Grillo e l’occhio di Dio

grilloHanno praticamente vinto, sono l’ago della bilancia – e forse qualcosa di più – e non penso che sia una catastrofe. Penso che ogni sistema che arriva a un punto di rottura generi soluzioni strane e con un certo grado di approssimazione alla follia e che quello che sta succedendo ora non sia niente di diverso.
Lo premetto per dire che quello che scriverò non è un attacco prevenuto, ma una riflessione su una novità alla quale – proprio perché ha una senso ed è qualcosa con cui fare seriamente i conti – è utile accostarsi con vigile senso critico, per governarla anziché farsene travolgere.

Allora, avevo detto che ci sarei tornato su e lo faccio adesso. La prendo alla lontana, partendo da quella sera in cui Beppe Grillo si fece riprendere in conversazione con degli esponenti di Casa Pound e fece affermazioni che sembrarono quantomeno ambigue sulla possibilità di accogliere neofascisti nel suo movimento. Alla domanda “Volevamo sapere se sei antifascista”, la risposta fu “è un problema che non mi compete”. L’episodio sollevò reazioni perché sembrò un esplicito avallo delle posizioni di una congrega di fascistelli sprangatori. Io penso che sia qualcosa di più e forse di più equivoco.
Dissolvenza. Domenica 3 marzo, mi pare, salta fuori che Roberta Lombardi, neo capogruppo alla Camera del movimento, aveva scritto nel suo blog qualche tempo fa: Schermata 03-2456358 alle 12.51.15“Da quello che conosco di Casapound, del fascismo hanno conservato solo la parte folcloristica (se vogliamo dire così), razzista e sprangaiola”, e come non bastasse “L`ideologia del fascismo, prima che degenerasse, aveva una dimensione nazionale di comunità attinta a piene mani dal socialismo, un altissimo senso dello stato e la tutela della famiglia”. Gran casino come prevedibile, e risposta della Lombardi: “In Italia il fascismo così come il comunismo è morto e sepolto da almeno trent’anni”.
Il fascismo e il comunismo: ok?
In mezzo ai due eventi c’è la travolgente avanzata del movimento e la conquista di uno scatafascio di seggi nelle due camere alle elezioni politiche recenti, e le dichiarazioni seguenti sul non stare né di qua né di là (“le buone idee non sono né di destra né di sinistra”), con l’annuncio di non collocarsi ma di “valutare scelta per scelta”. Subito dopo le elezioni Grillo, fenomeno della comunicazione sul quale si punta l’attenzione degli osservatori di mezzo mondo, rilascia l’ormai nota intervista alla BBC, nella quale alla domanda “Vuole davvero la rivoluzione?” risponde: “Questa è già una rivoluzione. È già cominciata. Non si può più fermare. Non l’ho voluta io. Non è mia. È Internet che modifica le relazioni e il modo in cui guardiamo il mondo”.
Schivo e modesto, Grillo rifiuta la paternità del gran casino che ha scatenato e cerca di convincere il suo interlocutore che la “rivoluzione” è scoppiata spontaneamente, da Internet, e che lui non solo non c’entra niente, ma anzi ringraziatelo ché almeno ha dato un contenitore a questo magma incandescente e potenzialmente distruttivo.
Quello che voglio dire è che c’è una retorica che pervade la comunicazione di Grillo e del suo movimento, che nello script del leader è consapevole e pianificata, mentre ipotizzo che in molti suoi seguaci sia condivisa con ingenuità ed entusiasmo (perché è eccitante e fa sentire di avere un posto nella Storia), e che può essere così riassunta: “Noi non siamo ‘una parte’: noi siamo il buonsenso contro gli ostacoli ideologici di chi è ‘di parte’; noi ci opponiamo non come una parte si oppone a un’altra, ma come il buonsenso si oppone a chi sta da una parte”. Il succo di questa retorica è che avere un punto di vista è una benda ideologica, mentre chi non calza quella benda è dalla parte di una “verità” pura, oggettiva e naturale. Il succo, epistemologicamente amarissimo, è non solo che si possa vedere senza avere un punto di vista, ma che se guardi senza avere un punto di vista, allora vedi chiaro. Che puoi guardare senza collocarti in una prospettiva. Che Grillo è, che i suoi seguaci sono, in definitiva, non osservatori con premesse e idee proprie, ma “l’Occhio di Dio”.
Quando Grillo flirta con i suoi ammiratori di Casa Pound (e uno come lui sa che quel telefonino che lo riprende spedirà le immagini dovunque), non legittima un gruppo di neofascisti: li usa (ingenui?), per promuovere questa retorica: non ci sono differenze, e se esistono punti di vista, io ne sono al di sopra.
Quando i suoi adepti, messi alle corde sull’antifascismo, dicono “Sì, ma fascismo e comunismo…” fanno lo stesso salto logico. A chi gli chiede da che parte stiano (cioè: da che prospettiva guardino il mondo), rispondono che rifiutano la domanda. Perché il loro non è un punto di vista, è la verità.
Interrogati su come vogliano essere chiamati, rispondono: “cittadino”. Perché la qualifica di onorevole bisogna guadagnarsela e nessuno dei predecessori de l’è guadagnata. Bene, allora mettici la faccia e fai qualcosa per guadagnartela. No. Nel dubbio (non si sa mai): “cittadino”.
E allo stesso modo, quando Grillo rifiuta il merito di aver portato (lui, personaggio televisivo e dello spettacolo, altro che rete) il movimento al successo, baratta questa gloria effimera col merito storico di aver preso le redini del Grande Cambiamento Venuto Dalla Rete, ché qualcuno doveva pur farlo.

