Le prime parole del “Traditore”

gigli

“Sono le sette di lunedì mattina. La giornata è già luminosa, il traffico è scorrevole e l’autoradio mi dice che stanotte la città dove sono nato è venuta giù…”

È l’incipit del mio “Il Traditore”: la lettura continua su “I gigli della memoria”, il libro a cura di Patrizia Tocci (editore Solfanelli – Tabula Fati, postfazione di Paolo Rumiz) di cui vi avevo parlato già qui.
Da un paio di giorni ho in mano il libro, che raccoglie cinquantacinque brevi testi autobiografici sulle ore successive alle 3,32 del 6 aprile 2009 (l’ora del terremoto dell’Aquila) e una raccolta di scritti di Patrizia.
Io sono uno dei cinquantacinque autori che Patrizia ha chiamato (e la ringrazio, naturalmente). Fra loro alcuni che quella notte non c’erano: perché – come me, appunto – non vivevano più a L’Aquila o perché, pur avendo una relazione con quella città, non vi avevano mai vissuto.
Se qualcuno si domanda come mai il mio testo abbia un titolo del genere, lo invito a leggere questo: è uno scritto al quale (e alla cui autrice) io e molti altri siamo grati. Se invece vuole saperne di più sui gigli che intitolano il libro, e su cosa c’entrino col terremoto, Patrizia lo spiega qui.

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