Equilibrio degenere

L’ho visto in televisione e non ci volevo credere.
Circola questo spot promosso dal Governo come “Campagna informativa sulle quote di genere”, e sul canale Youtube di Palazzo Chigi viene presentato così:

“La campagna per la promozione della presenza equilibrata di uomini e donne nei luoghi decisionali nasce in primo luogo dall’esigenza di sensibilizzare, da una parte, tutti i cittadini e le cittadine, dall’altra, la classe dirigente sui temi della presenza femminile nella governance delle società sotto il controllo di pubbliche amministrazioni, in ottemperanza al principio dell’equilibrio di genere, stante il forte impatto sull’economia del Paese della normativa adottata in attuazione della legge n. 120 del 2011…”

Dunque, uno spot pensato per sensibilizzare da una parte i cittadini, e dall’altra la classe dirigente. Come sanno tutti, la classe dirigente è piuttosto sensibile agli spot con animazioni. È la ragione per cui, di solito, si evita di proiettare “Bambi” in prossimità di qualche rappresentante della classe dirigente.
E in che consisterebbe questo “equilibrio di genere” al quale il governo vorrebbe sensibilizzare da una parte e dall’altra?

Dice il video:

Studi scientifici confermano: le donne nelle aziende aumentano produttività e creatività. Mentre in Italia le donne ai vertici delle società pubbliche e private sono poche. Per questo nel 2011 è stata approvata la legge 120 che stabilisce un riequilibrio di genere. Un concreto aiuto al Paese per essere più dinamico, creativo e produttivo.

Per semplificare, lasciamo da parte l’uso volgare della parola “creatività”. Parliamone un’altra volta, ché già mi prudono le mani.
Ma per il resto: è chiaro? L'”equilibrio di genere” non significa che chiunque dovrebbe avere il diritto di esercitare il proprio talento e di vederselo riconosciuto, senza – per esempio – dover scontare discriminazioni nella carriera e nello stipendio per il fatto di essere donna. No: significa che ai vertici delle aziende occorrono più donne perché così il Paese è più produttivo e dinamico.
Non abbiamo gli stessi diritti perché è giusto, ma perché le ricerche dimostrano che è utile alle aziende.

Nemmeno ai tempi di Berlusconi ho visto rimpiazzare l’ultimo residuo di idea sul mondo con dosi così massicce di pragmatismo volgare e disumano. Benvenuti nel Paese della sinistra al 40%. (Lo so che la legge è del 2011, ma lo spot con cui è presentata è online da un annetto).

Donne e uomini possono aspirare alle medesime soddisfazioni, ad aver pari voce nei “luoghi decisionali” finché serve che sia così. E dopo? E se le ricerche scientifiche avessero dimostrato che l’equilibro di genere non è poi così produttivo? Se domani pubblicassero una ricerca che smentisce la precedente? Se la scienza provasse che per la produttività delle aziende non c’è niente come un maschio competitivo e aggressivo? Avremmo così la legittimazione scientifica alla discriminazione di genere?

Bell’uso della “scienza”, questo, per trovare conferme a un modello e per misurare le persona in funzione di quel modello: mai per metterlo in discussione, ci mancherebbe altro.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...