Allora, un conto è descrivere questo cambiamento come un prodotto di decenni di storia e di paralisi di un sistema che ha girato fino allo sfinimento dentro una specie di gioco senza fine – e in questo senso anche Grillo forse è a sua volta un prodotto emergente di questo sistema in crisi; un conto è pretendere che chi descrive la realtà circostante possa farlo senza “situarsi”.
Io penso che dire “questo non è il mio punto di vista, questa è la verità, e sei bizzarro tu se non te ne rendi conto, dunque non farmi perdere tempo” sia un bel modo di rinunciare alla responsabilità. Se esiste un buonsenso che ti mostra il mondo e la sua complessità squadernati, tu non c’entri più niente. Non sei tu che sei razzista, sono loro che sono rumeni.
Non parlo delle tiritera che non esistono più destra e sinistra. Parlo di una confusione ancora più profonda: “io ho ragione perché il mio non è un punto di vista.”
In questo vedo una continuità con Berlusconi: anche il cavaliere, quando chiamava “comunisti” tutti gli avversari, faceva un’operazione dello stesso genere. Dare un nome alla posizione dell’altro e non alla propria. Come se anche la sua ideologia non avesse un nome, una storia e delle responsabilità

quiquoquaHo visto a Ballarò, l’altra settimana, i quattro neoeletti del movimento che rispondevano alle domande del giornalista da studio passandosi l’auricolare e il microfono. Mi ha incuriosito quello che vedevo. Ho pensato che era il loro modo di dire “siamo un collettivo”. Che significava tante cose: non solo un segnale di unità e sintonia. Ma di più: “nessuno di noi è in cerca di visibilità per sé, di successo personale”, e dunque “non siamo così corruttibili”. Ma anche: “se parli con uno di noi, parli con tutti”. Interessante, ho pensato: la storia recente è cambiata per il fatto che alcuni De Gregorio, alcuni Scilipoti e Razzi vari abbiano trattato a porte chiuse con l’avversario la propria persistenza dentro uno schieramento e il proprio mutuo, e ho pensato che quando partirà la prossima campagna acquisti, i primi ad essere corteggiati saranno quelli che si sono ridotti lo stipendio. E mi è sembrato un segnale di forza. E ho pensato che prima delle elezioni l’identità “diffusa” del collettivo era salvaguardata sanzionando i “cittadini 5 Stelle” che si esponevano personalmente in tv.
Che paradosso, però, un sistema personalistico e autoritario a difesa di un collettivo diffuso. Che ambiguità.
Ed è un’ambiguità che non è priva di conseguenze: un collettivo senza facce né nomi, un collettivo nel quale le differenze e i punti di vista personali sono annullati, è un collettivo di persone irresponsabili e dunque inaffidabili. Anche se probabilmente è molto efficace nell’affermare che il buon senso e le “buone idee” non hanno faccia perché non hanno collocazione.

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36 thoughts on “Grillo e l’occhio di Dio

  1. Ottimo e abbondante, un segnale di inaffidabilita’ e’ pure il fatto che ignorino (consapevolmente ?) l’articolo 67 della costituzione italiana, e qualche Grillino si e’ lasciato andare a frasi del tipo ” onoreremo il voto dei Nostri elettori..” ma li ci dovresti andare a nome e per conto degli italiani, e non solo per i tuoi elettori ! O mi sbaglio Max ?

