È da un bel po’ che ho smesso di raccontarvi dei miei viaggi a L’Aquila perché a un certo punto è stato necessario, per molte ragioni, che quello che riportavo ogni volta con me tornasse ad essere una questione privata.
Sono passati più di quattro anni dal terremoto, e per la prima volta torno a casa con fotografie di cantieri aperti, di gru svettanti, di facciate di palazzi restituite alle sguardo di chi passa.
zietaI problemi non sono risolti. Ma c’è un accenno di risveglio. La città non era morta. Ferita gravemente, certo; forse in coma. O semplicemente, quando sei circondato da cricche, canaglie e stupratori, tutto quello che puoi fare è chiudere gli occhi e fare il morto. E nemmeno questo ti garantisce la salvezza, perché fra quel genere di stupratori la variante della necrofilia è una perversione piuttosto diffusa.
I problemi non sono risolti e sono ben lontani dall’esserlo. Anzi, dopo che hai passato quattro anni nel torpore – o in qualcosa di peggio – di problemi se ne sono aggiunti tanti altri, e gravi. Ma è come quando si dice “mi è sembrato che muovesse gli occhi e mi riconoscesse!”
Ecco, mi è sembrato che si muovesse. Mi è sembrato di riconoscerla.
I problemi non sono risolti, ma vedere tante gru in centro sembrava impensabile poco tempo fa. Pensarle nella Zona Rossa sembrava una pazzia, e tra un po’ accadrà anche quello. Una, due, per cominciare.


Lungo il Corso, sulle coperture delle impalcature come sulle vetrine vuote e negli altri spazi praticabili risaltano manifesti e locandine di concerti, spettacoli, segni di quell’attività creativa che non si è mai fermata e che anzi a volte pare aver ricevuto una spinta da quello che è successo in questi anni. Anche questo è stato il cuore che ha continuato a pompare sangue, il sistema nervoso che non ha smesso di tenere in connessione ogni singolo neurone, di trasmettere stimoli da dentro e riceverne da fuori, di elaborare, di mantenere una coscienza condivisa.


I problemi non sono risolti. E probabilmente non toccherà a quelli della mia generazione vederne la soluzione, vedere la città di nuovo in piedi e ricostruita. Ma vedere quelle gru in centro rende di nuovo legittimo pensarlo come una possibilità. Pensare che, come si dice in giro, quanto prima tornerà il mercato su Piazza Duomo – in via sperimentale, solo alla domenica – fa sperare nella capacità di quel cuore di continuare a pompare sangue nelle arterie in attesa del risveglio, quello vero.

 

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One thought on “Il risveglio

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