un omaggio a Chico Buarque)


Pare che lo stesso Chico Buarque de Hollanda abbia espresso un parere entusiastico sul risultato di questo progetto: undici interpretazioni (in portoghese o italiano) di canzoni dell’autore brasiliano che nulla concedono all’allegria un po’ cialtrona con cui a volte si approccia la musica brasiliana, persino in un brano già ampiamente fatto a pezzi come “A Banda”. Arrangiamenti (per lo più chitarristici) minimali e una voce matura. Tutto splendido.

4. Francesco Piu: “Peace and Groove”

Vabbè, ho detto che erano italiani gli artisti, mica la musica.
Sardo, classe 1981, Francesco Piu canta il blues con autorevolezza e passione. Ascoltate qualche traccia del nuovo “Peace and Groove” in cui preme più di prima sul pedale del funk e del suono elettrico, e dei cori gospel e dei fiati, per un suono gioioso e coinvolgente.
Francesco Piu pubblica per la Appaloosa.

5. Peppe Voltarelli: “Voltarelli canta Profazio”

Fondatore nel 1991 del Parto delle Nuvole Pesanti, attivo fra musica, teatro e cinema, Voltarelli è cosentino e dedica questo cd al grande Otello Profazio, cantante calabrese dalla lunga e specchiata carriera.
Profazio “spunta” nel video di “Qua si campa d’aria”, canzone che nell’originale aveva raggiunto vendite che per il genere non si erano mai viste (e non si sarebbero viste mai più).
Omaggio quanto mai necessario, e disco bellissimo.

6. Jimmy Ragazzon:  “SongBag”

Fondatore di Mandolin Brothers, due cover, Alessandro “Jimmy” Ragazzon è uscito nel 2016 col suo primo disco solista, “SongBag”. Dylaniano dentro, mette in scaletta due cover: “Spanish Is The Loving Tongue” di Bob Dylan e “The Cape” di Guy Clark. Musicista di grande cultura, non solo musicale, si conquista la fiducia di Jono Manson che produce l’album.

7. Enzo Avitabile: “Lotto infinito”

“Ogni creatura è un’isola davanti al mare”: perché il mare, nei dischi di Enzo Avitabile, c’entra sempre.
Con un manipolo di ospiti di lusso il musicista napoletano riprende il discorso del precedente “Black Tarantella”. Ospiti totalmente al servizio del suo progetto, e mai scelti con un criterio di lustro commerciale (anche quando si tratta di Giorgia).
Bel lavoro di uno dei nostri artisti più sinceri e grande interprete delle musiche del Sud. Di qualunque Sud.

8. Vittorio Cosma: “La Facoltà dello stupore”

Uno di quegli artisti invisibili ma presenti da tanto tempo dietro le quinte della musica italiana e accanto ai suoi interpreti migliori, Vittorio Cosma ha pubblicato nel 2016 un album di eleganza particolare.
Impossibile da identificare in un genere, è un album strumentale che vive delle innumerevoli esperienze del suo autore, oltre che del contributo di una quantità di ospiti preziosi.
A prescindere dal genere che frequentate, coltivare ogni tanto la facoltà di stupire (e stupirsi) può essere una buona idea.

9. Nuova Compagnia di Canto Popolare: “50 anni in buona compagnia”


Non solo un album dei ricordi di una formazione gloriosa: la NCCP torna con un disco che riesce a parlare una lingua attuale. Registrato poco prima della morte di Carlo D’Angiò, vede di nuovo Fausta Vetere insieme a Corrado Sfogli, Patrizio Trampetti e Eugenio Bennato.
Doppio cd con un po’ di cose d’epoca (sì, pure quella a cui state pensando…) ma anche tanti inediti.

10. Luigi Mariano: “Canzoni all’angolo”

Secondo album di Luigi Mariano, anche se è difficile definirlo un autore “giovane”: il precedente risale ormai a sei anni fa e nel frattempo Mariano si è fatto conoscere attraverso i media (almeno, in limiti consentiti dal fatto di scrivere canzoni in un certo modo) e ha fatto incetta di premi anche prestigiosi.
Non è un disco perfetto “Canzoni all’angolo”, ma mi va di metterlo in questa lista perché rifare “The Ghost of Tom Joad” è una sfida tremenda, e lui l’ha superata con onore e merita i complimenti. Poi, accanto a cose epiche come Tom Joad ci sono temi piccolini come quello di “Fa bene fa male” (con Simone Cristicchi). Ma quando osa, Luigi Mariano ci piace di più.

Questi, dunque, erano i dieci. Ma non è finita. Vorrei assegnare due premi speciali a due dischi che non rientrano in questa decina per ragioni diverse ma che meritano di essere segnalati.

Premio speciale “È colpa mia che sono arrivato tardi”:
Folco Orselli, “Outside is my Side”

Vi avevo raccontato qui del cd di Folco Orselli: l’ho scoperto quest’anno, ma era uscito qualche mese prima. Però resta uno degli album che hanno reso migliore il mio 2016.
Un quarto di Enzo Jannacci, un quarto di Tom Waits, un quarto di blues e un quarto di rosso, è veramente un disco di qualità superiore. Ascoltate “Quello che canta Onliù” di Jannacci, in una versione tex-mex e di media gradazione alcolica.

Premio speciale “Adesso non facciamo che ci riperdiamo di vista”:
Francesco Baccini, “Instant Bootleg Live”

Di Baccini ho adorato i dischi degli esordi: “Cartoon” è un album che contiene alcuni guizzi straordinari. Poi, non so, sarà che è difficile confrontarsi con un esordio così, ma insomma, un po’ alla volta Baccini si appannò. Pazienza, succede: ma ho sempre avuto l’impressione che, trascurato dalla critica, il personaggio si sia chiuso in se stesso e abbia preso a frequentare pessime compagnie. Poi è arrivato lo spettacolo su Tenco, e Baccini è tornato a brillare come sa. Ora esce con questo live autoprodotto che – si dice in giro – prelude a un nuovo album in studio di alta qualità. Nell’attesa, ritroviamo “Fotomodelle” e “Vendo tuto”, ma anche “Monna Lisa” di Ivan Graziani (e un po’ di De Andrè), in un live scintillante. È stato in ballottaggio fino all’ultimo per la mia lista, ma in ogni caso volevo segnalarvelo.
Non ho trovato video legati all’album: beccatevi la scaletta su Spotify.

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2 thoughts on “I dieci del duemilasedici (tutti italiani)

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