  2. La distanza tra marketing politico e arte politica è effettivamente enorme al momento. La ateorieticità e post-ideologicità del m5s è solo una strategia di consenso, una bugia, che mostra ben presto le sue “gambe corte”. Alle resa dei fatti ci vorrà molto, molto tempo perché questo gruppo si riconosca in posizioni “ideologiche” originali e condivise.

  3. Mettiamola così. Destra e sinistra fanno parte di un sapere che è quello della mappa. Ma la pratica di vita e la pratica politica sono un percorso, che si serve della mappa e la gestisce a suo modo. In questo paese la mappa, anzichè strumento per la convivenza popolare e i percorsi dio una politica condivisa, è stata negli ultimi quarant’anni monopolizzata da una parte che, in cambio di una rivoluzione sempre invocata e mai agita, ha avuto il potere di nominare, forse l’unico potere che esista davvero. Ecco che la mappa è diventata non-credibile, a causa di coloro che sono stati nè più ne meno i Farisei del XX secolo e che in Italia, da almeno trent’anni coincidono con il Partito di Repubblica. Oggi, chi veramente è in grado di interpretare il sentimento popolare, è costretto a farlo non solo a prescindere ma in aperto dispregio di quel sapere presunto, divenuto semplicemente ideologia. Quanti di coloro che distribuiscono facilmente patenti di fascismo o antifascismo hanno mai letto un libro di De Felice? La realtà è che il modo di sottrarre il fascismo al mito e restituirlo alla storia c’era eccome, ma è soprattutto la sinistra che si è rifiutata di farlo, perchè proprio in nome di una retorica antifascista ha imposto la propria egemonia culturale, occupando militarmente dalla fine degli anni Settanta in poi tutti i luoghi della parola. Quanto alla naivetè dei movimenti che si rappresentano come assoluta alterità rispetto alle parti politiche, non è un fenomeno nuovo ma una caratteristica permanente dei medesimi. Lo è stato per i Verdi, lo è stato per la Lega. Poi bisogna vedere come se la giocano questa alterità: i primi sono stati fagocitati dalla sinistra, la seconda dal berlusconismo. Prima di diventare un apologeta dell’ovvio, Alberoni aveva scritto un bel libro che consiglio a tutti: “Movimento e istituzione”. Per quanto mi riguarda, visto che mi piace tirare sberle, saluto l’amico Max con un detto da me coniato or ora: meglio uno zio fascista che un cugino nella lista Monti, meglio un morto in casa che Eugenio Scalfari alla porta.

  4. @Luigi, Bateson diceva che uno che dice di non avere una epistemologia ha soltanto una cattiva epistemologia. Io penso che nel caso dei suoi capi sia una bugia consapevole, ma tanti seguaci ne sian convinti. E’ una idea piuttosto diffusa che uno possa affrontare problemi senza avere delle idee a priori su di essi. Talmente diffusa che ci siamo beccati un governo d tecnici che ha fatto quel che ha fatto con la pretesa che fosse neutro e non di parte.
    Il mito della “neutralità”…

  5. Valter, come al solito quello che scrivi ha una certa densità e bisogna scegliere 😉
    Spero di aver capito bene alcune cose, e che non scontiamo una differenza di vocabolario, ma insomma ci proviamo.
    Le mappe, secondo me, incorrono in due problemi. Il primo è quando non sono credibili; il secondo è quando sono troppo credibili. Come diceva quello (ancora lui), quando le scambi per il territorio. In politica non so quale sia il guaio peggiore, dei due. Perché nel momento del confronto è utile essere passabilmente consapevoli che le proprie mappe sono mappe; nel momento della decisione e dell’azione, invece è utile crederci, prenderle alla lettera. Sennò non si combina niente. Ecco, a me pare che troppo spesso succeda il contrario. Cazzuti nel dibattito, inconsistenti dopo.
    Sulla naivetè dei movimenti: vero, però ricordo anche che la Lega degli albori (la osservavo con una certa attenzione e anche con un po’ di timore, perché era il periodo che mi trasferivo al nord) si definiva fieramente liberista. E i verdi sono l’esempio di come una confusione mai risolta sulle proprie permesse, sulla propria epistemologia e sul proprio posizionamento (ma non parlo della geografia parlamentare, parlo di tutto quello che sta ancora prima) sia esiziale, Guarda tu che brutta fine. Dal partito di Alex Langer al partito di Pecoraro Scanio e poi puf.

  6. @Mammamsterdam e @Giorgio: grazie queridos di essere passati e aver lasciato una traccia.
    Devo dire che dopo aver scritto questo pezzullo ho letto un post di Wu Ming che avevo messo nei bookmark ma che non avevo ancora aperto. Dice molte altre cose, ma questa faccenda dello sguardo presunto “neutro” la dice meglio di me. Da quello, ho scoperto questo scritto di Antonio Caronia.

