Usare la rete come la televisione? (da Bresciaoggi)

grillo_americaSu Bresciaoggi nella mia rubrica “Linguaggi della rete” ho pubblicato lunedì 4 marzo l’articolo che trovate riprodotto qui.
Ci tornerò presto su, perché le dichiarazioni di Beppe Grillo di cui mi occupo qui (Grillo si schermisce sul merito del successo del suo movimento, per accreditarlo alla “rete” che “modifica il modo di guardare il mondo”) meritano qualche altra riflessione. C’è parecchio che non mi convince nella retorica delle “elezioni vinte in rete”, e quel che dico qui è che la rete nell’avanzata grillina c’entra solo di striscio.
Ne riparleremo.

Dicono che abbiamo appena celebrato le prime elezioni dominate dai social network come mezzo di propaganda. Correggerei il tiro, sebbene non si possa negare il ruolo avuto dalle conversazioni on line nel mettere a confronto le opinioni delle persone e nel modificarle, in qualche caso. A costo di ripeterci, un conto è affacciarsi sul web come si fa da uno schermo televisivo o da un manifesto, un altro è essere in grado di innescare conversazioni fra i propri seguaci. Che molti abbiano usato una vetrina on line per farsi vedere – o che il pomeriggio del 25 ci si accalcasse in rete per conoscere le percentuali – è ancora un po’ poco per affidare alla storia le “prime elezioni 2.0”, come dice Adnkronos.
L’unico che ha mostrato di avere cultura, idee e strumenti per “usare” il web è stato Grillo, che però della sua “rivoluzione” continua a dire cose come: “Io non la volevo, non è la mia rivoluzione. Internet non è solo un linguaggio, modifica le relazioni, il modo in cui guardiamo il mondo” (vedi la famosa intervista alla BBC, più giù). Fa passare, insomma, l’idea che il Movimento 5 Stelle sia nato da un coordinamento spontaneo di intelligenze attraverso la rete. E bara dicendolo, perché invece ha avuto la trovata geniale di usare la propria notorietà di derivazione televisiva per aggregare intorno al suo blog un numero crescente di sostenitori sensibili ai suoi argomenti.
Grillo allora è il primo protagonista della politica che abbia saputo utilizzare le conversazioni on line per far lievitare il proprio consenso? Certo, e a lui tutti i complimenti. Ma descrivere il suo movimento come una rete autorganizzata non è corretto, e oscura persino il forte elemento di novità che ha costituito nel linguaggio politico (e in fin dei conti gli disconosce un merito).

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