[Leggi i post della serie “todo cambia”]

“Bella ciao” è il canto popolare che più di ogni altro rimanda alla Resistenza e alla lotta di liberazione dal nazifascismo.

Si porta dietro una storia affascinante e qualche equivoco: per esempio, che discenda dal canto delle mondine dallo stesso titolo. Ma la “Bella ciao” delle mondine è certamente di epoca post bellica (trovo su Wikipedia che fu composta dal mondino Vasco Scansani di Gualtieri). Eccone una versione recente:

Dunque è almeno coetanea della “Bella ciao” antifascista se non addirittura posteriore, e ad essa ispirata. L’origine di quella che conosciamo da sempre è un’altra, ed è stata ricostruita dall’etnomusicologo Roberto Leydi.
Apprendo dall’Archivio di Etnografia e Storia sociale che è più probabilmente un’evoluzione di un canto popolare più antico, “Fior di tomba”:

Toh – dice – ma davvero “Bella ciao” ha origini yiddish? No, anche se a giudicare da questa versione l’ipotesi sarebbe credibile. E invece questa versione di “Fiore di tomba” è una specie di gioco, una reinterpretazione in chiave klezmer che probabilmente prende spunto da un altro vecchio equivoco che Carlo Loiodice smontò su Carmilla Online.
In alcune versioni di “Fiore di tomba”, il saluto “bella ciao” pare rivolto alla giovinezza che sfiorisce. Altre raccontano la storia di una esecuzione capitale.
Su Youtube ho rintracciato questa:

C’è da dire che la struttura del canto partigiano potrebbe essere figlia anche di un celebre canto infantile della tradizione lombarda, “La me nona l’è vecchierella”:

Tutto questo materiale potrebbe derivare addirittura, attraverso numerosi passaggi e trasformazioni, da una ballata francese del Cinquecento, di cui si ritrovano tracce ad esempio in Piemonte (“La daré d’cala montagna”):

o in Veneto (“Stamattina mi sono alzata”):

E non solo. Guardate anche cosa si trova in giro per le diverse tradizioni popolari: questa “E picchia picchia la porticella” l’ho trovata cantata da Orietta Berti…

Ma quello che sappiamo per certo è che la nostra “Bella ciao” è diventata un canto di resistenza che abbiamo ritrovato anche fra le donne curde entrate a Kobane dopo aver combattuto l’Isis:

E guardate anche questo documento girato fra i combattenti curdi. Cliccate sulla foto e ascoltate dal minuto 1’12”.
Ma prima: buon 25 aprile!

kobane_bellaciao

 

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