      1. Ho trovato un articolo che mi sembra davvero molto interessante. Propone un’analisi complessa e sistemica del M5S (e non solo) inserendola nel più ampio contesto sociale, politico, economico, culturale, ecc. Non ho tempo di riassumerlo (e forse è meglio così, che non rischio di travisare o modificare il pensiero dell’autore) quindi lo linko in questo commento, se non crea disturbo http://www.ghiaccionove.com/2013/03/cinque-stelle/

        In effetti si scontra (o forse supera) il tuo modo di concepire il movimento come un qualcosa che non è una una parte, che non si colloca in una posizione precisa e che quindi si impone come verità assoluta. Forse il pensare destra e/o sinistra è un davvero un paradigma superato, che non sfocia inevitalmente nella mancanza di una presa di posizione. (non ho riletto il tuo articolo, spero di ricordarmi bene il succo del discorso).

      2. Interessante, anche se invece di esaminare il movimento, esamina le condizioni da cui è nato.
        Tutto giusto, ci sono anche punti interessanti. La questione è: buona la diagnosi, ma proprio perché la malattia è di quelle che fanno paura, questa medicina è all’altezza? E a controindicazioni, come sta? E se è inefficace, e passa ancora del tempo e invece di prendere un cazzo di sciroppo indigesto poi tocca fare le punture?
        Cioè: gli argomenti migliori che ho ascoltato finora dicono questo: che questo terremoto ha senso. Ma questo lo dico anch’io. Però non basta.

    1. Massimo, i Wu Minkia mi stanno sulle palle. Denunciato questo conflitto d’interesse, mi spieghi come si concilia la loro allergia per l’universalismo astratto con il modo stesso in cui si presentano, e cioè questo: “Giusto, è necessario un chiarimento per chi non ci conosce e magari viene su Giap oggi per la prima volta. Dove siamo «situati», noialtri? Da dove scriviamo e prendiamo posizione? Noi – semplificando per essere chiari e diretti – siamo di sinistra, apparteniamo da sempre a una sinistra sociale diffusa, una sinistra «dei movimenti», tendenzialmente extraistituzionale”. Da un punto di vista materialistico dove concretamente si situa una sinistra “diffusa” e “tendenzialmente extraistituzionale”?

      1. Ulteriore aggiunta, un pregio della tua riflessione è di averla scremata di quell’emotività e pathos e spocchia che spesso rendono irricevibili le argomentazioni di Wu Minkia, la cui attività principali è piacersi. E’ questa la ragione per cui mi prendo la libertà di criticare l’autocritica dell’autore contro le sue stesse intenzioni. Ok, non ti disturbo con le mie idiosincrasie …

  7. Massimo grazie, mi hai spiegato che cos’è che mi fa sentire incazzata e impotente quando leggo le parole di Grillo: il pretendere di non essere una parte e quindi rifiutarsi di dialogare con le parti. Questo lo sento tra l’altro come un atteggiamento molto violento. Se tu dichiari, di fatto, di non poter dialogare con me perché sei “altrove” non mi lasci neppure diritto di replica, mi zittisci, mi sbatti la porta in faccia e te ne vai.

  8. Riflessione molto interessante, fa molto piacere vedere come tanti, senza troppi preconcetti, stiano cercando di analizzare un fenomeno “particolare” come Grillo ed il M5S. Mi permetto di sottoporvi anche qualche mia riflessione. Grazie

  9. La mancanza di rispetto verso le persone è l’elemento che mi lacera la mente. Il tono delle sue parole lontano dal confronto.
    Leggerti mi permette di districare i pensieri e le budella che mi si contorcono dopo ogni certezza urlata che mi rifiuto di subire.

  10. Quando il corpo irrompe nella storia, è perchè l’ordine del discorso lo esclude. Ecco perchè non si può chiedere all’irruzione di accomodarsi in una delle categorie pre-esistenti: è come chiederle di negarsi. Le mappe vengono ridisegnate, ma a partire da uno squarcio. La mappa presente, di cui i Wu Ming rappresentano un proficuo bordo, è stata costruita nel XIX secolo e negli ultimi decenni ha imprigionato questo paese in una camicia di forza. Anche altri fenomeni, come leghismo e berlusconismo, non sono stati compresi nella loro natura corporea e popolare, anche perchè chi li guidava aveva una strategia determinata, quella di occupare un posto lasciato vuoto dal crollo della vecchia di DC. Il mov 5 stelle è qualcosa di molto più sfuggente, ma anche più vicino a declinare i reali caratteri della società liquida. Si aggiorna in tempo reale tramite i forum, ha una faccia ma non un leader nel senso classico del termine. Per me è più facile capirlo perchè ho buttato la mappa trent’anni fa, ma fiutarne la direzione non significa decifrarlo. Attualmente è indecifrabile e inarrestabile. Certo non dagli untorelli di Bologna che si affaccendano intorno al Web da quindici anni e non hanno prodotto altro che glosse ad una scolastica già vecchia.

