Si diventa ciechi e si perde anche la memoria

pornoLa collega Chiara Cicala, che ringrazio, mi segnala su Facebook questo articolo (da un sito che proclama di sostenere la “rivoluzione culturale” dell'”informazione indipendente e di qualità”), osservando – a ragione – che il titolo contiene una scorrettezza.
Il post si intitola “La pornografia su internet interferisce con la memoria” e l’introduzione dice, fra l’altro, “Parliamo della pornografia su Internet”, ma a leggere il resoconto della ricerca, la rete Internet non è citata in nessun passaggio: quello di cui si parla è uno studio dell’Università di Duisburg-Essen sugli effetti di immagini a contenuto sessuale esplicito sulla memoria a breve termine.
Punto primo, dunque: una notizia che pare riguardare tutt’altro diventa senza ragione apparente l’ennesimo allarme su Internet che aggiungerebbe al disordine morale della pornografia anche quello psicologico sulla memoria.
Ma il pezzo è scritto in un linguaggio talmente approssimativo da sembrare una traduzione di Google. Forse il giovane autore non è il principale responsabile e ha attinto da qualche fonte. Cerco sui motori di ricerca “porno” “memoria”, “Duisburg”.
Scopro così che la notizia circola da ieri – sabato 15 dicembre – in forma pressoché identica su parecchi siti di informazione (quella che mi era stata segnalata era l’unica versione un po’ personalizzata e per giunta ripulita di tutti gli aspetti più risibili).
La più autorevole tra le fonti che rintraccio è l’agenzia AGI, che titola “Sesso: porno su Internet interferisce sulla memoria”. Immagino che sia, se non la principale, almeno una delle fonti principali (mi è più facile pensare che, ad esempio, Affaritaliani la riprenda da AGI che viceversa). Ma si trova anche, copiata pari pari, ad esempio qui (“Sesso su Internet? Fa male alla memoria”) e qui (“Il porno su internet? “Si dimentica. Interferisce con la memoria”). Altri siti la riprendono con link a uno di questi citati.
Dappertutto, dunque, viene ripresa come la notizia di una ricerca sui danni del porno in Internet. Ma nessuno degli articoli (appunto, copiati o comunque ripresi da una fonte comune) spiega cosa c’entra Internet.
Ma poi: al di là della premessa, per cui il porno “interferisce sulla memoria”, a leggere il resoconto – sommario, sì – la ricerca sembra dimostrare che i soggetti esposti a immagini sessuali tendano a dimenticarle. Che è ben altro che dire che quelle immagini “interferiscono sulla memoria”. Non dimenticano, ad esempio, le altre immagini a cui vengono esposti nell’esperimento: dimenticano quelle. Anzi: dicono di non ricordarle. Se non vi è venuto il dubbio ve lo suggerisco io: non sarà che i soggetti sottoposti all’esperimento confessano meno volentieri di ricordare fotografie pornografiche e ammettono senza difficoltà di ricordare, che ne so, gattini, motorette o mulini a vento?
Allora: se c’è un legame con Internet, come suggeriscono i titoli, allora gli articoli ci nascondono qualcosa. Non è bello.
In più, se il mio dubbio (che la ricerca non dimostri quello che dice di dimostrare, cioè un effetto sulla memoria, ma un effetto “sociale”, cioè il pudore a confessare l’attrazione per immagini erotiche) è infondato, chi si prende la briga di darmi la notizia dovrebbe tener conto del dubbio più ovvio che può venire in mente al lettore e spiegargli perché l’esperimento dimostra proprio quello che l’articolo dice che dimostri, e non un’altra cosa.
Ma la questione più ridicola è un’altra ancora.
Ecco come procede l’articolo, parlando dell’influenza sulla “memoria di lavoro”:

“Secondo i ricercatori, questi risultati potrebbero aiutare gli psicologi a capire perche’ alcune persone affetti da dipendenza da pornografia su Internet dimenticano di dormire, mancano agli appuntamenti, si sottraggono alle responsabilita’ di lavoro e sono negligenti nelle relazioni.”

