bsoggiL’articolo che ho scritto per il numero di lunedì 7 gennaio della rubrica “Linguaggi della rete” su Bresciaoggi è nato da una telefonata con Jacopo Nacci che mi raccontava un po’ di novità della sua attività di scrittore di romanzi e racconti (ne parla sul suo blog Yattaran, qui: leggete anche il suo post, è utile a capire di cosa si parla). Ne è venuta fuori una riflessione su Internet, narrazione e relazioni umane.
L’articolo è uscito col titolo “Neoumanesimo digitale, la storia che ritorna”. Buona lettura.

jacoponacciCi sono buone ragioni per vedere la cultura digitale non come uno strappo nella storia umana, ma anzi come un ritorno di forme e comportamenti che fanno parte di un passato dimenticato. Nel suo libro “Sono le news, bellezza”, Michele Mezza parla di un “neoumanesimo digitale” basato su una condivisione di beni quale non si vedeva dall’epoca precapitalistica.
Mi capita di parlare con un amico scrittore, Jacopo Nacci di Pesaro, che mi racconta come da un po’ di tempo l’attività che più lo interessa sia quella dei reading in locali pubblici. I suoi racconti e i suoi romanzi sono pubblicati su carta, ma in gran parte disponibili sul suo blog e per il download gratuito: una scelta che sposta il suo interesse di narratore dal vendere dei libri all’andare in giro a raccontare storie. Così Jacopo arriva la sera in un locale e – come farebbe un musicista o un dj – si informa sul genere di pubblico che troverà. Costruisce così la sua scaletta, fatta di racconti propri e di cover di pagine altrui. E, mi spiega, non porta con sé i libri né copie cartacee dei suoi racconti: ha solo un e-reader, quasi a completare la smaterializzazione delle sue storie. C’è lui, c’è la sua voce, c’è il pubblico. Se l’ambiente lo permette, rinuncia anche al microfono. E così come con le canzoni, o con le narrazioni al tempo della tradizione orale, i suoi racconti evolvono – come fossero creature vive – nella relazione con le persone che li ascoltano sera dopo sera.
Come se la dissoluzione dei supporti fisici, tipica dell’era digitale, riportasse la parola – la narrazione, la poesia – al posto che le competeva un tempo: quello della relazione, della convivialità, dello sguardo ravvicinato fra individui. Checché ne dicano i teorici della morte della prossimità.

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2 thoughts on “Via la carta, restano il corpo e la voce (da Bresciaoggi)

  1. E’ bello vedere che nonostante l’evolversi dei canali di comunicazione, c’è ancora qualcosa che resiste e che rende ancora essenziale l’essere umano. Paradossalmente proprio questa maniera così antica. Non è finita.

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