    1. Valter, vedo questo tuo testo circolare anche altrove, ma naturalmente qui lo prendo come un commento a quello che si è detto prima, e ti rispondo di conseguenza.
      Guarda che io il problema di chiedere all’irruzione di accomodarsi nelle categorie precedenti proprio non ce l’ho. Sono loro che sostengono di essere al di là delle ideologie. Io mi limito a sostenere che:
      1) certe volte la pretesa di essere al di là delle ideologie genera posizioni ideologiche; e 
      2) certe volte la pretesa di essere al di là delle ideologie è solo il segno che non si è molto consapevoli della propria ideologia.
      D’altra parte questo argomento (“è una cosa nuova, non può essere classificata”) l’ho trovato più volte, in questi giorni, nei commenti a questo post. Davanti a questo argomento non capisco mai bene il senso e mi domando se voglia dire:
      A) quello che dicono non sarà così decifrabile, ma la loro posizione si giudicherà dai fatti; oppure:
      B) bisognerebbe apprezzare l’elemento di novità che sta nel fatto di essere sfuggenti e non incasellabili.
      Così:
      A) ma certo. Guarda, per formazione e per esperienze credo di solito che le relazioni umane generino cose più complesse e imprevedibili delle intenzioni degli individui. Io non temo questo movimento (non sopporto nemmeno l’argomento su Grillo “fascista”: sarò pure postmoderno, ma pensare che le parole e i concetti abbiano confini “fuzzy” non vuol dire che non ne abbiano) e penso che bisogna proprio guardare la storia dal buco della serratura per non vedere che questa “irruzione” è generata sistemicamente dalla crisi del sistema precedente. Fra l’esplosione del sistema e l’irruzione di una novità dal sistema più grande, sempre meglio la seconda. Così sto a guardare, sono curioso. Non è ancora scritto se questa sarà peggio del male o se, per qualche via che adesso non si vede, sarà una salvezza. E proprio perché non è ancora scritto, meglio non addormentarsi.
      B) E perché mai? Così, a priori? Perché essere sfuggenti dovrebbe costituire di per sé un elemento di cui aver fiducia? Anche un doppio legame è sfuggente, eppure fa male, e come. Proprio perché è sfuggente, ed è sfuggente persino sul fatto di essere sfuggente. (I commenti di mrn e Mammamari, più su, parlano di una violenza sottile e di inspiegabili “contorcimenti di budella”).
      Poi, su Grillo e il suo movimento che interpretano i caratteri della società liquida: non è vero. È una bufala. Ho detto sopra perché secondo me è un imbroglio. (Ma poi, tu che mi usi questo argomento? Sono io quello che di solito si becca del “postmoderno” come marchio di ignominia 😉 )

  11. Massimo, secondo me hai centrato il bersaglio.
    Da una parte l’assenza dichiarata di un punto di vista; dall’altra un movimento che si vede come insieme di elementi indistinguibili (massa) il che già naturalmente e senza bisogno di dichiarazioni diluisce e sfalda il punto di vista a beneficio della realtà, della verità dal punto di vista dei singoli.
    Dinamite.

    1. Sai, io penso che la rete e l’essere un collettivo non sollevino dalla responsabilità di metterci la faccia. Se li avessi votati, sarei preoccupato per il fatto che non si prendono la responsabilità di far sentire la propria voce. E penso che quello che dice un collettivo abbia forza anche in virtù di essere un collettivo di facce e storie.
      E infatti la faccia che si vede e la voce che parla è sempre un’altra.