Capito? Siccome la ricerca si occupa di effetti della pornografia sulla memoria, il fatto che uno faccia le ore piccole a trastullarsi coi siti porno, o che sia ritroso ad assumersi responsabilità il giorno dopo, diventa un problema di memoria.
Me lo immagino, nell’estasi autoerotica, che trasale: “Che ora si è fatta? Le quattro di mattina. Che smemorato, mi sono dimenticato che alle undici si va a letto.”
Oppure: “Cos’e che dovevo fare stamattina? O cielo, dovevo andare in ufficio, come tutte le mattine! Come ho fatto a dimenticarlo? Bisogna proprio che la smetta con Youporn.”
Ora, che certe fonti di informazione spargano acriticamente fesserie per riempire spazio non sorprende più nessuno. Non ne parliamo nemmeno.
Quello che invece bisogna dire è che troppi di quelli che si sono arruolati per la “rivoluzione culturale” finiscono – magari anche in buona fede – per avvelenare l’acqua in cui nuotano e per avvalorare l’idea che la rete sia il luogo del pressappochismo. Sputtanano il proprio lavoro e quello di tanti altri.
Alimentano quello che Jaron Lanier chiama “totalitarismo digitale”: l’uomo diventa uno strumento della diffusione dei frutti delle macchine (anche certe fesserie dell’informazione lo sono). Mentre sarebbe molto meglio che, al contrario, le macchine servissero a far circolare i prodotti dell’intelletto.
Basterebbe applicare pochi principi di buon senso, per aiutare l’informazione a essere meno indecente e per non fare da megafono alle peggiori coglionate che diffonde.
Per esempio: non serve pubblicare un articolo su un argomento di cui non si sa nulla. Sicuramente di quella questione staranno parlando già in tanti, magari con competenza. Meglio occuparsi di quel che si conosce, dire cose su cui si è riflettuto e su cui si è esercitato un minimo di senso critico.
Dopodiché capisco che a qualcuno potrebbe interessare evidenziare una questione che capisce essere scottante, ma su cui non sa dire qualcosa di originale. Bene: altrettanto utile che scrivere cose nuove è raccogliere quel che si dice di interessante sull’argomento. Linkare articoli e contributi altrui, magari che sostengano posizioni in contrasto fra loro. E come fa un lettore non esperto a scegliere contributi significativi? Spesso non può. Ma sarebbe già tanto se riuscisse a distinguere quelli meno osceni. Una domandina semplice semplice son capaci di porsela quasi tutti: questo articolo che ho letto, dice cose che hanno senso? Dice quel che promette nel titolo? Mi ha spiegato quel che dice di volermi spiegare o mi ha confuso le idee ancora di più?
[foto da qui]

Annunci

4 thoughts on “Si diventa ciechi e si perde anche la memoria

  1. Ciao, a me sembra che, per quanto mal scritto, il testo si debba interpretare in modo diverso.
    “Ebbene, dai risultati e’ emerso che gli uomini hanno dato un numero significativamente elevato di risposte errate quando hanno visto immagini porno rispetto a quelli che hanno visto immagini non sessuali.” Sembra ci siano stati uomini ai quali sono state sottoposte immagini sessuali, uomini ai quali sono state mostrate immagini solo per così dire innocue: i primi hanno problemi a ricordare, quelle di entrambi i tipi; gli ultimi invece no. Altrimenti non si spiega e non avrebbe senso davvero (cioè non sarebbero dei “ricercatori”; poi bisognerebbe ovviamente verificare se sono accreditati, quali ruoli ricoprono, di quali altre pubblicazioni sono autori e via dicendo). E soprattutto sarebbe il caso di leggere il report della ricerca (io non c’ho molto tempo e voglia :))
    Però insomma, che quella roba ti sbombi, sembra naturale (la roba si trova in internet, o meglio la maggior parte dei fruitori la trova là; certo è altra cosa dal dire che la pornografia su internet interferisce con la memoria”).
    Massimo, buone feste

  2. Ciao Daniele.
    Mah… in effetti poco più su dice “hanno chiesto a 28 uomini, tutti eterosessuali e con una media di 26 anni di eta’, di guardare una serie di immagini al computer. Alcune immagini erano pornografiche e altre no”, che fa pensare che i soggetti erano sottoposti sia all’uno, sia all’altro stimolo.
    Ad ogni modo, la notizia spunta anche sul Sole 24Ore e su Repubblica: e nessuno si accorge del ridicolo di affermazioni come “la tendenza a dimenticare di dormire e a perdere appuntamenti importanti”.
    In questo senso, chi ha problemi alimentari “dimentica” di mangiare e chi ha problemi con l’alcol “dimentica” di astenersi!

  3. Ma sì, son d’accordo con te, è abbastanza ridicolo (anche se non spicca dalla media delle corbellerie nella Repubblica). Comunque, mi hai incuriosito e sono andato a cercarmi il documento della ricerca, trovato su NCBI, qui. O meglio, trovato l’abstract, il testo integrale è scaricabile a pagamento.
    I giornalisti (a-ehm) hanno cercato di tradurre l’abstract, credo. Nella frase “Some individuals report problems during and after Internet sex engagement, such as missing sleep and forgetting appointments, which are associated with negative life consequences”, il verbo “to miss”, deve essere stato tradotto come “dimenticarsi”, e vabbè. 🙂
    COmunque – stando all’abstract – la messa in relazione di pornografia ed internet non viene fatta nei risultati della ricerca, ma in una semplice constatazione iniziale. La rete internet viene citata poi in chiusura dove compare l’internet addiction.
    Quanto al procedimento della ricerca, bisognerebbe credo leggere la versione integrale, ho imparato che gli abstract risultano spesso scritti in un linguaggio approssimativo, divulgativo-promozionale…

  4. Dev’essere andata così, già! E magari il primo ha tradotto, gli altri hanno seguito lui.
    “Forgetting appointments” è diventato “dimenticare gli appuntamenti importanti”, che aggiunge una gradevole nota di coglionaggine. Te lo immagini lì con le occhiaie mentre da qualche parte lo stanno aspettando per un colloquio di lavoro o cose del genere.
    Che la ricerca sia più seria dei resoconti giornalistici è del tutto possibile. Anzi, non ho dubbi.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...