radiocorriereDiciamo: secondo me tutto sommato aveva abbastanza torto, per le ragioni che già ho detto e perché commette l’errore di vedere fatti e oggetti dove è più utile vedere processi e relazioni, ma quello che ho trovato ieri mattina porterebbe acqua a qualcuno dei suoi mulini.
Il Radiocorriere TV ha pubblicato in questi giorni un’intervista a Moni Ovadia, attore e drammaturgo ebreo: l’ho scoperta grazie ad “Articolo 21” che l’ha riprodotta nella Giornata della Memoria, lasciando intatta una mostruosità – secondo me a ragione, se si tratta di una scelta anziché di una perpetuazione della svista. Infatti è nell’originale, che ho rintracciato e che sta qui.
L’artista suggerisce di allargare lo sguardo agli altri stermini del passato più e meno recente, e di celebrare il Giorno “delle Memorie”.
Che vuol dire, oltre ai sei milioni di ebrei della Shoah, ricordare i cinquecentomila rom e sinti, i tre milioni di slavi, gli omosessuali, gli antifascisti e i testimoni di Geova. Ma anche la ex Jugoslavia, e i gulag di Stalin, e i campi della morte in Cambogia, e il genocidio dei Tutsi. Anzi: dei “Tootsie”, all’inglese.
Così scrive l’articolista, proprio come il titolo del film di Sidney Pollack con Dustin Hoffman vestito da donna.
tootsieSe escludiamo che l’autore possa credere che in Ruanda esista un clan che si chiama come una tata di New York, quel che è successo è abbastanza chiaro. Probabilmente i word processor del Radiocorriere hanno più confidenza coi film americani che con la storia dei genocidi del ventesimo secolo: il guaio l’avrà combinato un correttore ortografico configurato per venire incontro al redattore con inglese difettoso che volesse compilare una filmografia di Dustin Hoffman. Quello riconosce digitazioni maldestre come “Tootsi”, “Tootsy”, “Tutsie”, “Tutsy” o, appunto, “Tutsi”, e interviene non richiesto.
Investito di una responsabilità troppo grande per la sua rigidità (non è in grado, infatti, di distinguere una recensione cinematografica da un articolo sulla memoria), sceglie lui anziché sottomettersi all’umano (il quale, evidentemente, lo lascia fare).

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