  12. Credo che ai più sfugga un fatto di determinante importanza e vanno chiacchierando dietrologicamente, per sentito dire o per sensazione e questo fatto è che senza quest casino bestiale creato dal 5stelle non vi è alcuna speranza, neanche infinitesimale, di portare un cambiamento alla vita politica di questo paese che sempre più si è monoliticizzata in mano ai soliti burocrati pupazzi della finanza che non decidono più per il bene del popolo ma dei grandi gruppi bancari inseguendo i numeri e la statistica invece di guardare la realtà della cittadinanza fatta di urgenze e bisogni che la partitocrazia non conosce e non ne viene nemmeno sfiorata. Troppi politici fanno i nababbi e troppi nababbi fanno i politici e s’infettano a vicenda e si danno una mano l’un l’altro nell’unico interesse che hanno dimostrato di avere; l’arricchimento personale. Quindi, questi opinionisti, in definitiva, non stanno parlando del problema e rispecchiano in pieno la classe dirigente in questo, per mancanza di sensibilità, per incapacità analitica, per sentimento anti-popolare.. fai tu.

    1. Davide, tu domandi se il mio post sia mosso da “mancanza di sensibilità”, “incapacità analitica”, o “sentimento anti-popolare”.
      Sai qual è il problema? Sei troppo buono. Hai troppa fiducia nel prossimo. Non ti ha sfiorato nemmeno l’idea che la risposta esatta possa essere “tutt’e tre”.
      Eppure si sa che per nutrire qualche dubbio su Beppe Grillo bisogna essere almeno persone orribili, sennò non si spiega.
      Come ti ho risposto anche altrove, se ti va di rispondere con qualche argomento agli argomenti del post, mi trovi disponibile.

  13. Massimo, ho provato a dirti delle cose (il post l’ho scritto qui ed esportato altrove) ma non mi hai risposto. Continui a sciorinare un concetto frusto di ideologia che corrisponde a “punto di vista” e quindi a un relativismo spicciolo di marca anglosassone, lontano dall’origine marxiana. E’ quello messo in campo dalla politica del XX secolo, per cui politica ha finito col significare guerra tra lobbies. Il mov 5 stelle cerca nei forum il polso in tempo reale di una società ormai troppo complessa per essere declinata nelle categorie di classe o di gruppi d’interesse. Ma tu continui a usare la rete dei tonni per pescare le sardine, e le sardine ti scappano.

    1. Valter, può darsi che sia relativismo spicciolo. Però sì, uso “ideologia” in un quel senso. Può darsi che la mia cornice sia un’altra.
      Mentre scrivevo pensavo più alla teoria dell’osservatore che a Marx, e scrivevo “ideologia” per dire quello che succede quando si pensa che gli altri abbiano un punto di vista e noi no. Quello che succede è simile a quel che si vede nell’intervento appena più su del tuo.
      Poi continuo a non vedere la connessione di questo movimento con la società reale, non più di quanto veda che è la creatura di un leader forte che lo ha fatto a propria immagine.

  14. Scusatemi per l’intromissione.
    Ho letto parecchi interventi di Binaghi e ho sempre ammirato la forza e la chiarezza con cui è in grado di situarsi. E poi è uno che scrive bene. Quando però si tratta del movimento cinque stelle spesso io non lo capisco. Non capisco il senso.
    Mi interessa il valore di verità delle affermazioni, le mie domande quindi vanno in cerca di una soddisfazione logica e pragmatica.

    Valter, l’ultimo commento:
    “Quando il corpo irrompe nella storia, è perchè l’ordine del discorso lo esclude. “
    Questa affermazione che significa di preciso? Io, così su due piedi, non sono in grado di dire se è vera o no. Mi pare che le nozioni di corpo e di discorso siano inquadrabili in una moltitudine di contesti e di cornici, e io qui non so esattamente a cosa ci si stia riferendo. Ma non è questo.
    “La mappa presente, di cui i Wu Ming rappresentano un proficuo bordo, è stata costruita nel XIX secolo e negli ultimi decenni ha imprigionato questo paese in una camicia di forza.”
    Neppure di questa affermazione posso dire se sia vera oppure no, ma anche soltanto sensata.
    In che modo i Wu Ming sarebbero collegati alla “camicia di forza” che “ha imprigionato questo paese”? Siamo sicuri che qui non si usi la nozione di “mappa” ed espressioni metaforiche tipo “camicia di forza” in un modo così astratto da risultare impossibile valutare le condizioni e il valore di verità di quello che si va dicendo, o quantomeno la plausibilità cioè l’aderenza al quotidiano, più o meno inventato?
    Se non mi si danno altri elementi, io lettore posso pensarlo.

