[Tutte le recensioni di High Hopes su Tarantula]
Dopo la mia risposta al suo intervento, ecco la replica di Maurizio Montanari.
Maurizio torna sulla questione prendendo la storia alla lontana: come fu che negli anni Ottanta ci guardammo tutti nelle palle degli occhi e pensammo che Bruce sarebbe finito sepolto da quei suoni sintetici (e come fu che qualche anno dopo tirammo tutti un sospiro di sollievo).
Seguite il dibattito e se vi va dite la vostra (nei commenti o contattandomi sulla pagina Facebook per farmi avere un testo o, meglio ancora, un video).

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3 thoughts on “Non si placa il dibattito su “High Hopes”: 3) la replica di Maurizio Montanari

  1. Non so se seguire un ordine preciso o lasciarmi andare; provo un po tutt’e due.
    E’ necessario che mi presenti a Maurizio con questa premessa: non avrei titolo alcuno per poter discutere di Springsteen e men che meno in mezzo a due come voi. Ho la considerazione e il rispetto che si deve ai giganti, perché i giganti parlano alle corde che Maurizio evoca fin dall’esordio culinario: non nello stesso modo, non con lo stesso stile, non con lo stesso vocabolario, non con la stessa disciplina espressiva; meno male, altrimenti quelle stesse corde, che tutti hanno, non potrebbero avere, però, possibilità di poter vibrare in tutti, fosse pure un sola volta nella vita. La considerazione e il rispetto quindi, mentre in voi v’è “quel qualcosa 😀 ” che, come Massimo ben sa, io ho -paro paro- per un altro.
    Anch’io Maurizio soffro per i pur lodevoli (perché no) sforzi d’imitazione o d’interpretazione personale CULINARI, ma i piatti realmente originari di precise località si possono apprendere, se lo si desidera realmente, e riprodurre a regola d’arte; così come un tocco che prima non c’era non è detto che non possa esserci mai, o che debba essere colpevolizzato il solo pensarci; neppure è detto che non si possa parlare di arricchimento (in campo culinario, ma visto il precedente di Maurizio approfitto anch’io per scivolare con nonchalance nel musicale) perché: la vostra “original version”, per un altra persona, potrebbe essere la sua terza quarta versione e, magari, pur sapendo quale sia l’originale, ha la corda che vibra con un’altra versione … e questo io lo chiamo arricchimento anche quando non provenga dall’autore stesso. Non mi è possibile ricostruire quante versioni io abbia sentito di Solsbury Hill, quanti stravolgimenti fatti dall’autore o da altri, ma neppure mi è possibile negare che la sua esecuzione live con la New Blood Orchestra e quella assolutamente personale di Lou Reed, nel mio modo d’intendere, abbiano arricchito anche LA MIA Solsbury Hill, che pure per me è l’originale (non è il solo esempio che potrei fare).
    La chitarra di Morello non è uscita dall’urna e già questo dovrebbe farvi un certo piacere e, se non quello, almeno farvi domandare il perché; fatto ciò, memori della persona che ha VOLUTO interpellare Morello dargli il credito che normalmente e giustamente gli date.
    Morello non fa il giro “rap” ma sono suoi passaggi tipici, e nelle versioni live di The Ghost con il Boss non fa mai gli stessi interventi …. ma sono tutti firmati, non semplicemente da uno dei grandi della chitarra ma di una gran bella persona, un fiore di uomo che nello strumento mette la sua anima sapendocela mettere 😉
    Per questi motivi ritengo che: come nessuno può privarvi dell’originale, ci mancherebbe! Neppure è così scontato che l’intervento di Morello non abbia i requisiti per poter essere goduto come arricchimento. 😉

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