enzo-costa-g“Infatti”: una parola che ripeteva sempre. Sistematicamente. Inesorabilmente. Come un tic linguistico, un vizio lessicale, una compulsione fonetica. Qualunque cosa io affermassi lui replicava in quel modo: “Bella giornata” “Infatti”. “Il gioco a zona è stato mitizzato a dismisura” “Infatti”. “Il decostruzionismo di Derrida va distinto nettamente dal pensiero debole di Vattimo” “Infatti”. Lo trovavo insopportabile. Un giorno glielo dissi pure: “Ti trovo insopportabile col tuo dannatissimo ‘infatti’!” “Infatti”, replicò prontamente. [Continua a leggere su Pol-It]

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