intervista_ppL’Aquila, il primo terremoto narrato attraverso Internet
(da “La Provincia Pavese”, 26 settembre 2013)

“Coltivare il paradosso di un’intelligenza collettiva composta non di anonimi, ma di voci con un’identità, non solo rende la rete più umana e rispettosa degli individui che la abitano, allontanando i rischi di totalitarismo digitale, ma realizza quella dimensione di equilibrio dinamico che (…) mantiene aperto il flusso della comunicazione”. Scrive così Massimo Giuliani – psicologo e blogger, aquilano di nascita e bresciano d’adozione – nell’introduzione al suo libro “Il primo terremoto di Internet (L’Aquila: blog, social network, narrazioni del trauma nello show della ricostruzione)”, di cui oggi alle 18, alla Nuova Libreria Il Delfino (piazza Cavagneria 10), discuterà con Sara Peruselli e Marco Vassallo dell’Atelier delle Relazioni.
“La storia di questo libro (un ebook, disponibile anche in versione cartacea) risale a quando cominciai a pensare che sentivo la mancanza di un libro che parlasse di Internet, non come un oggetto astratto ed esoterico ma come una rete di persone in carne ed ossa – dice Massimo Giuliani – Pensai che io una storia che spiegasse la rete ce l’avevo: la storia dei blogger e degli autori che per parecchi mesi dopo il terremoto hanno raccontato L’Aquila. Così ho fatto qualche telefonata, ho scritto qualche messaggio su Facebook e tutti quelli a cui ho chiesto un’intervista per raccontare come andò mi hanno detto di sì”.

Il libro poi come ha preso forma?

“Intorno a queste conversazioni ho costruito i capitoli, spiegando perché ho ritenuto straordinario il contributo di ciascuno. Le storie che ho raccolto hanno a volte la faccia e la voce di un autore individuale con nome e cognome: ma ogni volta è chiaro come, senza la rete, quella voce non avrebbe avuto la possibilità di manifestarsi”.

Qualche esempio?

“I racconti di Luisa Nardecchia, salvaguardati da una rete di persone che li tramandavano quando l’autrice, sfollata, non aveva a disposizione la tecnologia per farlo, oppure i resoconti di Anna Pacifica Colasacco, resi possibili da amici blogger che si sono autotassati per permetterle di scrivere dalla roulotte dove aveva trovato rifugio. O ancora, i racconti di Adriano Di Barba, che ha potuto dire qualcosa di competente sulla ricostruzione.
Altre volte le storie sono polifoniche, come per la storia del terremoto attraverso gli status di Facebook o lo spettacolo di musica e teatro di Animammersa!.

Il risultato finale corrisponde all’intento?

“Sì, ne sono felice. Così felice che quando l’ho pubblicato con Amazon ho deciso di rinunciare all’opzione che impedisce di copiare il file illegalmente: rendere la vita difficile al lettore non ha niente a che fare col proteggere il lavoro degli autori. Per difenderlo veramente è meglio aiutarlo a circolare”.

(m. piz.)

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