ImmagineFra quelli che hanno conosciuto Valter Binaghi e ne hanno apprezzato da vicino la profondità e la serietà, e oggi lo piangono e già ne sentono la mancanza, io sono arrivato praticamente per ultimo. Ci siamo frequentati virtualmente negli ultimi anni, lui mi ha commentato a volte su “Tarantula”. Anzi, fu lui a fare il primo passo, commentando un mio post dove era citato e chiedendomi di me: dalla mia foto aveva l’impressione che ci fossimo visti nella sua vita “precedente”, in quelli che per lui erano gli anni di Re Nudo. Dal punto di vista dell’anagrafe non era impossibile, e in fondo ci siamo occupati di musica negli stessi anni (vabbè, con un piccolo scarto); lui era a Milano, io orbitavo intorno a Roma, ma chissà.
Ma forse no, non è mai successo. Però mi è piaciuto che l’abbia pensato.
Anch’io lo leggevo il suo blog, dove oggi campeggia il titolo dell’ultimo post, “Doctor Blue non c’è più”, che è suggestivo ma si riferisce soltanto alla cessazione delle pubblicazioni oltre sei mesi fa, in seguito a non so quale casino. Lo leggevo ma difficilmente lo commentavo. La sua scrittura era densa e impegnativa, e sì, un po’ mi intimidiva.
Dicevo, sono arrivato per ultimo. Ci siamo visti solo di recente e in due sole occasioni. La prima è stata questa, e l’ho attesa, e ne ringrazio ancora Magda. La seconda è arrivata poco dopo e per me è stata una grande gioia. Però appunto, non ho un passato con Valter da raccontarvi. Ho un futuro da rimpiangere.
Tutt’e due abbiamo desiderato una terza occasione, che si sarebbe concretizzata fra qualche settimana. Due giorni prima della sua morte avevo cominciato ad annunciarla in rete. L’ho attesa molto, l’abbiamo preparata io e Massimo Schinco (a Massimo parlavo di Valter da tempo, sostenevo che avessero cose in comune e dovessero parlarsi: finalmente si erano conosciuti), e Valter ne era stato felice.
binaghiIl 25 luglio avremmo commentato a Milano in pubblico il suo lavoro “La conoscenza simbolica” (chissà se in piena estate avremmo avuto un pubblico: ma sapevamo di dover fare in fretta, e certo avremmo fatto un video per il web). “La conoscenza simbolica” è una formidabile summa del suo pensiero, una specie di eredità della quale Giulio Mozzi è stato il primo prezioso custode (la trovate divisa in sei parti su Vibrisse).
Desiderava confrontarsi con la nostra scuola su quel lavoro, non so se perché sapeva che negli ultimi anni ho dedicato qualche pensiero alla metafora come strumento di conoscenza. Il suo lavoro, però, vola smisuratamente più alto di quanto sarei stato capace io. Primo, perché io mi muovo dentro una piccola cornice (il linguaggio in psicoterapia), mentre lui era una mente libera. Secondo, perché lui era bravo.
Il 25 luglio piangeremo un’occasione perduta, ma la promessa fatta a lui l’abbiamo fatta anche a noi. Quella di provare a dialogare col suo pensiero libero, creativo, complesso. Dunque si va avanti.
Ciao Valter, e grazie.

Annunci

4 thoughts on “Una promessa

  1. Ciao Massimo.
    Se tu sei arrivato ultimo io sono arrivato ancora più ultimo, ma proprio stra – ultimo, perché con Valter abbiamo interagito solo on line e molto di recente. Mi colpisce però la grande intensità affettiva di questa interazione. Infatti quantitativamente è stata molto ridotta e non ci siamo mai detti nulla di “personale” nel senso che usualmente si da al termine (cioè parlare di cose di famiglia, dire sciocchezze insieme, scoprire se ti piace di più una birra o un’altra e così via) eppure l’avvicinamento è stato intenso e interpellante, è stato la scoperta di un legame che esisteva ed è un legame che inizia al di là dell’Io, lo attraversa e lo trascende. Mi incoraggia a pensare che anche l’Io è un simbolo.
    Sicché quando io qualche settimana fa ero negli Stati Uniti e tu mi hai scritto a proposito di ciò che a Valter stava a cuore che noi partecipassimo a fare, è stato un pugno nello stomaco, perché si capiva che piega avevano preso le cose, benché non pensassi ad una piega così inclinata.
    I suoi scritti sono difficili. Per molti sono del tutto controcorrente, per me – nonostante la difficoltà -sono una corrente di acqua fresca e confortante. E’ come andare in montagna e mettere a bagno nel torrente i piedi ammaccati e surriscaldati, però sono i piedi dell’anima. Grazie per averci avvicinati, la nostra Scuola troverà il modo di contribuire a valorizzare il suo lascito e farlo conoscere.

  2. Anch’io ultimo, nel mio piccolo (con Valter abbiamo avuto parecchie discussioni in rete, non vere sinergie, lui era troppo più preparato di me). Ho riletto le accese diatribe, nelle mie e nelle sue pagine di Facebook, che risalgono a pochi giorni prima della sua morte. Per me inattesa, perché non ho saputo interpretare i segnali contrastanti che dava nei suoi post. Comunque, diatribe accese e che, egoisticamente, mi fa piacere di aver concluso. Ma capisco perfettamente il vuoto che resta quando con i morti si erano presi impegni, si aveva ancora da finire qualche cosa.

  3. Ecco, io stamattina avrei dovuto mettermi a lavorare per preparare l’incontro di domani. E domani, fra le altre cose, penso che ci fermeremo più volte a pensare come sarebbe stato. Come sarebbe stato anche avere il tempo, come dice Massimo più su, di “parlare di cose di famiglia, dire sciocchezze insieme, scoprire se ti piace di più una birra o un’altra”.
    Daniele ricorderà che in una delle ultime discussioni c’eravamo tutt’e due, qui su Tarantula. Era un osso duro Valter, io a un certo punto gli dissi che mi pareva cambiasse continuamente le carte in tavola per avere ragione. Tanto che una volta dissi a Massimo, che ci seguiva, che avevo l’impressione che mi avesse preso di mira. Massimo mi disse: ma no, si vede che con te vuole parlare. Io poi ho realizzato che questo doveva avere a che fare anche con un suo modo di stare in relazione: starti alle costole e tenere sempre vivace il confronto, cercare sempre differenze non per la sfida fine a sé stessa, ma perché in quella differenza c’era spazio da esplorare e da conoscere.
    Tanto che quando ci incontrammo la prima volta, per la presentazione del libro di Magda (ecco, quella sera grazie a Magda parlammo magari non di cose di famiglia e di birre, ma di musica sì), lui esordì con una provocazione rivolta al mondo della terapia, a quelli che fanno il mio mestiere. Alcuni allievi che seguivano la diretta della serata avvertirono un’aggressione difficile da comprendere: da lì invece nacque il desiderio di rimanere in contatto e fare cose insieme.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...