    “ Anche altri fenomeni, come leghismo e berlusconismo, non sono stati compresi nella loro natura corporea e popolare, anche perchè chi li guidava aveva una strategia determinata, quella di occupare un posto lasciato vuoto dal crollo della vecchia di DC. “
    Questo vuol dire che i capi del leghismo e del berlusconismo (cioè “chi li guidava”) hanno consapevolmente contribuito a nascondere la “natura corporea e popolare” dei loro movimenti per via della “strategia determinata … di occupare un posto lasciato vuoto dalla vecchia DC”, oppure che altri non li hanno compresi perché condividevano con i primi quella “strategia determinata … di occupare un posto lasciato vuoto dalla vecchia di DC” e questo è dunque l’abbaglio?
    A me non è chiaro. Quale che sia il senso del discorso, il livello di genericità è troppo per poter stabilire se sia più o meno sensato, vero oppure falso o anche solo lontanamente aderente a quello che abbiamo letto vissuto guardato alla tivù o nelle piazze.

    p.s.
    Vengo in pace ma pace dialettica.

  15. Esiste una mappa in cui destra e sinistra hanno un significato politico. Si è costituita nel momento in cui un movimento originariamente rivoluzionario (il socialismo) si è accomodato a diventare una sorta di perpetua rappresentazione del dissenso rispetto ad una società capitalistico-liberale, i cui consapevoli difensori assumevano il ruolo della destra. Con un piccolo particolare: in quanto entrambi funzionali alla perpetuazione del modello, la tesi e l’antitesi presunta si spartivano tacitamente luoghi e funzioni. Alla destra l’egemonia politica, alla sinistra l’egemonia culturale (università, redazioni, ecc.), salvo continuare a proclamarsi cultura “rivoluzionaria” e d’opposizione. Intanto la distanza tra questa rappresentazione e il paese reale aumentava: la prosperità del boom economico scemava lentamente e la piccola e media impresa del nord, sulle cui spalle si era fondata in gran parte la ricchezza dei decenni precedenti, entrava in sofferenza. Il parassitismo della burocrazia e delle clientele apriva la voragine della spesa pubblica, nessuna politica industriale o del territorio faceva riscontro alle dissennate e indiscriminate aperture alla globalizzazione e l’appartenenza all’eurozona veniva supinamente subordinata all’egemonia del marco, senza alcuna consultazione del popolo italiano. Nel teatrino della politica, alla rozzezza leghista e berlusconiana si contrapponeva la spocchia del partito di Repubblica, ossia una sinistra composta di elettori per lo più ipergarantiti, lontanissima dai ceti più deboli, ma col perpetuo complesso dei migliori, che evitando di affrontare la questione sociale si nobilitava con battaglie elitarie sui diritti civili (i matrimoni gay, la procreazione assistita, l’eutanasia). Ora ecco una nuova ondata di barbari, che si fa portavoce della disperazione popolare: poichè nella mappa difesa strenuamente non c’è posto se non per le categorie di illuminismo o barbarie, ecco le truppe cammellate della Kritika, dai corsivisti su libro paga di De Benedetti agli impavidi Wu Ming, tutti uniti nell’impresa di fascistizzare i grillini (a meno che non accettino di accomodarsi nella mappa, ovviamente dalla parte dei “buoni”).
    All’ottimo Max Giuliani auguro pacate riflessioni. Mi spiace dover essere io a ricordargli che, come insegna il gioco dei nove punti (largamente praticato dal comune maestro Watzlavick), ci sono giochi in cui l’unico modo per vincere è smettere di giocare. Cioè rifiutare la mappa.

    1. Perfetto, Valter, eccolo qua il problema. Il senso del post è più o meno: “siamo sicuri che questi qua siano usciti dal gioco, o non stanno giocando ancora quello, anche se con uno stile diverso?”.
      Perché definire cosa sta dentro o fuori dal quadrato di nove punti è facile. I confini di questo gioco qua invece sono difficili da tracciare con la matita.
      Il partito del capo (che viene dalla televisione) e degli altri che obbediscono, sta dentro o fuori il gioco che conosciamo? Giusto per dirne una.

  16. A me non pare che non faccia grinze, ma forse ho studiato poco. Il grado di astrazione e il livello di genericità sono tremendamente alti per me, che soffro di vertigini. Ed espressioni come “il partito di Repubblica” mi lasciano un po’ freddino. Vedere tutti quanti all’interno di un sistema che reagisce in modo compatto e coerente è a dir poco visionario, per i miei gusti. Sembra l’altra faccia, quella cauta e ipercontrollata del complotto.

    Ma saluto e auguro a Binaghi di avere ragione.

  17. Il partito del capo e degli altri che obbediscono. E’ ciò che dai per scontato. Sicuro che sia così? Io dico che questa è l’unica definizione che la mappa cui ti riferisci ti consente. E’ una mappa pian piano modificata negli ultimi trent’anni dal “Partito di Repubblica”, che al posto di Destra-Sinistra ha accreditato Barbarie- Illuminismo. In questo modo, tutto ciò che non è Sinistra è Barbarie: prima Lega, poi Berlusconi, adesso Grillo. Ma in logica s’insegna che una categoria è inadeguata quando non permette di identificare differenze essenziali. Allora, circa “il partito del capo”, delle due l’una. O Bossi Berlusconi e Grillo pari sono, e allora avete ragione tu e la mappa che accetti. O non è così: e allora ho ragione io, la mappa è da buttare ed è per questo che Grillo non la legittimerà votando la fiducia a un governo Bersani (il cui unico scopo è tagliar fuori Berlusconi: se gl’interessasse il destino del paese quegli 8 punti avrebbero come centro l’eurozona, non la cosmesi della classe dirigente).

  18. @Max
    PS – Visto che citi spesso l’impossibilità di non avere un’epistemologia, ti ricordo che oltre a Bateson esiste Kuhn (La struttura delle rivoluzioni scientifiche, 1968). Ovvero, rivoluzione come mutamento di paradigma: quel che io chiamo lo squarcio che rende inservibile la vecchia mappa e costringe a riformularne una nuova.

    @Daniele
    Non è che voglio essere astratto per principio. E’ che le cose si capiscono meglio guardandole dall’alto, piuttosto che nuotandoci dentro.

    1. Sì, Valter, però.
      Mi citi Watzlawick e io ti rispondo su Watzlawick. E tu mi dici: no, Kuhn. E ho letto pure Kuhn, ma nemmeno Kuhn mi dimostra che il mutamento di paradigma è Grillo. Però in ogni caso non vale, perché sicuramente sono accecato dal partito di Repubblica.
      Mi pare quella del maestro zen che dice “se dici che questo bastone è reale, ti colpisco; se dici che non è reale, ti colpisco; se non dici niente, ti colpisco”.
      Allora adesso o raggiungo l’illuminazione e scopro che la risposta non c’è, oppure, in subordine, divento schizofrenico. Mò ci penso un po’.
      Valter, io ho detto addirittura che Grillo è generato “dal sistema più grande”, cioè fuori dai nove punti. L’ho detto, eh. E ho detto che questa novità che emerge dal sistema più grande può essere una salvezza o un disastro. E proprio perché non lo sappiamo – proprio perché non è ancora scritto che effetto avrà – meglio capire bene come funziona, quali sono i suoi difetti e le sue contraddizioni. Come diceva Kuhn: meglio pararsi il culo.
      Semplicemente, io questi non li conosco e sono guardingo. Tu non li conosci e sei entusiasta. E vabbè.

  19. Boh, io pure ho letto Kuhn, all’università, e De Certeau (citato apertamente altrove), ho letto Watzlawick pure, per conto mio, e non sto capendo un’acca. Mi pare che il cambiamento di paradigma, la mappa e quant’altro siano dei grimaldelli retorici, usati come jolly, in modo liminale (che se ascolti il discorso al contrario senti la voce di satana, una cosa così). In più in mezzo a queste suggestioni culturali c’è il Partito di Repubblica, entità che farebbe parte della “mappa” la cui esistenza e composizione si dà per scontato, a cui non si sa bene in che termini parteciperebbero i Wu Ming; che in modo assolutamente coerente e compatto si scaglierebbe contro chi attacca la mappa, dai confini, i barbari appunto. Con tutta la stima e la simpatia che si può avere per Binaghi, questa roba qui non è razionale. E’ esoterismo, puro. E’ ovvio che in un confronto dialettico poi risulti vincente, soverchiante; non è possibile destrutturare il discorso, non è possibile contrapporre un discorso che non sia anch’esso esoterico, nutrito di suggestioni culturali e abbagli.
    Conclusione mia, Binaghi meglio leggerlo che discuterci (tolto il movimento cinque stelle, certo…)

  20. Una cosa sola: non sono entusiasta e non posso esserlo di una cosa che non conosco. Così come non si potrebbe averne paura, a rigor di logica. Faccio il dialettico: quando tutti vanno contro uno, provo a vedere quale parte di realtà viene occultata. E qui, mi pare una parte grossa. Lasciate pure perdere Kuhn e compagnia. Chiedo se Bossi Berlusconi e Grillo pari sono, e su questo non mi si risponde. Se non è così, qualcosa non funziona nella categoria del “partito del capo”. Passo e chiudo, dai, che se no ci si ripete.

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